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MICI: numeri in crescita anche tra bambini e adolescenti

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Le MICI (Malattie croniche intestinali) non riguardano solo gli adulti: allarme per i numeri in crescita anche tra bambini e adolescenti

Spesso si pensa che le malattie infiammatorie croniche intestinali (Mici)malattia di Crohn e rettocolite ulcerosa, siano un problema che riguarda solo gli adulti. Non è così. I numeri infatti confermano che le Mici sono una classe di patologie in forte crescita nei bambini e negli adolescenti. Quali sono le cause e i numeri delle Mici in età pediatrica in Italia? Quanti centri dedicati al bambino e all’adulto esistono nel nostro Paese? E come è strutturato il percorso di cure in una ottica di ‘transizione’ dal centro specialistico pediatrico a quello dell’adulto? L’agenzia di stampa Dire (www.dire.it) ha rivolto queste domande al professor Flavio A. Caprioli, Segretario Generale dell’IG-IBD, professore associato all’Università degli Studi di Milano e medico gastroenterologo presso la Fondazione IRCSS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano.

– Spesso erroneamente si pensa che le malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI) siano un problema dell’età adulta e invece interessano anche la popolazione pediatrica. Qual è la loro incidenza e l’età di esordio?

“Le malattie croniche intestinali costituiscono un problema crescente in Italia. L’insorgenza di tali malattie classicamente avviene tra i 20 e i 40 anni d’età per la malattia di Crohn mentre nel caso, ad esempio, della colite ulcerosa il range oscilla tra i 30 e i 50 anni d’età. Un tempo queste patologie erano considerate relativamente rare mentre invece oggi sono in crescita sia per numero di nuovi casi diagnosticati per anno che come numero di casi globali esistenti nel Paese. Oggi i dati più recenti confermano un numero di nuove diagnosi di Mici variabile fra 7000 e 8.000 per anno, per un totale attuale di 250mila pazienti in Italia. Ci si aspetta un raddoppio dei casi totali in Italia nei prossimi anni. Nel 2030 potrebbero essere 500mila a soffrire di malattie croniche intestinali in Italia, a significare come 1 persona su 100 potrà essere affetta da malattia di Crohn o da rettocolite ulcerosa. Ma non è tutto: stiamo assistendo ad una forte crescita delle diagnosi di malattia di Crohn in età pediatrica, e soprattutto nei ragazzi dai 10 ai 18 anni. Questo quadro determina la necessità in Italia e nel mondo industrializzato di avviare dei programmi di ‘transizione’ cioè percorsi di cura che accompagnino il paziente dal centro di cura pediatrico a quello dell’adulto”.

– Quali sono le cause più frequenti che danno vita a queste patologie e quali sono le nuove frontiere di trattamento?

“La malattia di Crohn e la colite ulcerosa hanno una base genetica. Conosciamo più di 180 geni le cui mutazioni sono associate ad un certo aumento di suscettibilità e predisposizione a sviluppare tali patologie. La componente genetica spiega solo il 30% delle diagnosi mentre il restante 70% è legato piuttosto a fattori esterni e di natura ambientale. Attualmente, l’attenzione è particolarmente focalizzata sull’influenza esercitata su giovani e adulti da fattori ambientali, che aumentano la probabilità di sviluppare queste malattie. Si ragiona molto sul ruolo della flora batterica che nei soggetti affetti da Mici è alterata in senso pro-infiammatorio. Il principale indiziato per tale alterazione è la dieta. In particolare ‘l’allontanamento’ dal modello di dieta mediterranea, ma anche il frequente uso di antibiotici e il fumo di sigaretta nei giovani predispone allo sviluppo della malattia di Crohn. E altre ipotesi riguardano gli additivi alimentari, presenti in molti cibi preparati, in grado di modificare lo strato di muco protettivo che riveste l’intestino. Va detto che le malattie croniche intestinali (Mici) sono patologie che hanno visto una rivoluzione delle terapie segnate soprattutto dall’introduzione dei farmaci biotecnologici come gli anticorpi monoclonali. Oggi si può disporre di 3 differenti meccanismi di azione di farmaci biologici e nei prossimi anni arriveranno disponibili sul mercato molte nuove molecole. Tra poco saranno rese disponibili anche nuovi classi di antinfiammatori orali. Il bagaglio terapeutico si sta quindi allargando, e questo potrebbe cambiare il decorso delle malattie infiammatorie intestinali accrescendo così la qualità di vita del paziente”.

– Tornando sul concetto di ‘transizione’ nelle cure, dal centro pediatrico a quello dell’adulto, l’Italia come si posiziona in questo senso?

“Nel nostro Paese disponiamo di un numero limitato di centri di gastroenterologia pediatrica con un alto volume di accessi, che concentrano la massima parte dei piccoli pazienti con malattie infiammatorie croniche intestinali. Fortunatamente, tali centri sono diffusi su tutto il territorio nazionale. Il momento del passaggio, quando cioè il bambino lascia il centro di cure pediatriche per essere preso in carico da nuova equipe medica rivolta all’età adulta, è davvero delicato, come peraltro avviene per altre malattie. Esistono dei programmi strutturati di ‘transizione’ dall’età pediatrica a quella adulta, specialmente in centri di riferimento per le malattie infiammatorie croniche intestinali. Purtroppo questi centri sono numericamente insufficienti rispetto alla domanda di cura. L’intenzione della società scientifica IG-IBD è quella di aumentare la consapevolezza su questa necessità e avviare nuovi programmi nazionali in questo senso. Motivo per cui è stata avviata una intensa collaborazione con la Società Italiana di Gastroenterologia Epatologia e Nutrizione Pediatrica (SIGENP) e l’associazione dei pazienti AMICI Onlus stiamo lavorando a nuovi programmi di awareness per il 2023 che sono stati presentati durante il XIII congresso dell’IG-IBD”.

– Può anticiparci qualcosa su questo progetto che vede coinvolte IG-IBD, Sigenp e AMICI Onlus?

“In realtà è un progetto ancora in costruzione ma la nostra idea è di avviare una campagna di comunicazione rivolta a tutta la popolazione, con il supporto di un noto testimonial che proviene dal mondo dello spettacolo ed uno spot televisivo. E’ necessario aumentare la consapevolezza sia nella popolazione che a livello istituzionale. Idealmente, nella campagna informativa sarà coinvolto il ministero della Salute, e prevediamo una conferenza stampa presso il Senato della Repubblica”.

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