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Farmaci anti-acidi aumentano rischio rinite e asma nei bimbi

La rinite allergica, le allergie ai pollini o la dermatite atopica potrebbero ridurre il rischio di infezione da Covid, specie se associate all'asma

L’impiego di farmaci anti-acidi nei bambini potrebbe associarsi ad un innalzamento del rischio di asma e rinite allergica secondo un nuovo studio

L’impiego di farmaci anti-acidi nei bambini potrebbe associarsi ad un innalzamento del rischio di asma e rinite allergica, stando ai risultati di una rassegna sistematica della letteratura recentemente pubblicata su The Journal of Allergy and Clinical Immunology: In Practice.

Tali risultati, pertanto, suggeriscono un impiego più prudente di questi farmaci in età pediatrica, auspicabilmente delineato con lo sviluppo di linee guida più rigorose.

Razionale e disegno dello studio
Da tempo alcuni studi hanno ipotizzato l’esistenza di un’associazione tra l’impiego materno di farmaci anti-acidi e lo sviluppo successivo di malattie allergiche nella progenie.
Non è ancora stata chiaramente determinata, invece, l’esistenza di una predisposizione del bambino al rischio di asma e di malattia allergica in seguito all’impiego di questi farmaci in età pediatrica.

Di qui l’idea di recensire la letteratura esistente sull’argomento con una rassegna sistematica di letteratura, con annessa metanalisi.

La ricerca bibliografica ha portato ad esaminare cinque studi osservazionali pubblicati in quattro database fino al 4 marzo di questo anni, che includevano 1.160.200 individui con un’età media che andava dalla nascita ai 13 anni.

Risultati principali
Dall’analisi dei dati è emerso, nel complesso, che i pazienti esposti al trattamento con farmaci anti-acidi presentavano un rischio significativamente più elevato di asma (HR = 1,44; IC95%:1,31-1,58) in quattro studi su 5, di dermatite atopica (HR = 1,12; IC95%: 1,1-1,14) in due studi su 5 e di rinite allergica (HR = 1,4; IC95%:1,24-1,58) in due su 5, rispetto ai controlli.

Tuttavia, i ricercatori hanno sottolineato l’esistenza di una significativa eterogeneità degli studi che avevano esaminato l’associazione tra l’assunzione di farmaci anti-acidi da un lato e l’asma e la rinite allergica dall’altro.
Nello specifico, l’impiego di inibitori di pompa protonica è risultato associato a rischi significativamente più elevati di asma (HR = 1,52; IC95%: 1,37-1,68) in tre studi su 5; l’utilizzao, invece, degli agonisti del recettore dell’istamina-2 è risultato associato a rischio elevato di asma (HR = 1,4; IC95%: 1,11-1,78) in due studi su 5.

Quattro studi su hanno rilevato l’esistenza di un rischio significativo di sviluppare l’asma tra i bambini che erano stati esposti ai farmaci anti-acidi solo fino all’età di 6 mesi (HR = 1,5, IC95% :1,34-1,68).
Inoltre, uno studio ha anche documentato un rischio significativo di asma indipendentemente dalla durata cumulativa d’impiego degli inibitori di pompa protonica, con un hazard ratio di 1,52 (IC95%:1,44-1,61) per 30 giorni, 1,51 (IC95%:1,42-1,6) per 31-364 giorni e 1,59 (IC95%:1,25-2,02) per 365 giorni o più di un anno.

Dunque, l’impiego di farmaci anti-acidi in età pediatrica aumenta di oltre il 40% il rischio di sviluppare asma e rinite allergica. Questa associazione è più significativa quanto più precoce è l’esposizione al trattamento, in particolare nei primi 2 anni di vita.

Non è stato riscontrato un rischio significativamente più elevato di allergia alimentare, invece, con l’esposizione ai farmaci anti-acidi (HR = 1,61; IC95%:0,92-2,82) in base a tre studi dei 5 recuperati dall’analisi della letteratura, tranne in uno studio trasversale che era stato escluso dalla meta-analisi (rapporto di prevalenza = 1,7; IC95%: 1,1-2,5).

In uno studio, i neonati a cui erano stati prescritti inibitori della pompa protonica o agonisti del recettore dell’istamina-2 per più di 60 giorni prima dell’età di 6 mesi, presentavano un rischio maggiore di sviluppare un’allergia alimentare rispetto ai neonati che avevano utilizzato fino a 60 giorni gli inibitori della pompa protonica (HR = 1,52; IC95%: 1,32-1,74) o gli agonisti del recettore dell’istamina-2 (HR = 1,32; IC95%: 1,23-1,43).

Dopo aver esaminato i pazienti affetti da malattia da reflusso gastroesofageo, due studi su 5 hanno rilevato che coloro che utilizzavano o non utilizzavano farmaci anti-acidi avevano un rischio maggiore di sviluppare allergie alimentari (HR = 1,64; IC95%: 1,54-1,76).

Riassumendo
Per quanto i risultati ottenuti indichino l’esistenza di una possibile una associazione tra l’impiego di farmaci anti-acidi e lo sviluppo di malattie allergiche, i ricercatori hanno osservato che la qualità complessiva delle prove era piuttosto bassa in ragione della natura osservazionale degli studi considerati e del basso numero di studi in pool analizzati.

Ciò nonostante, gli autori dello studio hanno concluso con l’invito a tener conto di quanto osservato, al fine di prescrivere questi farmaci alla popolazione pediatrica con maggior cautela.

Inoltre, i ricercatori hanno concordato sulla necessità di approfondire il tema con nuovi studi di intervento – trial clinici randomizzati e controllati – per determinare l’esistenza di un nesso causalità nella relazione osservata
“Questi studi  – aggiungono – dovrebbero anche determinare il dosaggio ottimale e la durata dell’uso dei farmaci anti-acidi per ridurre al minimo i rischi di sviluppo di malattie allergiche e massimizzare i benefici del trattamento sintomatico del reflusso acido”.

Bibliografia
Jie Muhammad Danial Song HJ et al. Childhood acid suppressants may increase allergy risk -a systematic review and meta-analysis. J Allergy Clin Immunol Pract. 2022 Oct 15:S2213-2198(22)01045-5. doi: 10.1016/j.jaip.2022.09.042. Epub ahead of print. PMID: 36257597.
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