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Diabete, obesità e malattia renale cronica sono una triade letale

Malattia renale cronica, con o senza diabete di tipo 2: l'SGLT2 inibitore dapagliflozin ha ridotto l'albuminuria, con un maggiore effetto in presenza di diabete

L’indissolubile legame tra obesità, alimentazione e malattia renale cronica è uno dei temi al cuore del 63° Congresso della Società Italiana di Nefrologia

L’indissolubile legame tra obesità, alimentazione e malattia renale cronica è stato uno dei temi al cuore del 63° Congresso della Società Italiana di Nefrologia. Un argomento che attraversa la nefrologia impattando su qualità e aspettativa di vita dei pazienti nefropatici, e che è al tempo stesso causa e conseguenza di una progressiva riduzione della funzionalità renale.

L’obesità  sottolinea Piergiorgio Messa, Presidente della Società Italiana di Nefrologia (SIN), già Direttore di Unità Operativa Complessa di Nefrologia, Dialisi e Trapianto Renale – Policlinico di Milano e Professore Ordinario di Nefrologia all’Università degli Studi di Milano  implica, tra l’altro, un sovraccarico di lavoro per i reni, potendo portare nel tempo a una progressiva riduzione della funzione renale globale. Inoltre, il paziente obeso è più a rischio di sviluppare diabete e ipertensione, tra le prime cause di malattia renale cronica”.

 L’alta incidenza di obesità fra i pazienti con MRC è dovuta al fatto che molti diabetici obesi e/o ipertesi sviluppano una nefropatia. Il diabete è infatti una delle prime cause di MRC, non solo come effetto (MRC diabetica) ma anche perché il paziente diabetico è a maggior rischio di sviluppare patologie cardiovascolari ed infettive che concorrono all’aumentata morbilità renale.

 Fino al 30-40 % dei pazienti diabetici sviluppa malattia renale cronica, con alcune realtà etniche, come quella afroamericana e ispanica negli US, nelle quali questa tendenza è particolarmente elevata, anche perché spesso associata ad obesità, facendo sì che la prevalenza globale della malattia renale cronica possa raggiungere o superare il 50% – continua Messa, Presidente SIN.I dati europei sono al momento moderatamente migliori, con una minore incidenza di MRC nei pazienti diabetici (circa 30-40%) e minore prevalenza di obesità. Questi dati epidemiologici suggeriscono che l’obesità sia un fattore addizionale di rischio per lo sviluppo di MRC. Non è poi da dimenticare che esistono condizioni genetiche, solo in parte definite, che concorrono a predisporre allo sviluppo di nefropatie”.

Nel corso del Congresso ha avuto ampio spazio il confronto sui nuovi biomarcatori della Diabetic Kidney Disease (malattia renale diabetica); allo studio ci sono diversi biomarker diagnostici e prognostici, predittivi del tipo di evoluzione della MRC, che potranno aggiungersi ai marcatori usati ormai di routine, apportando maggiore specificità e predittività degli eventi renali. Più precisa è la diagnosi, più affidabile la previsione prognostica. 

La correlazione obesità – malattia renale cronica è dovuta, ancora, all’effetto di alcuni farmaci che vengono usati nella terapia, come i cortisonici, e alla riduzione di attività fisica dovuta all’aumento di peso, nonché all’emergere di fattori clinici e metabolici che possono sopraggiungere e influire negativamente. 

L‘obesità ha un impatto negativo anche sulla salute dei pazienti che hanno avuto un trapianto di rene. Fra essi, infatti, la percentuale di obesi è piuttosto alta a causa della somministrazione della terapia steroidea, e del recupero dell’appetito, accompagnato dalla volontà di partecipare a occasioni sociali e conviviali, dopo la fase di malattia prolungata. Ma l’obesità incide fortemente sulla sopravvivenza dell’organo trapiantato, mettendo sotto stress l’unico rene, già sotto attacco immunologico continuo.

 La risposta alle malattie renali non può prescindere, dunque, da una sana alimentazione e da stili di vita corretti.

L’IMPORTANZA DEGLI STILI DI VITA, TRA PARADIGMI ALIMENTARI RIVISITATI E UN NUOVO ATTORE IN CAMPO: IL MICROBIOTA. 

Numerosi dati epidemiologici, osservazionali e di intervento, indicano come una dieta che prediliga gli alimenti vegetali, limitando le proteine animali e il sale, si associ a un ridotto rischio di sviluppare la malattia renale cronica e a una più lenta evoluzione di tale patologia, quando già presente. Per combattere l’obesità, la dieta PLADO (Plant-dominant low-protein diet) privilegia i grassi e le proteine vegetali rispetto alle proteine animali, riducendo l’uso dei carboidrati a rapido assorbimento, con la conseguenza di aumentare l’introito di elementi proteici e ridurre l’apporto calorico a rapida utilizzazione. 

Tre le condizioni che preoccupano maggiormente il nefrologo: l’accumulo di fosforo, gli eccessivi apporti di proteine e quelli di potassio (che non viene eliminato correttamente da reni non sufficienti nella loro funzione)”. Lo spiega Gaetano La Manna, Responsabile Scientifico del 63° Congresso della Società Italiana di Nefrologia (SIN), Professore Ordinario e Direttore dell’Unità Operativa di Nefrologia, Dialisi e Trapianto – Policlinico di Sant’Orsola dell’Università di Bologna. Significa che teoricamente – continua La Manna – ne conseguiva, nei nefropatici con riduzione della funzione renale, la necessità di una forte limitazione dell’apporto di proteine animali, ma anche di quelle vegetali. In taluni contesti, in passato, l’eccessivo contenimento di alimenti ad elevato valore nutrizionale ed in particolare di quelli di origine vegetale poneva il rischio di malnutrizione, fino, in qualche caso, a forme di cachessia. Oggi è possibile controllare il potassio e chelare il fosforo (rendendolo meno assorbibile), grazie all’avanzamento della scienza e della dietologia, ma anche a nuove migliori opportunità terapeutiche. Ciò significa una dieta più equilibrata e più generosa verso gli alimenti vegetali, sfruttando maggiormente i vantaggi della dieta mediterranea per un miglior controllo del peso forma e della qualità della vita, e nondimeno migliorando le potenzialità di approccio terapeutico alla progressione della malattia renale cronica”. 

Nella terapia nutrizionale è entrato inoltre un nuovo attore, il microbiota; molte sono le prospettive per comprenderne il ruolo e per tradurlo in decisioni concrete dal punto di vista della fisiopatologia e degli interventi terapeutici, a supporto della terapia nutrizionale, con l’obiettivo di rallentare la progressione della MRC. 

Inoltre, numerose evidenze dimostrano come una regolare attività fisica aerobica si associ a un minor rischio di sviluppare una MRC, rallentandone l’evoluzione, qualora già presente. Nuovi studi presentati nel corso del Congresso SIN evidenziano come lo yoga sia tra le attività da preferire per i pazienti nefropatici poiché in coloro che lo praticano ai benefici dell’attività fisica si associano i benefici derivanti dal modificare gli stili di vita e aumentare così il benessere psicofisico.

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