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Al Mambo di Bologna le opere di Porpora Marcasciano

Porpora Marcasciano

Al Mambo di Bologna fino all’8 gennaio saranno esposte le opere e i disegni di Porpora Marcasciano, storica leader del movimento queer e Lgbtq+

Una storia privata e insieme di una generazione, fatta di rabbia, di sogni e di voglia di cambiare un “mondo chiuso”, lottando per i diritti delle persone Lgbtq+. Porpora Marcasciano, storica attivista e punto di riferimento del movimento queer, da un anno consigliera comunale a Bologna, da oggi è anche un’artista esposta al Mambo-Museo d’arte moderna del capoluogo emiliano. La mostra, visibile fino all’8 gennaio, dal titolo ‘Non sono dove mi cercate‘, racchiude 34 disegni che Marcasciano ha realizzato in gioventù, tra gli anni ’70 e ’80, con uno stacco tra il 1977 e il 1982 in concomitanza con “l’esplosione del movimento” a Bologna e in tutta Italia.

L’OPERA CENSURATA

I disegni, selezionati tra oltre 50, sono inediti. Ma non del tutto. Furono infatti esposti per la prima nel 1982, quando nacque il Cassero, a piano terra di Palazzo d’Accursio. E anche nel 1983 al festival dell’Udi in Montagnola, dove però un disegno fu censurato per l’immagine di una fellatio. Oggi, invece, è presente nella mostra al Mambo.

“LA STORIA DI UNA GENERAZIONE”

“In questi disegni c’è sicuramente la mia storia, ma c’è anche la storia di una generazione- spiega Marcasciano, questa mattina alla presentazione- rappresentano un periodo di grandi rivoluzioni, di insubordinazione e di tanti sogni. Avremmo voluto cambiare il mondo e in questi disegni è rappresentata la trasformazione di un mondo che non ci piaceva più e che ci stava stretto. Sono manifesti politici e culturali, non opere d’arte”.

I DISEGNI

I disegni sono realizzati sia con acquerelli sia con il collage da riviste e giornali sia spargendo il diluente sulla carta, per ottenere un effetto di macchie e sfumature. Composizioni psichedeliche, come le definisce la stessa Porpora, nate agli inizi degli anni ’70 quando entrò in contatto con il gruppo di hippies dello Studio Uno Underground, nel suo paese natale di San Bartolomeo in Galdo, in provincia di Benevento.

LA COLONNA SONORA

Nei disegni “c’è un misto di rabbia, di sogno, di utopia e anche di musica- spiega ancora Marcasciano- la mia colonna sonora erano i Jefferson Airplane, i Doors, David Bowie e Lou Reed”. All’epoca, racconta, “mi divertivo a disegnare, sfogavo e tiravo fuori la mia energia. Questi disegni hanno anche viaggiato con me a Londra, a Parigi, a Milano, a Roma, a Bologna e a Firenze: provavo a venderli in strada, faceva parte dei tempi”.

DISEGNI CONTRO “UN MONDO CHIUSO”

In queste stesse opere, però, “c’è anche tanta rabbia- ribadisce Porpora- perchè vivevo in un paesino del sud dove erano vietate tante cose e non era possibile vivere la mia identità e sessualità liberamente. Sentivo questo mondo chiuso, avverso“. Disegni che “sono attuali- afferma l’artista- ma vanno adattati ai tempi. Guai a fossilizzarsi su una storia, il mondo cambia e credo che la sfida più grossa sia quella di leggere il mondo, non farsi leggere, ed essere situazionisti: capire qual è la cosa giusta al momento giusto”.

OPERE RITROVATE

I disegni sono saltati fuori sistemando la soffitta di casa, dentro una vecchia cartella. Il merito della scoperta è della mamma di Marcasciano, qualche anno prima di morire. Le opere sono così arrivate a Bologna ed è stato il direttore della Cineteca, Gianluca Farinelli, a convincere Porpora a metterle in mostra. “Voleva anche comprarmene uno”, sorride.

L’ALLESTIMENTO DELLA MOSTRA

L’esposizione è curata da Michele Bertolino: oltre ai disegni, al centro della sala sono esposti anche i documenti dell’epoca che raccontano la rivoluzione del movimento lgbtq+. La visione è poi accompagnata da una installazione sonora del collettivo Almare, che mette insieme spezzoni di interviste e interventi pubblici di quegli anni, grazie anche agli archivi di Radio Alice, insieme alle canzoni preferite di Porpora Marcasciano.

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