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Mieloma multiplo: conferme per elotuzumab-pomalidomide-desametasone

Mieloma multiplo, anito-cel

Mieloma multiplo ricaduto/refrattario: da nuovi studi arrivano conferme importanti sull’efficacia della tripletta elotuzumab-pomalidomide-desametasone

La tripletta costituita dall’anticorpo monoclonale elotuzumab in combinazione con l’immunomodulante pomalidomide più desametasone (Elo-Pd) mostra nella pratica clinica quotidiana un’efficacia e una sicurezza comparabili con quelle osservate nel trial registrativo, lo studio ELOQUENT-3. La conferma arriva da un’esperienza ‘real life’ italiana, uno studio multicentrico retrospettivo su oltre 130 pazienti con mieloma multiplo recidivato/refrattario, di cui sono appena stati presentati risultati preliminari al congresso della Società Italiana di Ematologia (SIE), terminato da poco a Roma.

I dati evidenziano, infatti, un tasso di risposta complessivo (ORR) vicino al 60%, un risultato confrontabile con quello ottenuto nello studio registrativo, con un profilo di sicurezza coerente con quello evidenziato in quel trial.

Tripletta rimborsata in Italia dal 2020
La tripletta Elo-Pd è stata approvata dalle agenzie regolatorie statunitense ed europea, e nell’ottobre 2020 ha ottenuto la rimborsabilità dall’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) per il trattamento dei pazienti con mieloma multiplo recidivato/refrattario già sottoposti ad almeno due precedenti linee di terapia, comprendenti lenalidomide e un inibitore del proteasoma, e andati incontro a progressione della malattia durante l’ultima terapia. Il via libera a questa indicazione si basa, appunto, sui risultati positivi dello studio ELOQUENT-3. Il trial, pubblicato nel 2018 sul New England Journal of Medicine, ha dimostrato che in questi pazienti il trattamento con Elo-Pd si associa a un miglioramento sia dell’ORR sia della sopravvivenza libera da progressione (PFS) rispetto al trattamento di controllo, rappresentato dalla sola doppietta pomalidomide-desametasone (Pd).

L’esperienza italiana
I ricercatori hanno finora raccolto i dati di 132 pazienti con mieloma multiplo ricaduto/refrattario, provenienti da 27 centri italiani e che avevano effettuato almeno un ciclo di Elo-Pd come terapia di salvataggio tra gennaio 2021 e aprile 2022. I pazienti, per essere considerati responsivi al trattamento, dovevano raggiungere almeno una risposta parziale.

Obiettivo primario dello studio, che è ancora in corso, è valutare la PFS e l’attività della terapia in termini di ORR, mentre è un obiettivo secondario chiave la valutazione della sopravvivenza globale (OS).

Risposte comparabili con quelle del trial registrativo
All’ultimo aggiornamento della raccolta dati (aprile 2022), i pazienti in cui era valutabile la risposta al trattamento erano 118 e il numero mediano di cicli di Elo-Pd somministrati era pari a 4 (range: 1-17).

In questo gruppo, l’ORR è risultato del 57,6%, con cinque risposte complete (4,2%), 26 risposte parziali molto buone (22%) e 37 risposte parziali (31,4%). «La percentuale di risposta globale è sicuramente soddisfacente e ben si confronta con quella riscontrata nello studio registrativo», ha commentato Gentile.

Inoltre, i pazienti hanno risposto abbastanza rapidamente al trattamento: Il tempo mediano di risposta alla tripletta è risultato di 2 mesi.

Probabilità di risposta maggiori nei pazienti meno pretrattati e con malattia meno avanzata
Gli autori italiani hanno valutato nella loro analisi anche i parametri in grado di predire la risposta alla tripletta Elo-Pd, evidenziando che fattori come una malattia in stadio III secondo l’International Staging System (ISS), aver già effettuato più di due linee di terapia ed essere già stati sottoposti al trapianto autologo sembrano ridurre le probabilità che il paziente risponda al trattamento a base di elotuzumab.

Infatti, l’ORR è risultato significativamente più alto nei pazienti che avevano già eseguito due linee di terapia rispetto a quelli già trattati con tre o più linee (68% contro 43%; P = 0,032), in quelli mai sottoposti al trapianto autologo rispetto a quelli che avevano già effettuato questa procedura (67,8% contro 47,5%; P = 0,025), in quelli con mieloma recidivato all’inizio del trattamento con Elo-Pd rispetto a quelli con malattia refrattaria (65,2% contro 46,9%; P = 0,048) e in quelli con malattia in stadio ISS I o II rispetto a quelli con malattia in stadio III (66,7% contro 66,7% contro 35,3%; P =0,008). «Si tratta, comunque, di dati ancora preliminari che necessitano di essere confermati con un follow up maggiore», ha specificato Gentile.

Precedente esposizione a daratumumab non inficia le probabilità di risposta
Da sottolineare che l’analisi di Gentile e i colleghi ha riguardato anche una percentuale elevata di pazienti già trattati con l’anticorpo anti-CD38 daratumumab, che rappresentavano quasi il 70% (68,9%) del totale.

«Questo dato è molto rilevante e innovativo rispetto allo studio registrativo, perché ormai è difficile, nella pratica clinica quotidiana, incontrare un paziente che in prima o in seconda linea non sia già stato esposto a questo farmaco. Sapere come riesce ad agire la tripletta Elo-Pd nei pazienti già trattati con questo anti-CD38 è, dunque, molto importante», ha rimarcato l’ematologo.

«Fortunatamente, una precedente esposizione a daratumumab ha mostrato di non incidere sull’efficacia di tale combinazione in termini di risposta: i pazienti trattati in precedenza con questo anticorpo monoclonale hanno mostrato le stesse probabilità di rispondere al regime a base di elotuzumab rispetto a quelli mai esposti prima a daratumumab», ha aggiunto Gentile.

Altri parametri che, secondo i dati, non sembrano avere un impatto significativo sulla probabilità di risposta sono risultati l’età, il sesso e la clearance della creatinina.

Profilo di sicurezza in linea con quello noto
Per quanto riguarda la sicurezza della tripletta, gli eventi avversi comuni di grado 3 o 4 sono risultati la neutropenia (34,8%), l’astenia (25,8%), la linfocitopenia (23,5%), l’anemia (14,4%) e le infezioni (18,9%).

«Anche sotto questo profilo, i nostri dati sono risultati abbastanza sovrapponibili a quelli riportati nello studio ELOQUENT-3», ha riferito Gentile. «La tossicità principale riscontrata in questi pazienti è stata quella ematologica, come la neutropenia e l’anemia, condizioni comunque abbastanza gestibili nella pratica clinica quotidiana».

Inoltre, ha aggiunto l’autore, «Per quanto riguarda le reazioni infusionali, di nuovo i dati sono abbastanza in linea con quelli dello studio registrativo: solo un paziente ha presentato una reazione di grado lieve alla prima infusione, che si è risolta durante la stessa giornata e gli ha permesso di completare il trattamento».

Studio ancora in corso
I dati preliminari dello studio multicentrico italiano confermano, dunque, come il regime Elo-Pd, anche quando utilizzato nella ‘real life’, e quindi al di fuori dei trial clinici controllati, permetta di ottenere risultati simili a quelli osservati in tali studi.

L’analisi multicentrica italiana, comunque, prosegue. «In prospettiva, vogliamo cercare di ampliare la casistica il più possibile», ha detto Gentile.

«Ma, soprattutto, vogliamo prolungare il follow up, perché è necessario un tempo di osservazione mediano di tutti i pazienti arruolati di almeno 12 mesi per poter valutare l’efficacia della tripletta Elo-Pd su parametri importanti nella pratica clinica quotidiana, quali la sopravvivenza libera da progressione e la sopravvivenza globale», ha concluso l’autore.

Bibliografia
Gentile M, et al. Elotuzumab, pomalidomide, and dexamethasone (EloPd) as salvage therapy for patients with multiple myeloma: multicenter, retrospective clinical experience with 132 cases outside of controlled clinical trials. Congresso SIE 2022; poster P118.

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