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Cecità improvvisa: in Italia oltre 100 mila casi all’anno

cecità improvvisa

Emorragie, ischemie o ictus possono portare a cecità improvvisa: in Italia si contano 100mila casi all’anno. Parla Umberto Emberti Gialloreti

La disabilità può arrivare in ogni momento della vita. “In Italia per esempio si contano 100mila nuove persone cieche e/o ipovedenti l’anno a causa di emorragie, ischemie o ictus“, racconta alla Dire (www.dire.it) Umberto Emberti Gialloreti, presidente della Consulta Permanente di Roma sui Problemi delle Persone Handicappate e Delegato Uici-Unione Italiana Ciechi e ipovedenti. Ma le cause alla base di un handicap possono essere davvero tante e riguardano un numero elevato di soggetti. Nella penisola sono 3 milioni e 150 mila i disabili (il 5,2% della popolazione, secondo i dati Istat del 2019), cittadini con esigenze peculiari: il nuovo governo dovrà rispondere in termini di servizi e prestazioni.

Le persone con disabilità chiedono stabilità, uniformità nei trattamenti, continuità e qualità del servizio, distribuzione delle risorse e controllo, un piano individuale personalizzato dalla culla alla tomba e un budget di salute nazionale in un contesto di integrazione sociosanitaria. Adesso, invece, abbiamo liste di attesa storiche e disparità nei trattamenti, parti uguali tra diseguali”, aggiunge Gialloreti. Insomma, il tema della disabilità è presente nei programmi dei partiti ma con proposte che a molte associazioni sembrano “discorsi generici”. Eppure la riflessione è sempre la stessa: “Le leggi ci sono, manca la loro applicazione– ricorda il delegato Uic- Si parte dalla prima ministra donna, Franca Falcucci, che nel 1977 ha abolito le scuole differenziali, per arrivare alla legge Basaglia sulla disabilità psichica e la salute mentale. A seguire ricordo la legge 104 del 1992 ‘per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate’, la legge 68 del 1999 sull’assunzione obbligatoria e la 328 del 2000 della ministra Livia Turco per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali. Infine la convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità ratificata dall’Italia nel 2009 e la Legge quadro della disabilità del ministro Erika Stefani in vigore nel dicembre 2021. In Italia siamo pieni di bellissime leggi”.

Al momento però, riferisce Gialloreti, “tutto grava sulla famiglia che si impoverisce quando arriva la disabilità in casa. Per questo motivo fare una legge sul caregiver è un dato importantissimo, perché il caregiver è il sostituto del mancato servizio dello Stato. Se ne parla da 10 anni, esistono tanti progetti di legge ma nulla è stato fatto. Quando si metterà fine a questa storia?”.

E proprio sulla figura del Caregiver punta l’attenzione anche Stefano Giannessi, presidente del Forum ex art. 26: “Bisogna fare una legge seria sul ‘Caregiver’ ma chiamiamolo ‘Familiare Assistente’ così tutti comprendono che è il familiare che assiste ed evitiamo che venga confuso, come successe al governatore del Veneto Luca Zaia, di scambiarlo con l’autista del disabile. L’attuale ddl 1461 in commissione 11 al Senato è vergognoso- afferma Giannessi- ed anche offensivo”.

Oltre la legge sul caregiver, Giannessi chiede alla politica di “ripristinare la ‘Commissione Parlamentare d’inchiesta sul Servizio Sanitario Nazionale’ che dalle elezioni politiche del marzo 2013 non è più stata rinnovata; di fare qualcosa sul ‘Dopo di Noi’, non c’è nulla per tutti coloro che devono essere tenuti per mano con disabilità psichica, mentale e cognitiva; e infine più attenzione ai Centri Diurni, di pubblici nel Lazio si possono contare sulle dita della mano e il tutto va a discapito del disabile in fatto di assistenza e qualità del servizio”. Ed entrando nell’ambito della disabilità psichica si può vedere come stanno cambiando i malesseri che affliggono la società.

“Oggi nella salute mentale non si curano più solo le malattie tradizionali, come la schizofrenia o la demenza, ci sono anche i disturbi del comportamento alimentare, la ludopatia, gli effetti negativi del lockdown (dalla solitudine alla depressione e la mancanza di socialità). Oggi affrontiamo molte più situazioni critiche rispetto a qualche anno fa”, sottolinea Eugenio Ricci, presidente della Consulta di Roma per la salute mentale. “Parlando di sociale, quindi, parliamo di investimenti- sottolinea- ma oggi abbiamo gli stessi finanziamenti di 24 anni fa. Sono esattamente gli stessi importi senza tenere conto dell’inflazione. Inoltre, a Roma la platea di soggetti interessati è cresciuta- spiega Ricci- le persone che afferiscono ai Centri di salute mentale sono tra le 40mila e le 50mila, poi c’è il sommerso. Chiediamo più investimenti, questi attuali non sono più sufficienti”.

Ricci punta il dito anche sul bisogno di risocializzazione e sull’inserimento lavorativo. “Con la legge 68 non abbiamo mai ricevuto nulla, ci siamo sempre avvalsi della collaborazione di cooperative virtuose che lavorano con noi da tantissimi anni e con le quali abbiamo fatto tirocini e altro. Adesso al Comune stiamo risolvendo in maniera forte il problema degli assistenti sociali, più di 140 stanno per essere assunti. Anche per i Centri diurni mancano risorse. In alcuni territori, come nel municipio X (Ostia), mancava il personale dal 60 all’80%”. L’ultima puntualizzazione di Ricci riguarda l’uso della pistola taser: “Quando si fanno i Tso vanno evitate”.

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