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Il sale accorcia la vita: il rischio di mortalità prematura è più alto

Ridurre il sale non è difficile: a tavola più aromi, spezie, aceto e limone aiutano, in maniera graduale, ad abituare il nostro palato a cibi meno salati

Meno sale nella dieta: dal 12 al 18 marzo si svolgerà la Settimana mondiale di sensibilizzazione per la riduzione del consumo alimentare di sale

Le persone che di solito o sempre aggiungono sale durante i pasti potrebbero perdere anni di vita, secondo un’analisi dei dati della UK Biobank

Le persone che di solito o sempre aggiungono sale durante i pasti potrebbero perdere anni di vita, secondo un’analisi dei dati della UK Biobank, riportati sull’”European Heart Journal”.

Il rischio di mortalità prematura – prima dei 75 anni – è risultata maggiore tra coloro che hanno riferito di aggiungere sale al loro cibo più frequentemente (P < 0,001 per tendenza), riporta un gruppo di ricercatori guidati da Hao Ma, della Tulane University School of Public Health and Tropical Medicine di New Orleans.

Inoltre, all’età di 50 anni, le donne e gli uomini che dicevano di aggiungere sempre sale al loro cibo avevano un’aspettativa di vita che era – rispettivamente – di 1,50 e 2,28 anni inferiore rispetto ai loro coetanei che non salavano mai il loro cibo. «Questo è il primo studio che riporta come un’alta frequenza di aggiunta di sale agli alimenti sia correlata a un alto rischio di morte prematura» affermano gli autori.

In relazione ai potenziali meccanismi, i ricercatori osservano che studi precedenti hanno indicato che un’elevata assunzione di sodio può aumentare la pressione arteriosa, aggiungendo che l’aumento dell’assunzione di sale può anche influenzare l’infiammazione e influenzare il rischio di mortalità prematura attraverso altri percorsi.

I risultati «suggeriscono che un comportamento correlato all’assunzione di sodio – l’aggiunta di sale agli alimenti – è correlato alla salute» spiegano. «Poiché il nostro studio è il primo a riportare una tale relazione, sono necessarie ulteriori indagini per confermare i nostri risultati prima di fornire raccomandazioni».

Attuali raccomandazioni aull’assunzionw giornaliera di sodio
L’impatto di vari livelli di sodio o sale nella dieta rimane una questione molto dibattuta, guidata da linee di prova contrastanti. Gran parte del lavoro fino ad oggi ha collegato un maggiore consumo di sodio a esiti peggiori, compresa la documentazione di una relazione lineare diretta tra assunzione di sale e mortalità per tutte le cause.

Un’altra analisi recente, al contrario, ha effettivamente mostrato che un maggiore monitoraggio dell’assunzione di sodio è correlato a una ridotta mortalità e un’aspettativa di vita più lunga.

Peraltro, le società internazionali e le agenzie di sanità pubblica, tra cui l’American Heart Association, la European Society of Cardiology e l’Organizzazione Mondiale della Sanità, raccomandano almeno un certo livello di restrizione dietetica di sodio, generalmente inferiore a circa 5 grammi di sale (o 2,3 grammi di sodio) al giorno.

Ma e colleghi hanno adottato un approccio diverso per esplorare il legame tra l’assunzione di sale nella dieta e i risultati clinici, osservando l’uso di sale aggiunto riferito da parte degli individui durante i pasti, che rappresenta dal 6% al 20% dell’assunzione totale di sale nella dieta occidentale.

«La frequenza di aggiunta di sale agli alimenti riflette la preferenza di gusto del sale a lungo termine di una persona, ed è meno probabile che sia influenzata dalle grandi variazioni quotidiane nell’assunzione di sodio» spiegano.

Analizzati dati dell’UK Biobank
L’analisi ha incluso i dati di 501.379 partecipanti (età media 57 anni; 54% donne) nella UK Biobank che hanno compilato un questionario al basale sulla frequenza di aggiunta di sale agli alimenti (escluso l’uso di sale durante la cottura). Nel complesso, il 55% delle persone ha dichiarato di non aver mai o raramente usato la saliera, il 28% a volte, il 12% di solito e il 5% sempre.

Le concentrazioni di sodio urinario e l’escrezione stimata di sodio nelle 24 ore sono aumentate insieme all’uso più frequente di sale aggiunto, mentre il potassio urinario è andato nella direzione opposta.

Durante un follow-up mediano di 9 anni, 18.474 partecipanti sono morti. C’era una tendenza significativa verso un maggiore rischio di morte prematura quando l’uso di sale aggiunto era più frequente, anche dopo aver tenuto conto di vari fattori confondenti. Per esempio, coloro che hanno sempre usato un’aggiunta di sale avevano il 28% di probabilità in più di morire prima dei 75 anni rispetto a quelli che non lo avevano mai fatto oppure lo avevano fatto raramente (HR 1,28; IC 95% 1,20-1,35).

L’aggiunta più frequente di sale è stata associata a maggiori rischi di cancro, malattie cardiovascolari e mortalità per ictus, ma non alla morte per malattia coronarica. Questo è coerente, sottolineano i ricercatori, con i risultati dello studio “Salt Substitute and Stroke Study (SSaSS)”, che ha dimostrato come l’uso di un sostituto del sale abbia ridotto le morti per ictus ma non per malattia coronarica.

La relazione complessiva tra sale aggiunto e mortalità prematura è stata modificata dall’assunzione di frutta e verdura (P = 0,02 per l’interazione), tale da essere significativa solo tra gli individui con una bassa assunzione di tali alimenti. Inoltre, le analisi per sottogruppi hanno suggerito che questa associazione era attenuata nelle persone con obesità o  alti livelli urinari di potassio.

Alcuni suggerimenti utili e praticabili
Un «consiglio molto concreto» che può essere derivato è che «non si dovrebbe aggiungere sale al cibo» osserva – in un editoriale di accompagnamento – Annika Rosengren, del Sahlgrenska University Hospital, Università di Göteborg, Svezia. Aggiunge, tuttavia, che la domanda più grande sul sale o sul sodio nella dieta – ovvero la quantità ottimale da consumare su base giornaliera – è difficile e complessa perché tale quantità probabilmente varia da individuo a individuo.

Il consiglio generale delle società professionali e degli organismi di sanità pubblica di consumare meno di circa 1 cucchiaino di sale (circa 2,3 grammi di sodio) al giorno non è ottimale, sostiene Rosengren, perché la maggior parte delle persone assume circa il doppio di quella quantità e scendere al livello raccomandato sarebbe difficile e potenzialmente dannoso per alcune persone. Fare un cambiamento così grande non è sufficientemente supportato da prove randomizzate, aggiunge.

Consigliare alle persone di smettere di aggiungere sale al loro cibo, tuttavia, è più semplice e più fattibile e probabilmente ridurrebbe la quantità di sodio consumata a livello di popolazione senza causare danni, prosegue Rosengren, osservando che la maggior parte del sale ingerito dagli individui proviene da alimenti prodotti dall’industria e non dall’uso della saliera in tavola.

«Tagliare la parte eccedente della quantità discrezionale di sale ggiunto probabilmente manterrebbe bassa la pressione arteriosa e si tradurrebbe in un minor numero di persone con malattie cardiovascolari, ma probabilmente non comporterebbe che le persone mangino troppo poco sale».

Nel suo editoriale, Rosengren suggerisce altre misure dietetiche che le persone possono adottare per migliorare la propria salute, affermando che «per controbilanciare gli effetti potenzialmente dannosi del sale, e per molte altre ragioni, una dieta ricca di frutta e verdura dovrebbe essere una priorità a livello individuale, così come per la popolazione».

A livello individuale, l’intervallo ottimale per il consumo di sale rimane poco chiaro, anche se «a livello di popolazione, non c’è motivo di essere compiacenti sull’assunzione di sale» scrive Rosengren. «Esiste un legame ben consolidato tra il consumo di sale e i livelli di pressione arteriosa della popolazione. La consapevolezza pubblica sul sale deve essere aumentata, ma forse non sotto forma di consigli sui livelli target che è improbabile che vengano raggiunti e che sono potenzialmente dannosi in alcuni»

Bibliografia:
Ma H, Xue Q, Wang X, et al. Adding salt to foods and hazard of premature mortality. Eur Heart J. 2022 Jul 10. doi: 10.1093/eurheartj/ehac208. [Epub ahead of print] Link

Rosengren A. Salt: the sweet spot? Eur Heart J. 2022 Jul 10. doi: 10.1093/eurheartj/ehac336. [Epub ahead of print] Link

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