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I cileni bocciano la nuova Costituzione, verso un rimpasto di governo

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La bozza della nuova Costituzione ritenuta una delle più progressiste e innovative al mondo, è stata bocciata dal 62% dei cileni: Boric prepara un rimpasto di governo

Un nuovo processo costituente da intraprendere con il Congresso e la società civile e di cui discutere già domani con i vertici dello Stato e poi “cambi nella squadra di governo” per “poter affrontare questa nuova fase con rinnovato brio”. Sono questi i due elementi cardine della strategia immaginata dal presidente del Cile, Gabriel Boric, alla luce del rifiuto del popolo cileno di una bozza di nuova Costituzione, emerso con chiarezza dai risultati del referendum a riguardo che si è tenuto ieri.

LA BOZZA BOCCIATA DAL 62% DEI CILENI

Il testo della nuova carta, stando ai dati del Servicio Electoral de Chile (Servel) con il 99 per cento dei voti scrutinati, è stato respinto da quasi il 62 per cento dei votanti. Solo poco più del 31 per cento degli aventi diritto ha invece approvato la bozza, ritenuta una delle più progressiste e innovative al mondo da diversi analisti.

Il voto era obbligatorio. Molto alta quindi l’affluenza, che stando a dati parziali si attesterebbe intorno al 75 per cento degli aventi diritto, circa dieci milioni di persone.

“IL POPOLO CILENO HA PARLATO FORTE E CHIARO”

In un discorso tenuto dopo la pubblicazione dei risultati, Boric, in carica dallo scorso marzo, principale sostenitore dell’approvazione della nuova carta, ha riconosciuto che il popolo cileno “ha parlato forte e chiaro” e ha affermato che la democrazia del Paese sudamericano “è uscita rafforzata dal voto”. Il capo dello Stato, che a 36 anni è il più giovane della storia del Cile, si è detto pronto a “costruire, insieme al Congresso e alla società civile, un nuovo itinerario costitutivo che ci dia un testo che riesca a interpretare una grande maggioranza di cittadini facendo frutto” di quanto appreso con il voto. Secondo il quotidiano El Mercurio, Boric ha convocato già per domani un incontro con il leader delle due Camere e con i vertici dello Stato per “avanzare il più rapidamente possibile nell’instaurazione di un nuovo processo costituente”.

PROBABILE USCITA DI SCENA PER LA MINISTRA DELL’INTERNO SICHES

Il capo dello Stato ha quindi annunciato una prossima serie di avvicendamenti nell’esecutivo. Fra i ministri che rischiano di più di essere sostituiti, secondo la stampa cilena, la titolare degli Interni Izkia Siches.
Il referendum è l’ultimo passaggio di un processo cominciato sul finire del 2019 con una mobilitazione sociale che aveva fra le sue principali istanze anche la richiesta di una cambio della Costituzione vigente, redatta durante il governo del generale Augusto Pinochet.

UN ANNO DI LAVORO DOPO IL REFERENDUM DEL 2020

Il testo della carta, spiega la Dire (www.dire.it), è stato il frutto di circa un anno di lavoro di una convenzione scelta con un referendum che si è tenuto nell’ottobre 2020. La bozza della Costituzione conteneva elementi innovativi in fatto riconoscimento dei popoli nativi – il Cile veniva definito per la prima volta uno Stato “plurinazionale e interculturale” -, uguaglianza di genere e conservazione dell’ambiente.

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