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Tumori del sangue e Covid: plasma dei convalescenti efficace

Covid: lo studio TSUNAMI  di ISS e Aifa non ha evidenziato un beneficio del plasma convalescente in termini di riduzione del rischio di peggioramento respiratorio o morte

Il trattamento con plasma ottenuto da pazienti convalescenti e/o vaccinati può aiutare i pazienti con tumori del sangue contagiati da una forma grave di Covid

In pazienti che sviluppano una COVID-19 grave e hanno una sottostante patologia oncologica oppure oncoematologica, il trattamento con plasma ottenuto da pazienti convalescenti e/o vaccinati può migliori significativamente gli outcome.

Lo dimostra l’analisi dei risultati di uno studio multicentrico presentato al meeting annuale della European Hematology Association (EHA), svoltosi recentemente a Vienna.

«Il plasma proveniente da individui convalescenti o vaccinati produce un miglioramento più rapido nei pazienti affetti da tumori ematologici o solidi con COVID-19 grave e prolunga la sopravvivenza globale», ha detto Maike Janssen, del Dipartimento di medicina interna dell’Università di Heidelberg, presentando i risultati.

Sebbene, in generale, i pazienti affetti da COVID-19 non sembrino trarre beneficio dal trattamento con plasma ottenuto da soggetti convalescenti, alcuni dati sembrano indicare come i pazienti che non sono in grado di sviluppare una forte risposta immunitaria al SARS-CoV-2, possano, invece, ottenere un vantaggio con questa terapia.

Lo studio
Nello studio presentato all’EHA, la Janssen e gli altri autori hanno arruolato 134 pazienti con COVID-19 confermata, e con una saturazione di ossigeno pari o inferiore al 94%. I partecipanti sono stati assegnati in modo casuale al trattamento con le terapie standard (66) oppure con plasma ottenuto da soggetti convalescenti o vaccinati contro il SARS-CoV-2 (68 pazienti). I pazienti sono stati suddivisi in quattro gruppi. Il primo gruppo comprendeva pazienti con una neoplasia ematologica o che erano stati sottoposti a una terapia oncologica attiva per un qualsiasi tumore negli ultimi 24 mesi, il secondo gruppo includeva pazienti immunosoppressi in forma cronica, il terzo gruppo era composto da pazienti di età compresa tra 50 e 75 anni con linfopenia e/o livelli elevati di D-dimero, e, infine, l’ultimo gruppo comprendeva pazienti con età superiore a 75 anni.

Il plasma di soggetti convalescenti dalla COVID-19 o vaccinati contro il SARS-CoV-2 è stato somministrato in due sacche, ciascuna contenente da 238 a 337 ml di plasma, proveniente da donatori diversi nei giorni 1 e 2. Il plasma utilizzato proveniva esclusivamente da donatori che presentavano alti livelli di attività neutralizzante (titoli superiori a 1:80).

L’endpoint primario dello studio era il tempo necessario a raggiungere un miglioramento di 2 punti su una scala di 7 punti o le dimissioni dall’ospedale. L’endpoint secondario era il miglioramento della OS.

Miglioramento più rapido nei pazienti oncologici trattati con plasma
Nel complesso, nei pazienti trattati con plasma si è registrato un tempo più breve per raggiungere il miglioramento previsto, con una mediana di 12,5 giorni, contro 18 giorni, anche se la differenza non è risultata statisticamente significativa (P = 0,29).

Tuttavia, nel sottogruppo costituito da pazienti con neoplasie ematologiche o solide (56), il tempo di raggiungimento dei due punti di miglioramento è risultato significativamente più breve: 13 giorni contro 31 giorni (Hazard Ratio [HR] 2,5; P = 0,003).

Analogamente, la terapia con plasma non ha migliorato in modo significativo l’OS nella popolazione complessiva dello studio. Infatti, in un periodo di 80 giorni sono stati registrati 12 decessi nel gruppo trattato con plasma, contro 15 nel gruppo di controllo (P = 0,80). Anche in questo caso, tuttavia, i pazienti oncologici e oncoematologici trattati con la terapia a base di plasma hanno ottenuto un’OS significativamente superiore (HR 0,28; P = 0,042).

Infine, non sono state osservate differenze significative riguardo al tempo necessario al raggiungimento del miglioramento stabilito o all’OS negli altri tre sottogruppi analizzati. «Abbiamo scoperto che il plasma non migliora gli outcome dei pazienti immunocompetenti, anche in presenza di altri fattori di rischio e/o in età avanzata», ha dichiarato la Janssen.

La sperimentatrice ha sottolineato, inoltre, che l’arruolamento nello studio si è concluso prima che iniziasse l’impennata di contagi dovuta alla variante Omicron, ma ha detto di ritenere che i pazienti con tumori ematologici potrebbero trarre beneficio anche dal plasma di pazienti guariti dall’infezione con la variante Omicron.

«Abbiamo trattato alcuni singoli casi utilizzando plasma di pazienti infettati da Omicron che erano stati vaccinati o con infezione in corso e persino in questi casi abbiamo riscontrato dei benefici», ha precisato la Janssen.

Bibliografia
M. Janssen, et al. Clearance of persistent SARS-COV2 infection with antibody containing plasma in leukemia and lymphoma patients. EHA 2022; abstract PB2270. Link

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