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Crisi di governo: Draghi al Senato chiede un nuovo patto ai partiti

mario draghi

Draghi in Senato sferza i partiti: “No a fiducia di facciata. Siete pronti a ricostruire il patto di maggioranza?”. Le comunicazioni a Palazzo Madama dopo le dimissioni respinte da Mattarella

È il giorno di Mario Draghi in Senato. Il premier, su indicazione del presidente della Repubblica Sergio Mattarella che giovedì scorso ha respinto le sue dimissioni arrivate dopo lo strappo del Movimento 5 Stelle sul dl Aiuti, ha fatto le sue comunicazioni all’aula di Palazzo Madama. Seguiranno la discussione generale con i gruppi parlamentari e le repliche. Nel pomeriggio, il voto di fiducia che potrebbe decidere le sorti dell’esecutivo: Draghi potrebbe confermare le dimissioni o decidere di restare alla guida dell’esecutivo, in caso di maggioranza ricompattata.

Il presidente del Consiglio ha parlato al Senato alle 9.30. È quanto ha stabilito la conferenza dei Capigruppo di Palazzo Madama. La Capigruppo prevede l’inizio della seduta alle 9.30 con sospensione alle 10.30. Per poi riprendere con la discussione generale alle 11 fino alle repliche, alle 16.30. La chiama per la fiducia è fissata alle 18.30 con termine della votazione alle 19.30. Il voto alla Camera dei deputati slitta, quindi, a giovedì.

Niente rimpasto

Il pacchetto è chiuso, non ci sarà nessun rimpasto di Governo. Sembra dire questo l’istantanea del discorso di Draghi al Senato, scatto che non lascia nulla al caso. Il primo messaggio, spiega la Dire (www.dire.it), è al Movimento 5 Stelle, con Luigi Di Maio saldo alla destra del presidente del Consiglio e l’altro possibile ‘scissionista’, Federico D’Incà, nella fila sottostante. Si andrà avanti con loro e con chi vorrà seguirli. Alla destra il ministro Lorenzo Guerini, corifeo della linea atlantista dell’esecutivo e dell’intenzione di continuare nel sostegno all’Ucraina.

Vicina a Draghi anche Mariastella Gelmini, collante del governo dalla parte del centrodestra, particolarmente apprezzata per aver evitato il consolidamento dell’asse FI-Lega verso le elezioni. Sembra un messaggio a Salvini, che riceve anche un altro dispiacere fotografico dalla presenza di Luciana Lamorgese al fianco di Di Maio. Il ministro dell’Economia Daniele Franco, che di solito affianca Draghi, cede il posto alla ministra dell’Interno finita nel mirino di Salvini, che a più riprese ne ha chiesto l’avvicendamento.

Vicini ci sono Dario Franceschini e Andrea Orlando, a conferma del convinto sostegno del Pd. Il pilastro resta il sottosegretario di Stato Roberto Garofoli, factotum di Draghi e protagonista di varie trattative delicate come quelle con le parti sociali. Messaggio complessivo: il Draghi bis è il Draghi alfa. Prendere o lasciare.

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