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Fibrosi cistica: per il rischio recidive la nuova misura LCI

Fibrosi cistica: secondo nuovi studi la terapia tripla elexacaftor/tezacaftor/ivacaftor potrebbe alleviare anche la sintomatologia sinonasale

Fibrosi cistica: LCI è una misura non invasiva della funzione polmonare e, stando ai risultati di uno studio italiano, può prevedere il rischio recidive

E’ nota con l’acronimo LCI (lung clearance index), è una misura non invasiva della funzione polmonare e, stando ai risultati di uno studio italiano pubblicato su BMC Pulmonary Medicine, potrebbe essere utilizzata per identificare bambini e adolescenti con fibrosi cistica (FC) che sono a rischio più elevato di riacutizzazione polmonare.

Nello specifico, il lavoro ha coinvolto pazienti con FEV1 nella norma o leggermente ridotto, pazienti nei quali, dunque, pur essendo la spirometria sostanzialmente normale, potrebbe essere utile differenziarli in base agli esiti possibili con una misura più efficace.

I risultati si aggiungono anche a studi precedenti che evidenziano l’utilità clinica di LCI nel monitoraggio della progressione della malattia polmonare nelle persone con FC e nell’identificazione di quelli a rischio di peggioramento della funzione polmonare.

Razionale e obiettivi dello studio
“LCI – ricordano i ricercatori nell’introduzione allo studio – è il principale derivato del test di washout in respiro multiplo (MBW) e nel corso degli ultimi anni è cresciuta l’attenzione verso questo indice come misura di outcome promettente nella FC, in modo complementare alla spirometria classica”.

Molto sommariamente, si calcola questo indice facendo inalare ad un paziente un “gas tracciante” e monitorando il tempo necessario alla sua eliminazione dai polmoni.
Valori di LCI più elevati sono tipicamente associati a cambiamenti strutturali a livello polmonare, indicativi di una peggiore funzione polmonare.

La misura in questione è oggi universalmente accettata come un marcatore precoce della malattia polmonare ascrivibile a  FC, specialmente nei bambini con spirometria normale , suggestiva di  una funzione polmonare nella norma.

Fino ad oggi, tuttavia,  non era chiaro se LCI potesse essere utilizzato per identificare sottogruppi di pazienti pediatrici con FC con malattia polmonare più grave, che possono beneficiare di terapie più intensive o mirate.

E’ su questi presupposti che è stato implementato il nuovo studio, che ha cercato di classificare bambini e adolescenti con FC in diversi cluster o gruppi sulla base dei dati generati da una prima valutazione al test MBW, includendo LCI.

Non solo: l’obiettivo degli autori dello studio è stato anche quello di valutare se questi cluster basati su LCI rappresentassero pazienti con diversi rischi di riacutizzazione polmonare o episodi di un improvviso peggioramento dei sintomi respiratori nell’arco di quattro anni. E’ noto, infatti, che quando questi episodi si verificano troppo spesso o non vengono trattati, i pazienti potrebbero essere a rischio di danni polmonari permanenti.

Disegno dello studio e risultati principali
Lo studio ha coinvolto 125 bambini e adolescenti con FC stabile al momento di una prima valutazione MBW presso il centro per la fibrosi cistica di riferimento e che erano stati sottoposti ad almeno un’altra valutazione MBW nel quadriennio di osservazione previsto dal protocollo – tra ottobre 2014 e settembre 2019.

Questi pazienti (64 ragazzi e 61 ragazze) avevano un’età media di 11,4 anni (range, 5,5-16,8 anni) e erano stati sottoposti a 313 test MBW durante il periodo di studio. La maggior parte di questi (91,2%) era andata incontro almeno ad un episodio di riacutizzazione di malattia nel corso dei quattro anni di follow-up. Il numero medio di recidive è risultato pari a 2,3.

I risultati  del lavoro hanno evidenziato l’esistenza di due distinti gruppi di pazienti, tutti della stessa età e stato nutrizionale, e ripartiti quasi equamente in base al sesso di appartenenza, che differivano, tuttavia, per diverse caratteristiche cliniche.

Il cluster 1 comprendeva bambini e adolescenti con FC più grave. Rispetto al cluster 2, i pazienti del cluster 1 erano l’unico gruppo a presentare insufficienza pancreatica ed erano più spesso infettati da Pseudomonas aeruginosa (85,4% vs 52,6%) – due predittori noti di malattia più grave.

Questi bambini avevano valori di LCI significativamente più alti – che erano anche più spesso al di sopra del limite superiore di normalità (92,3% contro 42,6%) – e valori FEV1 significativamente più bassi.

Ciò detto, tuttavia, il 90,5% dei bambini nel cluster 1 e tutti quelli nel cluster 2 avevano valori di FEV1 all’interno del range di normalità o solo leggermente inferiori al normale.

“Sebbene il valore di FEV1 fosse statisticamente differente tra i due cluster, i livelli di questo parametro spirometrico rimanevano sempre al di sopra del 90% previsto “, hanno sottolineato i ricercatori. “Questo rafforza l’idea di una sua scarsa sensibilità nel discriminare la salute polmonare nei pazienti con FC durante l’infanzia e l’adolescenza, come già riportato” in studi precedenti.

Nell’anno precedente al primo test MBW effettuato,  i pazienti del cluster 1 avevano anche un numero mediano significativamente più elevato di riacutizzazioni (tre contro nessuna) e solo i bambini e gli adolescenti di questo cluster erano stati ricoverati in ospedale quell’anno.

Questi dati suggeriscono che i pazienti pediatrici con FC nel cluster 1, caratterizzati da valori di LCI significativamente più elevati, si connotano per un innalzamento del rischio di malattie polmonari peggiori e che questi pazienti potrebbero aver bisogno di interventi personalizzati e intensivi.

In linea con le osservazioni precedenti, i pazienti del cluster 2 hanno impiegato più tempo di quelli del cluster 1 per sperimentare un primo episodio di esacerbazione polmonare (1,19 vs 0,3 anni), un dato indicativo di un rischio inferiore del 55% di recidive polmonari in questo gruppo.

Riassumendo
Nel complesso, i risultati evidenziano che “LCI è utile nella pratica clinica per caratterizzare distinti [cluster] di bambini e adolescenti con FEV1 lieve/nella norma” e che l’appartenenza ad “un [cluster] meno grave si traduce in un minor rischio di recidiva di riacutizzazione polmonare”, scrivono i ricercatori nelle conclusioni del lavoro.

I risultati dello studio, aggiungono “suffragano anche i dati della letteratura disponibile sull’argomento nel confermare l’utilità clinica di [MBW] per monitorare le malattie polmonari durante l’infanzia e l’adolescenza nella FC”.

Bibliografia
Gambazza S et al. Lung clearance index to characterize clinical phenotypes of children and adolescents with cystic fibrosis. BMC Pulm Med 22,122 (2022). https://doi.org/10.1186/s12890-022-01903-5 Leggi

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