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Asma e BPCO: l’inquinamento incide sulle riacutizzazioni

Coronavirus e inquinamento, c'è un legame: potrebbe aumentare il rischio di morte secondo Maria Neira, dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS)

Uno studio ha individuato una relazione tra riacutizzazioni di asma e BPCO con i livelli giornalieri di inquinamento ambientale

Il biossido di azoto (NO2) non solo è l’agente inquinante atmosferico associato a rischi maggiori di ospedalizzazione a causa di riacutizzazioni di asma e di BPCO nell’area metropolitana di Berlino, in Germania, ma i livelli riscontrati causa di conseguenze respiratorie sono ben inferiori alle soglie di attenzione fissate a livello comunitario (Ue).

Queste le conclusioni principali di uno studio tedesco recentemente pubblicato su Respiratory Research che, senza ombra di dubbio, accenderanno nuovamente i riflettori sulle conseguenze per la salute derivanti dall’inquinamento dell’aria nelle grandi città.

I presupposti e gli obiettivi dello studio
L’associazione tra i livelli di inquinamento atmosferico e lo sviluppo o l’ingravescenza di malattie respiratorie non è certamente nuovo. A tal proposito, basta ricordare i dati provenienti da numerosi studi che hanno documentato l’esistenza di un’associazione tra l’esposizione a breve termine al particolato atmosferico (PM2,5), l’anidride solforosa (SO2), il diossido di azoto (NO2) e alcuni endpoint legati alla morbi- mortalità associate alla BPCO, come pure quelli provenienti da altri studi sugli eventi avversi legati all’esposizione a breve termine all’ozono atmosferico (O3) sulla salute respiratoria.

Le evidenze attualmente disponibili, ricordano i ricercatori nell’introduzione allo studio, suggeriscono come anche la residenza in ambienti a ridotto inquinamento atmosferico è possibile osservate un innalzamento del rischio di riduzione della funzione respiratoria e del rischio di asma.

Le stime sul rischio relativo associato all’inquinamento ambientale sono, tuttavia, molto variabili dato che poggiano su diverse unità di misurazione dell’incremento dell’inquinamento e su diversi gruppi target di popolazione.

Le linee guida sulla qualità dell’aria dell’OMS suggeriscono che il rischio relativo legato a diversi endpoint legati alla salute respiratoria, associati a NO2, porta ad un incremento, compreso tra l’1,4% e il 3,3% di andare incontro ad ospedalizzazione all’aumento giornaliero di soli 10 µg/m3 di questo agente inquinante ambientale.

In Germania, una delle principali fonti di emissioni di inquinanti atmosferici è rappresentata dal settore dei trasporti. Nonostante alcune politiche correttive intraprese negli ultimi anni per contenere il problema nella città di Berlino, ancora oggi le concentrazioni di NO2 e di PM10 superano i limiti in alcune aree metropolitane della città tedesca, ponendo problemi in termini di salute.

“Mentre gli standard europei sulla qualità dell’aria si applicano per la NO2 – notano i ricercatori – i valori dei limiti di emissione per gli autoveicoli sono specificati come emissione di Nox (somma di NO e NO2) e le stime sulla frazione di Nox rappresentata da NO2 variano in un range compreso tra il 15% e il 25%. Molta parte della NO2 misurata nelle aree urbane è legata alla produzione secondaria di questo inquinante mediante reazione di NO con l’ozono, un processo reversibile che genera, simultaneamente, NO2 e rimuove O3. La natura reversibile di questo processo spesso porta a concentrazioni molto elevate di ozono in condizioni di bassi livelli di Nox nelle aree urbane, a suggerire la stretta correlazione esistente tra le concentrazioni di NO2 e di O3”.

La limitata disponibilità di studi sulla relazione tra inquinamento atmosferico e la salute respiratoria ha sollecitato la messa a punto del nuovo studio, che si è proposto di verificare se le fluttuazioni dei livelli giornalieri di inquinamento atmosferico osservate nell’area metropolitana di Berlino (NO2, O3, PM10 e PM2,5) fossero associate alle ospedalizzazioni per BPCO e per asma e, in caso affermativo, di quantificare il fenomeno mediante curve “concentrazione-risposta”.

Disegno dello studio e risultati principali
I ricercatori hanno condotto un’analisi retrospettiva dei dati del decennio 2005-2015 relativi alle ospedalizzazioni per riacutizzazioni di asma e BPCO nell’area metropolitana berlinese, collegandoli temporalmente ai dati giornalieri di inquinamento ambientale registrati in quell’area nel decennio (corretti, ovviamente, per alcuni fattori concomitanti quali il tempo atmosferico.

Dai risultati è emerso che, considerando i pazienti ricoverati in un dato giorno per asma e i livelli di esposizione nello stesso giorno a NO2, il rischio relativo (RR) di ospedalizzazione era pari a 1,101 per 10 mcg/m3 di incremento di NO2 (IC95%= 1,013-1,195).

Nei pazienti ricoverati in un dato giorno per BPCO, invece, il rischio relativo di ospedalizzazione era pari a 1,123 per 10 mcg/m3 di incremento di NO2 (IC95%= 1,081-1,168).
L’esposizione a O3, al PM2,5 e al PM10 non è risultata associata ad un incremento dell’ospedalizzazione per asma o BPCO.

Limiti e implicazioni dello studio
Nel commentare i risultati, i ricercatori hanno ammesso alcuni limiti metodologici intrinseci del loro lavoro. In primo luogo, non erano state effettuate misurazioni sull’esposizione individuale agli agenti inquinanti in questione e sulla esposizione a questi agenti negli ambienti chiusi.

In secondo luogo, la sola considerazione dei pazienti ospedalizzati per asma e BPCO potrebbe avere sottostimato l’effetto degli agenti inquinanti sugli outcome respiratori.

Ciò premesso lo studio ha dimostrato che NO2 è l’agente inquinante con i valori di RR più elevati di ospedalizzazione per asma e BPCO nella metropoli tedesca.

“NO2 – aggiungono i ricercatori – contribuisce all’incremento della morbilità in misura significativamente maggiore rispetto al PM; inoltre, l’incremento di O3 tipicamente associato con episodi di basse concentrazioni nell’atmosfera di NO2 non compensa i banefici derivanti dalle basse concentrazioni di NO2”.

“Da ultimo – concludono – le analisi qui presentate si basano su misurazioni urbane di background di NO2, che sono molto più basse dei valori di allarme per questo inquinante, fissati a livello comunitario (…). Tener presente questo aspetto è importante, dato che alcune proiezioni mostrano come NO2 rappresenterà il principale agente inquinante atmosferico associato all’aumento delle ospedalizzazioni negli anni a venire”.

Bibliografia
Hoffmann C, Maglakelidze M, von Schneidemesser E, Witt C, Hoffmann P, Butler T.  Asthma and COPD exacerbation in relation to outdoor air pollution in the metropolitan area of Berlin, Germany. Resp Res. 2022;23(1):64. doi:10.1186/s12931-022-01983-1
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