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Effetto Benjamin Franklin: perché facciamo favori a chi non ci piace?

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Gli psicologi spiegano in cosa consiste l’effetto Benjamin Franklin. È una tattica vincente? Perché facciamo un favore a qualcuno che non ci piace?

In cosa consiste l’effetto Benjamin Franklin? È una tattica vincente? Perché facciamo un favore a qualcuno che non ci piace? E perché questa persona ci piace di più dopo avergli fatto un favore? Come si spiega questa dicotomia tra le nostre emozioni e il desiderio di compiacere? Può avere effetti negativi?

Gli esperti di Guidapsicologi.it ci illustrano come applicare l’effetto Benjamin Franklin nella nostra vita di tutti i giorni, tanto professionale come personale, e ci danno alcuni consigli per farne un uso corretto e vantaggioso.

Che cos’è l’effetto Benjamin Franklin?

L’effetto Benjamin Franklin arriva a sostenere che la percezione che abbiamo di una persona viene influenzata quando la aiutiamo o le facciamo un favore. In altre parole, la nostra logica abituale ci porta a pensare che quando facciamo un favore a qualcuno è perché ci piace o suscita simpatia, tuttavia l’effetto Franklin ci dice che la relazione è inversa: perché gli abbiamo fatto un favore, allora ci piace.

L’origine di questa teoria risale a un avvenimento riguardante il celeberrimo politico, inventore e scienziato Benjamin Franklin, una delle figure più importanti del XVIII secolo, che ebbe un ruolo fondamentale nella fondazione degli Stati Uniti. Franklin era preoccupato a causa di un suo acerrimo oppositore all’interno dell’Assemblea Legislativa. Deciso a porre fine alla questione, chiese al suo nemico di fargli un favore, più precisamente gli domandò in prestito un testo rarissimo che apparteneva alla sua biblioteca. L’uomo, di cultura elevata, si sentì lusingato e sorpreso al tempo stesso, e accettò di buon grado. Questo episodio fu l’inizio di un avvicinamento e la base di una lunga amicizia.

Dissonanza cognitiva. Perché facciamo un favore a qualcuno che non ci piace?

È una tattica molto interessante da conoscere, perché può diventare uno strumento per migliorare le nostre abilità sociali. Se capisci che chiedere favori è un modo per piacere di più, si tratta semplicemente di iniziare a chiedere, sempre facendo attenzione a non abusare che poi l’altra persona potrebbe pensare che te ne stai approfittando e sortirebbe l’effetto opposto. Questo effetto è strettamente correlato alla dissonanza cognitiva. La dissonanza cognitiva è un conflitto interno che si verifica quando abbiamo pensieri contrari o quando c’è un’incoerenza tra il nostro modo di pensare, sentire e agire. Per fare un esempio quotidiano, succede molto spesso con le idee politiche: possiamo pensare che un certo partito politico non ci piaccia, perché non condividiamo gli stessi valori e ideali, quindi presumiamo che non ci piaceranno neanche le persone che votano per quel partito. Tuttavia, può capitare che incontriamo qualcuno che ammiriamo, rispettiamo o addirittura ci innamoriamo e poi scopriamo improvvisamente che vota un partito che non ci piace per niente.

Qui c’è un conflitto interno, c’è una contraddizione, mi può piacere qualcuno che ha dei valori così diversi dai miei? La mente cerca modi per risolvere il conflitto perché è una sensazione molto spiacevole ed estenuante. In questo caso può cercare giustificazioni per spiegare la situazione, può smettere di piacerle tal persona, può cominciare a pensare che forse quel partito politico non è poi così male, può pensare che quella persona sia un’eccezione… In ogni caso, cerca un modo per sentirti di nuovo in sintonia.

Come si spiega questa dicotomia tra le nostre emozioni e il desiderio di compiacere?

La dissonanza cognitiva è così correlata all’effetto Benjamin Franklin, perché quando aiutiamo qualcuno che non ci piace, si tratta proprio di un caso di incoerenza interna. Se fossimo completamente coerenti, non aiuteremo qualcuno che non ci piace, tuttavia, un altro sistema molto potente interviene qui a livello psicologico ed è l’accettazione sociale. Ci è stato insegnato che se qualcuno ci chiede un favore ed è in nostro potere soddisfarlo, dovremmo farlo. Come si può vedere, qui sono coinvolti due fattori psicologici molto potenti: la repulsione che qualcuno produce e il bisogno di approvazione sociale. Come si risolve? La mente lo risolve comprendendo che se aiuti quella persona (soddisfando così il bisogno di approvazione sociale) è perché quella persona non ti dispiace poi così tanto, o sta addirittura iniziando a piacerti. In questo modo cessa di esistere la dissonanza cognitiva.

Può essere applicato in qualsiasi area della nostra vita? Può avere effetti negativi?

L’effetto Benjamin Franklin se usato correttamente, può diventare un ottimo strumento per migliorare le abilità sociali, e queste vengono utilizzate in qualsiasi campo, sia lavorativo che professionale. D’altronde il fatto di chiedere aiuto permette anche di essere percepiti come una persona umile e umana, cosa che non avviene quando “pecchiamo” eccessivamente di autosufficienza, e non permettiamo il contatto con la nostra vulnerabilità, elemento essenziale per creare legami fondati su autenticità e intimità. In generale le persone più imperfette tendono a suscitare più simpatia perché ci identifichiamo maggiormente in esse, e ci permettono di metterci in una situazione di uguaglianza e addirittura di superiorità: mi chiedi aiuto perché ho la risorsa x che tu non hai e desideri. È una strategia molto intelligente per avviare un riavvicinamento. Tuttavia, come ogni cosa nella vita, bisogna fare le cose nella giusta misura. In questo caso, questo non può essere usato come strategia di manipolazione perché risulta forzato, invece deve essere qualcosa di più naturale. In altre parole, se in qualsiasi momento è vero che quando hai bisogno di aiuto o chiedi un favore, può essere utile vedere tutti i benefici di fondo che può portare il saper chiedere aiuto quando necessario.

D’altronde le relazioni (in qualsiasi campo) devono basarsi su un equilibrio tra dare e ricevere, questo è uno dei pilastri per costruire un legame sano e di cui dobbiamo tenerne conto. Se sentiamo di ricevere troppo, saremo noi a cercare di restituire per ristabilire l’equilibrio. Quando riceviamo più di quello che restituiamo, le cose non funzionano perché inizia a esserci una relazione abusiva. Se invece restituiamo più di quanto riceviamo, a parte il fatto che siamo noi a sentire che se ne stanno approfittando, l’altro può generare una situazione debitoria che finisce per spingerlo a tagliare il legame sentendosi incapace di restituire così tanto. Ecco perché bisogna sempre analizzare il contesto e le circostanze prima di utilizzare questa strategia, in modo che non ci giochi brutti scherzi.

Raccomandazioni per un uso corretto e vantaggioso dell’effetto Benjamin Franklin nel nostro quotidiano

L’effetto Benjamin Franklin è raccomandabile nei casi in cui il legame con qualcuno è troppo freddo, o anche se non c’è ancora molta interazione, perché è un buon modo per avviare un riavvicinamento e rompere il ghiaccio. Oppure nelle situazioni in cui si ha la sensazione che l’altra persona non ci piace molto, anche se non ci si conosce molto bene, magari per pregiudizio o perché non c’è stato modo di conoscersi davvero. In conclusione, la strategia di Benjamin Franklin è perfetta per avviare un riavvicinamento, eliminare l’imbarazzo e i blocchi comunicativi presenti in questioni delicate, disinnescare situazioni complesse ed essere percepiti come una persona più umile e più vicina di quanto potrebbe sembrare.

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