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Artrite reumatoide: nuovo studio sulla risposta ai farmaci biologici

Secondo uno studio i pazienti con artrite reumatoide potrebbero trarre migliori benefici da una strategia T2T più aggressiva, programmi di sensibilizzazione e visite

Artrite reumatoide: il BMI non sembra influenzare la scelta di un farmaco anti-TNF rispetto ad un altro farmaco biologico

Nell’artrite reumatoide (AR), Il BMI non sembra influenzare la scelta di un farmaco anti-TNF rispetto ad un altro farmaco biologico con un meccanismo d’azione differente in termini di efficacia clinica. Questo il messaggio che emerge da uno studio real life, condotto sui dati provenienti da un registro pazienti, recentemente pubblicato sulla rivista Arthritis Research & Therapy.

Obiettivi e dsegno dello studio
La presenza di risultati contrastanti sull’impatto dell’obesità relativamente all’efficacia dei trattamenti disponibili per l’AR ha sollecitato la messa a punto di questo nuovo studio che ha attinto ai dati del registro Corrona Usa per identificare quei pazienti che avevano iniziato un trattamento di seconda-terza linea con farmaci anti-TNF (n= 2.891) o farmaci biologici con meccanismi d’azione differenti (n=3.010) tra il 2001 e la fine di aprile dello scorso anno.

La popolazione in studio era costituita da individui adulti con diagnosi di AR, escludendo quelli con ridotta attività di malattia o senza una visita di follow-up a 6 mesi.
Questi sono stati stratificati, in base al BMI, in pazienti:
– Sottopeso (<18,5 kg/m2)
– Normopeso (18,5-25 kg/m2)
– Sovrappeso (25-30 kg/m2)
– Obesi (30-35 kg/m2)
– Francamente obesi (35 kg/m2)

Le tre misure di risposta considerate nello studio, invece, sono state: 1) raggiungimento della ridotta attività di malattia (LDA); 2) una variazione pari almeno alla minima differenza clinicamente importante (MCID); 3) la variazione assoluta dell’indice CDAI rispetto al basale.

Sul totale dei pazienti inclusi nello studio, 2.712 erano obesi o francamente obesi al tempo dell’inizio del trattamento.

Risultati principali
Nel complesso, è emerso che i pazienti con obesità severa avevano minori probabilità di raggiungere la LDA o una variazione pari almeno alla MCID, come pure miglioramenti rilevanti in termini di punteggio CDAI, rispetto ai pazienti appartenenti alle altre categorie di BMI.

Tuttavia, nei modelli aggiustati per la presenza di fattori confondenti, le differenze di questi outcome nei pazienti francamente obesi hanno perso la significatività statistica, mentre la condizione di sottopeso è risultata associata a minori probabilità di raggiungimento della LDA (OR=0,32; p=0,005) o ad una variazione pari almeno alla MCID (OR=0,4; p=0,005).

Da ultimo, il modello in questione ha documentato un miglioramento di entità minore dei CDAI nei pazienti sottopeso rispetto ai pazienti normopeso (p=0,006).

Da ultimo, la stratificazione dei pazienti in base all’impiego di farmaci anti-TNF o di altri farmaci biologici con meccanismo d’azione diverso non ha rilevato differenze in termini di tassi di risposta clinica in relazione alle categorie di BMI considerate.

Considerazioni conclusive
Nel commentare i risultati, i ricercatori hanno sottolineato come lo studio rappresenti la prima evidenza di una riduzione di risposta terapeutica paragonabile tra le diverse classi di farmaci biologici utilizzati (anti-TNF e non anti-TNF) nei pazienti francamente obesi, con stime effettuate per i farmaci biologici non anti-TNF che cadono all’interno dell’ intervallo di confidenza al 95% calcolato per i farmaci anti-TNF.

“Pertanto – concludono –  i risultati del lavoro suggeriscono che la mancata risposta clinica nei pazienti obesi non sembra essere un fatto specifico dei farmaci anti-TNF e che, quindi, non sembra dipendere specificamente dal pathway che coinvolge questa citochina”.

Tra i principali limiti metodologici dello studio ammessi dagli stessi autori, si segnalano il focus su pazienti che non erano naive ai farmaci biologici e il numero relativamente ridotto di pazienti sottopeso (n=57). Altri limiti segnalati sono dati dalla mancanza di dati sull’impiego di questi farmaci a dosaggi off label e il mancato chiarimento sui mediatori della relazione esistente tra l’obesità e l’attività di malattia.

Tra i punti di forza dello studio, invece, si segnalano l’ampia numerosità del campione di pazienti considerato, un’attenta valutazione dei fattori confondenti e il confronto diretto tra le diverse opzioni biologiche di trattamento per l’AR.

NC

Bibliografia
Baker JF et al. Obesity and Response to Advanced Therapies in Rheumatoid Arthritis. Arthritis Care Res (Hoboken). 2022 Feb 10. doi: 10.1002/acr.24867. Epub ahead of print. PMID: 35143117.
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