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Tumore ovarico con mutazioni di BRCA: niraparib promettente

Nuovi dati dallo studio GOG-0252 sul ruolo della chemioterapia intraperitoneale nel trattamento del tumore dell'ovaio

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Tumore ovarico con mutazioni di BRCA: il trattamento neoadiuvante con l’inibitore di PARP niraparib ha dato buoni risultati nello studio di fase 2 NANT

Il trattamento neoadiuvante con l’inibitore di PARP niraparib ha dato buoni risultati nello studio di fase 2 NANT, nelle pazienti con carcinoma ovarico avanzato resecabile, portatrici di mutazioni di BRCA e positive al test che valuta la presenza di deficit nel meccanismo di riparazione dei danni del DNA mediante ricombinazione omologa (Homologous Recombination Deficiency, HRD). I risultati del trial, preliminari, ma davvero molto incoraggianti, sono stati da poco presentati all’Annual Meeting on Women’s Cancer della Society of Gynecologic Oncology (SGO).

«La monoterapia neoadiuvante con niraparib ha mostrato un’efficacia e una tossicità tollerabili nelle pazienti con carcinoma ovarico avanzato resecabile BRCA-mutate e HRD-positive», ha affermato l’autrice che ha presentato i dati al meeting, Qinglei Gao, della Huazhong University of Science and Technology di Wuhan, in Cina.

Nelle otto pazienti che hanno completato la monoterapia con niraparib, il tasso di risposta obiettiva (ORR) è risultato del 75% e tutte le risposte sono state parziali. «La riduzione massima delle lesioni target è stata di quasi il 60% e in quattro donne portatrici di mutazioni di BRCA il tasso di resezione R0 è risultato del 57,1%» ha aggiunto la Gao.

In due pazienti (il 28,6%) – una con tumore HRD-positivo, ma con BRCA wild-type, e una BRCA-mutata – si è ottenuta una resezione R1 e in una paziente (14,3%) HRD-positiva, ma con BRCA wild-type, si è avuta una resezione R2.

Lo studio NANT
Lo studio NANT (NCT04507841) è un trial multicentrico a braccio singolo, in aperto, nel quale sono state arruolate pazienti di età compresa tra 18 e 75 anni con carcinoma ovarico di nuova diagnosi in stadio avanzato (stadio III-IV della classificazione FIGO), HRD-positivo (HDR+).

Le partecipanti sono state trattate con niraparib a una dosaggio giornaliero pari a 200 mg o 300 mg per due cicli di 4 settimane. Dopo il trattamento neoadiuvante con niraparib, le donne che mostravano una risposta completa, una risposta parziale o una stabilizzazione della malattia venivano sottoposte alla chirurgia citoriduttiva di intervallo (Interval Debulking Surgery, IDS) e alla successiva chemioterapia standard a base di carboplatino e paclitaxel.

Gli endpoint primari del trial erano l’ORR e il tasso di resezione R0, mentre gli endpoint secondari comprendevano il tasso di sospensione/interruzione del trattamento, la sopravvivenza libera da progressione (PFS), la sopravvivenza globale (OS) e il tasso di controllo della malattia.

Lo studio si articola in due parti; al congresso della SGO la Gao ha presentato i risultati della prima parte e ha detto che gli autori prevedono di presentare dati aggiornati dopo il completamento della seconda parte.

Maggioranza di pazienti BRCA-mutate
L’età mediana delle otto pazienti analizzate era di 51,5 anni (range: 36-60) e tutte avevano un carcinoma ovarico sieroso di alto grado. Sei (il 75%) erano in stadio FIGO IIIC e le restanti due (25%) in stadio IV. Cinque (il 62,5%) avevano un performance status ECOG pari a 1 e tre (i 37,5%) un performance status ECOG pari a 2. Inoltre, cinque pazienti presentavano mutazioni di BRCA e tre avevano BRCA wild type. Tutte presentavano ascite.

La Gao e i colleghi hanno misurato i livelli di CA125 ogni 2 settimane e hanno osservato un calo a partire dal giorno 14 dopo la prima somministrazione di niraparib. I livelli di CA125 sono diminuiti di una mediana del 57,6% dopo il primo ciclo di trattamento e dell’88,5% dopo il secondo ciclo.

I dati di safety
Gli eventi avversi correlati al trattamento sono stati valutati in 20 pazienti; di queste, 16 (l’80%) hanno manifestato eventi avversi correlati al trattamento di qualsiasi grado e 13 (il 65%) eventi avversi correlati al trattamento di grado 3 o superiore.
Gli eventi avversi più comuni sono stati quelli ematologici e, fra questi, l’anemia è stata l’evento avverso di grado 3 o superiore più frequenti, seguita da leucopenia e trombocitopenia. La trombocitopenia è risultata più frequente dopo il primo ciclo di trattamento, in concomitanza con il calo del CA125.

Una paziente (il 5%) ha richiesto una riduzione del dosaggio, 12 (il 60%) hanno dovuto sospendere il trattamento e due (il 10%) hanno dovuto interromperlo definitivamente, ma non ci sono stati decessi correlati al trattamento.

Bibliografia
Y. Yang, et al. Effectiveness and safety of niraparib as neoadjuvant therapy in advanced ovarian cancer with homologous recombination deficiency: a prospective, multicenter, exploratory, phase 2 single-arm study (NANT). 2022 SGO Annual Meeting on Women’s Cancer. March 18-21, 2022. Phoenix, Arizona.

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