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“Sinking Islands” è il nuovo album dei Satoyama

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“Sinking Islands” (Auand records), è il titolo del nuovo e quarto album dei Satoyama, quartetto piemontese formato da Bellafiore, Benedetto, Luttino e Russano

Sinking Islands (Auand records), è il titolo del nuovo e quarto album dei Satoyama, quartetto piemontese formato da Marco BellafioreLuca Benedetto, Gabriele Luttino e Christian Russano.
Ancora una volta i Satoyama raccontano le urgenze del nostro pianeta, da sempre al centro della loro musica e del loro impegno. Lo fanno attraverso il linguaggio dell’immaginazione, un wanderlust evocativo che narra di un ipnotico amore per la sabbia e per le onde del mare.

Il disco

Sinking Islands, come ci dice il titolo, ci parla dell’innalzamento del livello dei mari e del destino che accomunerà luoghi lontani e poco conosciuti insieme a città e grandi metropoli. Ogni brano del disco porta il nome di una realtà che affonderà se non si applicano cambiamenti repentini: Tuvalu, Palau, Kiribati ma anche la più familiare Venezia. E’ lo spirito dei sognatori che parla dritto all’anima. E’ lo sguardo delle anime che non si arrendono alla corrente apatica e immobile della società che ci vuole sdraiati e immutati di fronte al climate change. E’ un disco che invoca un racconto di romantico rincontro tra la natura e l’uomo nella sua espressione migliore e più alta: la bellezza.

Il nuovo album prosegue il cammino intrapreso dal precedente “Magic Forest”, ottimamente accolto dalla critica ed incluso tra i migliori 100 dischi dell’anno dalla rivista JAZZIT, e dal progetto “Build a Forest” che attraverso il primo tour ad impatto zero li ha portati, grazie al supporto di Siae, Mibact e Fano Jazz Network, a suonare lungo tutta la Russia promuovendo un nuovo modo di vivere la musica ed il lavoro dell’artista. Una straordinaria esperienza da cui è stato creato il docu-film “Rails”.
Ogni concerto dei Satoyama, aiuta a finanziare un progetto di sostenibilità. Una scelta concreta che mira a costruire, attraverso la musica, un mondo più equo e sostenibile.

La performance

La band Satoyama prende il pubblico per mano in un viaggio onirico e immaginifico in cui musica e teatro, suoni e movimenti si fondono insieme per un obiettivo comune: usare il linguaggio artistico per affrontare l’urgenza climatica dell’innalzamento dei mari a causa antropica.
Balene che guardano stupite esseri umani scappare dalle loro case sommerse. Piste di atterraggio coperte d’acqua con piccoli diari che galleggiano. Suona un requiem per alberi sommersi che una volta ospitavano nidi di uccelli migratori. Piccoli granelli di sabbia capaci – solo per un momento – di inceppare l’ingranaggio del sistema.
Apparentemente lontani geograficamente da noi, i popoli che abitano le isole del Pacifico sono i primi a subire le conseguenze dell’innalzamento dei mari. Isole conosciute per le spiagge bianche e i coralli fluorescenti stanno sparendo. Nello stato insulare di Kiribati 120 mila abitanti saranno costretti a lasciare il loro paese natio, non solo a causa del continuo innalzamento delle acque che sommergerà le loro case, ma anche perché i pesci di barriera di cui si nutrono stanno morendo a causa dell’atrofizzazione dei coralli che li ospitano.
Partendo da queste suggestioni, Satoyama, racconta storie di cui nei libri non rimane traccia, accompagna il pubblico lontano, su quelle isole, tra quegli sguardi, che lontani poi non sono affatto.
Pur partendo da una tematica estremamente spiacevole, non c’è nichilismo o cinismo in queste storie, e non v’è antropocentrismo. V’è una consapevolezza salvifica di comunità in cui non ci sono né ultimi né sacrificabili.

La musica

Molto importante per noi è la ricerca di un “paesaggio sonoro” che sia sincero, incisivo, caratterizzato e immaginifico.
Abbiamo lavorato a questo disco in modo collettivo, partendo da piccole idee musicali; queste sono state discusse, elaborate, modificate e rese più “nostre”, in un modo tale per cui l’apporto musicale di ognuno di noi fosse in perfetto equilibrio con quello degli altri, con l’unico scopo di raggiungere una forma e un suono che soddisfacesse tutti.
Il passo successivo è avvenuto nello studio Bombanella Soundscapes, dove con il prezioso aiuto di Davide Cristiani abbiamo potuto modellare e sperimentare il materiale precedentemente creato; abbinando, ad esempio, percussioni sinfoniche a scampoli di stoffa adagiati sugli strumenti.

Dieci giorni di una incredibile e stimolante “clausura” in studio di registrazione ha fatto emergere ciò che è Sinking Islands. Sinking Islands è pensato come un concept, abbiamo affondato la nostra ricerca sonora cercando una autodeterminazione stilistica che ci permettesse di svariare tra gli stili mantenendo un’identità molto chiara. Riemersi dalla registrazione, abbiamo concluso con il mastering affidandoci a Manuel Volpe di Rubedo Recordings, il quale ha saputo aggiungere calore e ampiezza di ascolto al disco intero.

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