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Guerra in Ucraina: missione UE a Kiev sotto i bombardamenti

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Guerra in Ucraina, nuovi attacchi russi a Kiev e a un convoglio di profughi a Hostomel. Oggi missione Ue nella capitale assediata

Almeno due persone hanno perso la vita nell’incendio divampato in due edifici di Kiev, all’alba di oggi. Lo riferisce il Servizio per le emergenze nazionali della capitale ucraina, riferendo di due forti esplosioni registrate in città intorno alle 5 del mattino ora locale di cui vengono accusate le forze armate russe. È in questo contesto di violenze incessanti che giungono oggi a Kiev i primi ministri di Polonia, Repubblica Ceca e Slovenia – rispettivamente Mateusz Morawiecki, Petr Fiala e Janez Jansa  in veste di “rappresentanti del Consiglio europeo”. Scopo della missione, come si apprende da una nota della presidenza polacca, l’incontro col presidente ucraino Volodymyr Zelensky e il primo ministro Denys Smihal al fine di “confermare l’inequivocabile sostegno dell’intera Unione Europea alla sovranità e all’indipendenza dell’Ucraina e presentare un ampio pacchetto di sostegno allo Stato e alla società ucraini“.

La missione giunge nel giorno in cui, come ha annunciato il presidente Zelensky, dovrebbero riprendere i negoziati tra i delegati di Russia e Ucraina, dopo che il quarto appuntamento di ieri è stato rinviato ancora senza risultati. Il nodo secondo Kiev è il raggiungimento di un cessate il fuoco e garanzie di sicurezza per i corridoi umanitari che, stando a quanto denunciano le autorità, restano un bersaglio degli attacchi russi. Stamani, stando alla stampa ucraina, la polizia di Hostomel, non lontano dalla capitale, ha dichiarato che i militari russi hanno aperto il fuoco contro un convoglio di quattro pullman con a bordo i civili che le autorità stavano evacuando dalla città. Dieci pullman erano già partiti. Una donna ha perso la vita e altre quattro persone sono rimaste ferite.

Come riporta l’agenzia Tass la controparte russa, tramite il portavoce Dmitry Peskov, ieri ha ribadito che “le operazioni militari speciali in Ucraina” lanciate da Mosca il 24 febbraio scorso “proseguono come pianificato” e che “l’obiettivo sarà portato a termine nei tempi previsti e pienamente”. Il Cremlino ribadisce che l’intervento si è reso necessario per sostenere l’indipendenza delle due autoproclamate repubbliche, per “denazificare” il paese. Forte di questa motivazione, stamani, il ministro della Difesa Igor Konashenkov ha confermato che le forze russe “hanno preso il controllo di una base militare dei nazionalisti ucraini e di mercenari stranieri” nei pressi di Guta-Mezhigorskaya, a nord di Kiev, e che sono state sequestrate “molte armi” che ora “verranno consegnate alle milizie popolari delle Repubbliche di Donetsk e Lugansk”. Ritenendo l’offensiva un’invasione, l’Unione europea in mattinata ha definito un quarto pacchetto di sanzioni economiche contro la Russia i cui dettagli saranno resi noti in giornata sulla Gazzetta ufficiale dell’Ue.

CINA: “CRISI DOVUTA ALLE CONTRADDIZIONI DELLA SICUREZZA EUROPEA

La Cina “non è parte della crisi”, non vuole essere colpita da sanzioni e considera il conflitto in corso in Ucraina “il risultato dell’accumularsi e dell’intensificarsi negli anni di contraddizioni sulla sicurezza europea“: così il ministro degli Esteri della Repubblica popolare, Wang Yi. Le dichiarazioni, pubblicate oggi da media nazionali, sono state rese durante un colloquio telefonico con l’omologo spagnolo Jose Manuel Albares.

“La Cina non è parte della crisi e ancora meno vuole essere colpita da sanzioni” ha detto Wang. Il ministro, spiega la Dire (www.dire.it), ha aggiunto che la Cina ha “il diritto di salvaguardare i propri diritti e interessi legittimi”. Nei giorni scorsi, il governo della Repubblica popolare ha smentito indiscrezioni di stampa circa richieste di aiuto militare che a Pechino sarebbero giunte dalla Russia. Il tema potrebbe essere stato toccato ieri durante un incontro a Roma tra il consigliere per la Sicurezza nazionale degli Stati Uniti, Jake Sullivan, e il direttore della Commissione centrale della Cina per gli Affari esteri, Yang Jiechi. Secondo il ministero degli Esteri di Pechino, il colloquio è stato “franco, approfondito e costruttivo”. Ieri Yang avrebbe però anche accusato il governo americano di non rispettare l’impegno ad astenersi dal sostenere l’indipendenza di Taiwan e avrebbe definito questa linea “molto pericolosa”.

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