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Osteoporosi: l’anca rischia di più con lo stop ai bisfosfonati

Osteoporosi: l'impiego di FANS potrebbe comportare un'attenuazione dei benefici d'impiego di clodronato secondo nuovi studi

Studio ha dimostrato un rischio maggiore, per quanto piccolo, di frattura all’anca dopo vacanza terapeutica di 2 anni dall’impiego di risedronato

Uno studio canadese pubblicato su Annals of Internal Medicine ha dimostrato un rischio maggiore, per quanto piccolo, di frattura all’anca dopo vacanza terapeutica di 2 anni dall’impiego di risedronato (somministrato per almeno 3 anni) rispetto ad alendronato. Il rischio di frattura all’anca dopo interruzione di uno qualsiasi dei due bisfosfonati orali è risultato simile fino al compimento dei due anni, a suggerire l’opportunità di rivalutare i pazienti in vacanza terapeutica da risedronato prima di questo timepoint.

Razionale e disegno dello studio
L’impiego a lungo termine dei bisfosfonati (BSF) è associato al rischio raro di osteonecrosi della mandibola o di fratture atipiche di femore. Allo stesso tempo, esistono documentazioni in letteratura di un effetto terapeutico dei BSF che persiste anche dopo la loro sospensione.

Le linee guida attuali raccomandano che i pazienti a basso rischio di frattura siano sottoposti a vacanza terapeutica dopo 3-5 anni di somministrazione di BSF, nonché sottoposti a rivalutazione clinica dopo 2-3 di sospensione del trattamento. Tali indicazioni si basano, sostanzialmente, sui risultati dello studio FLEX  (the Fracture Intervention Trial Long-Term Extension), condotto con alendronato.  Il risedronato, però, possiede un’emivita più breve e ciò potrebbe rendere conto della minore durata della protezione residua anti-frattura dopo la sua sospensione.

Di qui il nuovo studio che si è proposto di rivalutare la questione, utilizzando i dati amministrativi di un database sanitario canadese. I ricercatori hanno identificato più di 60.000 pazienti ultra65enni che erano stati sottoposti per almeno 3 anni a trattamento ininterrotto con alendronato o risedronato, per essere successivamente sottoposti a vacanza terapeutica da questi farmaci per i 3 anni successivi (periodo di osservazione: 2000-2020).

Sono stati esclusi dall’analisi i dati i pazienti con frattura o entrati in struttura residenziale protetta nel corso dei primi 120 giorni dalla sospensione del trattamento con BSF, motivando la decisione con il dubbio che tali pazienti potessero aver interrotto il trattamento con questi farmaci per cause diverse (peggioramento dello stato di salute anziché inizio effettivo di un periodo di vacanza terapeutica).

Quasi la metà (55%) dei pazienti considerati nello studio era in trattamento con risedronato, mentre il 45% era in trattamento con aledronato.

Utilizzando la tecnica del propensity score, tipicamente utilizzata negli studi osservazionali per uniformare i gruppi di confronto, i ricercatori hanno incrociato i dati relativi a 25.077 pazienti in trattamento con risedronato con un numero uguale di pazienti in trattamento con alendronato.

La maggior parte dei pazienti dello studio era di sesso femminile (82%) e di etnica Caucasica. I pazienti considerati avevano iniziato la vacanza terapeutica dai farmaci sopra indicati quando avevano, in media, un’età pari a 81 anni, dopo averli assunti per un tempo medio pari a 5,9 anni.

Risultati principali
Nel corso dei 3 anni di vacanza terapeutica, 915 pazienti su 50.154 sono andati incontro a fratture di anca – numero equivalente a 12,4 fratture per 1.000 pazienti per anno durante vacanza terapeutica da risedronato e 10,6 fratture per 1.000 pazienti per anno durante vacanza terapeutica da alendronato (HR= 1,18).

Il rischio di frattura all’anca non è risuiltato significativamente più elevato ad un anno (HR= 1,03) o a 2 anni di vacanza terapeutica da risedronato rispetto ad alendronato (HR= 1,14).

Ciò detto, il rischio di frattura è risultato significativamente più elevato da 2 a 3 anni nei pazienti con vacanza terapeutica da risedronato rispetto ad alendrontato (HR=1,34).
Al contempo, non sono state rilevate differenze significative del rischio di fratture osteoporotiche di qualsiasi tipo (anca, vertebre, pelvi, costole, avambraccio) durante i 3 anni di vacanza terapeutica da risedrontato vs. alendronato (HR= 1,07).

Implicazioni dello studio
Nel commentare i risultati, i ricercatori hanno tenuto a sottolineare che “…lo studio non indica che la terapia con alendronato debba essere preferita a quella con risedronato, dato che alcuni studi real-world hanno dimostrato un rischio di fratture simile con entrambi i farmaci”.

“La decisione di iniziare una terapia con alendronato o risedrontato – continuano – spetta al medico prescrittore. I risultati del nostro lavoro hanno documentato l’esistenza di piccole differenze relativamente all’associazione tra vacanze terapeutiche da entrambi i farmaco e il rischio di fratture all’anca fino a 2 anni di sospensione del trattamento”.

Dopo 3 anni, la vacanza terapeutica da risedronato è risultata associata ad un incremento del rischio relativo di frattura all’anca pari al 18% e del rischio assoluto pari allo 0,6% rispetto a quanto osservato con la vacanza terapeutica da alendronato.

“Pertanto – concludono i ricercatori – per facilitare il processo decisionale sulle vacanze terapeutiche, sarebbe opportuno che i nuovi studi valutassero quando iniziare e riprendere il trattamento con farmaci per l’osteoporosi sulla base della durata iniziale e del tipo di trattamento, delle caratteristiche dei pazienti e del rischio relativo di fratture all’anca rispetto a quelle atipiche di femore”.

Bibliografia
Haynes KN et al. Comparative Fracture Risk During Osteoporosis Drug Holidays After Long-Term Risedronate Versus Alendronate Therapy. A Propensity Score–Matched Cohort Study. Published online January 10, 2022.
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