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Nella foresta urbana di Padova 10mila nuovi alberi

Nella foresta urbana di Padova 10mila nuovi alberi

Padova punta sulla riforestazione: nella foresta urbana della città in arrivo 10mila nuovi alberi, prima operazione del genere in Italia

Nei prossimi mesi la foresta urbana di Padova si arricchirà di 10.000 alberi. Di qui alla primavera, al più tardi entro il prossimo autunno, sarà infatti completato un primo progetto di forestazione avviato dal Comune circa un anno fa. Lo spiega alla ‘Dire’ Ciro Degl’Innocenti, capo settore Verde, Parchi e Agricoltura Urbana del Comune di Padova.

L’amministrazione “ha costituito un settore specifico per gestire l’infrastruttura verde” e “ha sviluppato un piano di gestione delle alberatura, uno strumento innovativo che dà una visione e una proiezione nel tempo della gestione della foresta urbana”. Il primo progetto di ampliamento dell’infrastruttura verde padovana riguarda appunto la messa a dimora di 10.000 alberi. “Abbiamo iniziato a cercare i posti adatti, la mappatura ha richiesto circa un anno”, racconta Degl’Innocenti, precisando che il Comune ha stanziato 1,8 milioni per l’operazione, con un bando di gara comprensivo della manutenzione per tre anni, “per far sì che gli alberi messi a dimora attecchiscano”.

L’operazione non è stata semplice, a cominciare dalla difficoltà di reperire non solo gli alberi, ma anche i 16.000 pali necessari a metterli a dimora. La maggior complessità è però relativa all’individuazione delle aree da riforestare. Per comprenderla è utile sapere che in città ci sono sostanzialmente tre diverse categorie di piante: le alberature stradali, le alberature da aree verdi generiche, e le alberature per le aree dove ricreare una sorta di bosco naturale. Le caratteristiche degli alberi da piantare sono diverse e questo primo progetto di riforestazione del Comune di Padova si è concentrato sulle aree verdi generiche, quelle in cui è più facile intervenire dato che si possono utilizzare piante diverse, cosa anzi consigliabile per favorire la biodiversità e aumentare la resistenza del verde a eventuali parassiti e altri stress.

“Avere piante della stessa specie è più rischioso”, spiega Degl’Innocenti. Il progetto avviato da Padova prevede quindi un intervento su circa 530 aree, con circa 80 specie diverse, ed è “un vestito tagliato su misura… In alcuni giardini mettiamo cinque alberi, in altri 200”. Dopodiché “l’idea è cercare altre aree per fare boschi, e poi inizieremo a lavorare sugli alberi lungo le strade, con l’obiettivo di incrementare la copertura arborea su strade e parcheggi”. Il che è fondamentale per “eliminare le isole di calore”, ovvero le aree più cementificate dove mancano elementi in grado di ombreggiare e di abbassare la temperatura nei mesi più caldi, e dove è più urgente intervenire.

Il problema è che le alberature per strade e parcheggi sono più complicate da reperire, perché devono essere uniformi, perlomeno all’interno di ogni filare, e perché si tratta di alberi che devono avere una chioma alta, quindi già più ‘adulti’. Inoltre è utile che si tratti di piante con un’ampia copertura arborea, ovvero un’ampia proiezione a terra della chioma. Non si può, insomma, valutare la disponibilità di piante e valutare caso per caso cosa mettere a dimora, come è stato fatto in questo caso. Inoltre, spesso “nei centri storici non si riesce a intervenire”, quindi non resta che farlo nelle aree industriali e nelle aree di nuova urbanizzazione. “Negli interventi edilizi si prevede la messa a dimora di alberi, ma se dobbiamo fare una cintura verde, come peraltro previsto dal Piano degli interventi elaborato da Boeri e in corso di approvazione, è importante pensare a come reperire le aree”, evidenzia Degl’Innocenti, che rileva qualche problema anche fuori dalle città.

“Io vedo una competizione… Si parla di incentivare l’agricoltura urbana di prossimità, ma quindi bisogna fare un ragionamento approfondito su come gestire la cosa: vogliamo riforestare o coltivare?“. Per questo è fondamentale che ci sia una struttura deputata a studiare e gestire lo sviluppo dell’infrastruttura verde cittadina, che in futuro dovrà estendere la sua influenza anche al verde privato. “A Padova l’1,72% del territorio complessivo è coperto da alberature pubbliche, ma se si considera anche le alberature in aree private la superficie coperta dalle chiome sale al 18%. Quindi è chiaro che il contributo del verde privato è determinante e che serve un regolamento del verde che vada a disciplinare anche gli interventi sugli alberi privati”, conclude Degl’Innocenti.

La messa a dimora di 10.000 alberi prevista a Padova, spiega la Dire (www.dire.it), “è la prima operazione di questo tipo realizzata in Italia“, aggiunge l’assessora comunale ad Ambiente, Verde, Parchi e Agricoltura Chiara Gallani. “Pianteremo alberi di dimensioni già relativamente grandi, destinati a diventare la principale infrastruttura verde del nostro territorio”, prosegue, sottolineando che le piante “miglioreranno la qualità della vita della comunità e la resistenza del territorio, rendendolo più adatto a reagire ai cambiamenti climatici”, con “particolari benefici per la salute e il benessere della popolazione, l’attività turistica della città, la sostenibilità dello sviluppo urbano”. Senza contare che “renderanno Padova ancora più bella” e che “rappresentano un risorsa efficacissima per rendere concreti gli impegni contenuti nel Paesc (Piano d’azione per l’energia sostenibile e il clima), conclude.

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