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Cybersicurezza, non solo SIAE e Regione Lazio: attacchi informatici in aumento

Studio Trend Micro: nell’ultimo anno l’89% delle organizzazioni nei settori elettrico, oil&gas e manifatturiero ha subito un attacco informatico

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Da quando la pandemia è entrata nella nostra quotidianità, sono stati diversi i cambiamenti che abbiamo dovuto subire e accettare. Fra questi il boom del digitale che, per ovvi motivi, ha portato numerosi vantaggi e quella spinta verso la digitalizzazione che mancava in Italia. Insieme ad essi, però, il boom del digital ha favorito anche gli attacchi informatici, che sono aumentati notevolmente negli ultimi tempi.

In aumento gli attacchi informatici: non solo SIAE e Regione Lazio

Il digitale oramai permea qualsiasi settore, di conseguenza offre una ghiotta opportunità ai malintenzionati esperti di informatica. Gli hacker, oggi, hanno infatti la possibilità di violare molti sistemi e di fare incetta di dati sensibili, se questi ultimi non vengono adeguatamente protetti. Lo sanno enti come la SIAE e la Regione Lazio, che di recente sono state vittime di attacchi informatici molto violenti. Queste problematiche, però, non sono legate solo alle organizzazioni, perché possono coinvolgere anche i semplici utenti che navigano in rete.

Un cittadino, oltre al buon senso, per difendersi dovrebbe aver installato sul proprio device un software in grado di far da scudo contro i malintenzionati del web. Su Internet, fortunatamente, esistono alcuni portali che consigliano i miglior antivirus a pagamento, utili anche contro attacchi più evoluti e complessi come i ransomware, che criptano i dati chiedendo un riscatto in denaro o criptovalute per il loro sblocco. Per quel che riguarda i dati, nel 2020 il numero di attacchi informatici ha messo a registro un aumento del 20%. Uno dei casi più recenti e più eclatanti, come anticipato poco sopra, è stato senz’altro quello che ha coinvolto la SIAE.

Il caso SIAE: rubati oltre 60 giga di dati sensibili

Gli hacker sono riusciti a violare i server della SIAE, estrapolando oltre 60 giga di dati sensibili, e minacciando di pubblicarli online in caso di mancato pagamento di un riscatto. Il gruppo ha chiesto 3 milioni di euro (non tracciabili) in bitcoin, per evitare la diffusione di oltre 28 mila documenti. Alcuni di questi dati starebbero circolando già ora nei meandri del dark web, ma presto il pacchetto completo potrebbe emergere anche nella rete che noi tutti navighiamo quotidianamente.

Il dg Gaetano Blandini ha dichiarato che la SIAE non pagherà alcun riscatto, e la questione al momento è al vaglio della polizia postale, come si conviene in casi come questo. Si tratta comunque di una situazione molto delicata: stando a quanto trapelato, i documenti violati includerebbero anche alcuni contratti con gli autori e pagamenti. Al momento è davvero difficile fare delle previsioni, considerando la portata del problema e il costante aumento di questi attacchi. Non resta dunque che attendere un ulteriore sviluppo delle indagini, anche se in questi casi è sempre molto complesso risalire ai colpevoli e impedire la diffusione delle informazioni.

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