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Istruzione: si amplia il divario tra Nord e Sud

Approvata l’intesa per il Piano di azione pluriennale per il Sistema integrato 0-6 anni. Nel 2021-2025, risorse per 309 milioni l’anno

Scuola: resta il divario tra Nord e Sud: al meridione tempo pieno solo per il 16%. L’indagine di Legambiente sulla qualità dell’edilizia scolastica e dei servizi

In Italia la scuola continua ad andare a due velocità: troppe ancora le emergenze strutturali e le disuguaglianze tra le scuole del Centro Nord e quelle del Sud e delle Isole. Nel Meridione il 56% degli edifici necessita di interventi urgenti contro il 36% di quelli del Nord. Restano troppo pochi al Sud i servizi legati al servizio mensa, al trasporto scolastico e al tempo pieno, attivo solo nel 16% degli istituti. A fotografare la situazione è il XXI rapporto di Ecosistema Scuola (dati 2020), l’indagine di Legambiente sulla qualità dell’edilizia scolastica e dei servizi che fa il punto sullo stato di salute di 7.037 edifici scolastici di 98 capoluoghi di provincia, frequentati da oltre 1,4 milioni di studenti. Il dossier è stato presentato in diretta streaming sul canale YouTube di Legambiente e su www.lanuovaecologia.it.

Preoccupa il divario sul fronte dei principali servizi, predominanti al Centro-Nord rispetto al Sud-Isole: classi a tempo pieno (43% nelle scuole del Centro-Nord contro il 16% del Sud-Isole); servizio mensa (65,5% contro 47,9%); servizio scuolabus (29% degli istituti rispetto al 13,6%). Ancora troppo basse le pratiche che consentono i percorsi casa-scuola in autonomia e sicurezza: il servizio di pedibus è presente nella Penisola nel 5% delle scuole, in gran parte concentrato nelle regioni settentrionali. Per quanto riguarda gli edifici presenti in strade scolastiche, il 10,8 % si concentra al Nord, il 5,3% al Centro contro il 4,1% del Sud e lo 0,0% delle isole; altro dato riguarda gli edifici posti in Zone 30, il 16,4% si trova al Nord, il 9,3% al Centro mentre il 20% si concentra al Sud e lo 0,0% nelle isole.

“Ora più che mai, con le ingenti risorse del PNRR previste anche per le scuole, l’asticella della sfida in termini di messa in sicurezza, riqualificazione e sostenibilità ambientale si fa sempre più alta. La scuola– dichiara Claudia Cappelletti, responsabile nazionale scuola Legambiente- è al centro della transizione ecologica nella doppia e interconnessa veste di principale leva educativa e culturale del Paese che deve interpretare le sfide di cambiamento alle quali educare le nuove generazioni e nello stesso tempo beneficiaria di risorse e opportunità, per essere messa nelle condizioni di essere capace di assolvere a questo ruolo. La qualità diffusa dell’edilizia scolastica e l’accesso per tutti e in tutti i territori ai servizi connessi alla scuola, è una parte dirimente del ripristino di queste condizioni. Investire fortemente nella sostenibilità ambientale, riteniamo, possa tenere assieme queste due velocità della transizione ecologica”.

Legambiente chiede di partire con la messa in sicurezza ed efficienza energetica degli edifici scolastici, intervenendo prioritariamente al miglioramento ed adeguamento sismico di tutte le scuole nelle zone sismiche 1 e 2 e all’efficientamento energetico per raggiungere una diminuzione dei consumi del 50%. Al Sud gli edifici complessivamente posti in entrambe le aree sono 86,2%. Nella Penisola un edificio su due non dispone ancora del certificato di collaudo statico (46,8%), di agibilità (49,9%), prevenzione incendi (43,9%). Sale al 41% la percentuale degli edifici che necessitano di manutenzione urgente contro il 29,2% del 2019. Pochissimi i nuovi edifici costruiti con criteri di bioedilizia, sono lo 0,9%.

La pandemia, però, ha permesso nuovi investimenti negli istituti scolastici, con la realizzazione di nuove aule (788) e il potenziamento della rete internet per la DAD, realizzata mediamente dal 61% dei comuni nelle scuole, e il completo cablaggio della rete in più della metà degli edifici. Cresce anche l’attenzione per il trasporto con quasi il 68% delle amministrazioni che nel 2020 dichiara di aver adottato misure specifiche per l’organizzazione del servizio scolastico, di aver incrementato per più del 35% delle scuole i mezzi di trasporto pubblico e di aver ampliato nel 30,4% le fasce orarie per il trasporto. Sul fronte mense, aumentano del 20% quelle che utilizzano stoviglie monouso probabilmente per effetto del Covid, passando dal 56,3 del 2019 al 72,5% nel 2020. Per Legambiente è necessario ridurre la forbice fra fondi stanziati e fondi spesi (su circa 47mila euro a edificio stanziati per la manutenzione straordinaria nel 2020, meno della metà poi sono stati realmente spesi) e ridurre i tempi di durata dei cantieri, che da una elaborazione di Legambiente dello scorso anno su dati GIES, si attestano mediamente intorno ai 300 giorni. Nel Pnrr è previsto lo stanziamento di 800 milioni di euro, per la realizzazione di nuove scuole. Per Legambiente si parla di circa 600 nuove edificazioni.

“L’auspicio è che possano essere delle scuole modello della giusta transizione: innovative, sempre più sostenibili, progettate in maniera partecipata con il territorio e la comunità scolastica e collocate nelle aree socialmente e ambientalmente più svantaggiate del Paese– scrive l’associazione in una nota- Ben venga anche la realizzazione di nuove palestre, considerando che secondo il report di Legambiente nel 2020 una scuola su due ne è priva e un impianto sportivo su quattro in dotazione delle scuole necessita di interventi di manutenzione urgenti”.

Anche l’investimento per le mense (400 milioni) per Legambiente dovrebbe essere accompagnato a un ampliamento del tempo pieno, soprattutto nelle scuole del Sud e delle Isole. Il servizio mensa, secondo i dati del report, anche per carenze infrastrutturali, è assente mediamente in circa il 40% degli edifici scolastici della Penisola, circa il 64% nelle isole. Nota positiva è che dove sono presenti, in più del’85% delle mense vengono serviti prodotti biologici, quasi il 100% servono prodotti di stagione e circa l’81% privilegiano i prodotti a km 0. Quasi il 98% dei Comuni prevede menù alternativi per motivi culturali e religiosi.

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