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Sepsi: nuovo studio su efficacia antibiotici

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Sepsi: secondo uno studio la somministrazione precoce di antibiotici potrebbe risultare addirittura deleteria, associandosi a mortalità maggiore nei pazienti a basso rischio infettivo

Dal recente congresso annuale (virtuale) dell’American Thoracic Society giunge un invito a valutare con maggiore attenzione l’impiego degli antibiotici per i casi di sepsi: stando, infatti, ad uno studio presentato al Congresso, una somministrazione precoce di antibiotici potrebbe risultare addirittura deleteria, associandosi a mortalità maggiore nei pazienti a basso rischio infettivo.

A questi risultati dopo aver condotto un’analisi finalizzata a comprendere meglio l’impatto del timing di antibiotici sui pazienti sospettati di andare incontro a sepsi, aventi rischi differenti di morte ed infezione.

Focalizzandosi sui dati provenienti dalle cartelle cliniche elettroniche di 10 strutture ospedaliere accademiche o di comunità, i ricercatori hanno identificato 58.413 individui adulti ammessi in Medicina d’Urgenza con sospetto di infezione a 5 ore dall’arrivo in Ospedale e due o più valutazioni cliniche successive per la presenza di danno d’organo nelle prime 24 ore dalla formulazione del sospetto di infezione.

I pazienti sono stati raggruppati in 100 gruppi mutualmente esclusivi sulla base dei loro decili di predizione della mortalità e del rischio di infezione, e i ricercatori hanno calcolato la probabilità di somministrazione di antibiotici entro le prime 3 ore dal sospetto di infezione per ciascun gruppo.

Da questa analisi è emerso che la somministrazione precoce di antibiotici era associata ad una mortalità maggiore in quelli con una mortalità predetta del 10% e un rischio infettivo predetto del 20% (differenza assoluta di mortalità= 1%; IC95%= 0,4-1,9).

Con una mortalità predetta del 10% e un rischio di infezione predetto del 60%, è stato osservato un trend verso una riduzione della mortalità (differenza assoluta= -0,8%; IC95%= – 1,9%; 0,4%).

Dunque, lo studio ha dimostrato che i pazienti con un rischio infettivo predetto più elevato mostravano outcome migliori quando trattati precocemente con antibiotici, mentre quelli con un rischio infettivo predetto più basso mostravano esiti peggiori.

Tali risultati, pertanto, suffragano la necessità che i clinici applichino maggiore discrezionalità nel determinare se trattare i casi sospetti di sepsi con antibiotici rispetto a quanto raccomandato dalle linee guida correnti.

Bibliografia
Barbash I, et al “Interaction between severity of illness, diagnostic uncertainty and antibiotic timing in patients with suspected infection” ATS 2020; Abstract 12285.

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