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Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi: le osservazioni del WWF

nucleare norvegia

Le osservazioni del WWF sul deposito nazionale per i rifiuti radioattivi: 6 grandi lacune contenute nella documentazione presentata da SOGIN per la selezione dei siti idonei

Il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi e del combustibile esaurito è una responsabilità dalla quale il nostro Paese non può esimersi se vuole garantire una gestione sicura di questa partita delicata così come la Commissione europea chiede all’Italia di fare. Vanno, però, superate 6 grandi lacune contenute nella documentazione presentata da SOGIN per la selezione dei siti idonei e sul progetto preliminare del deposito e che il WWF ha evidenziato in 72 pagine di Osservazioni inviate nei giorni scorsi prima che scadesse il termine ultimo della consultazione.

Superare queste gravi lacune è indispensabile se si vuole rendere credibile il lavoro sin qui fatto e se si vogliono compiere scelte che, garantendo la sicurezza siano in grado di tutelare l’ambiente e la salute. È, inoltre, necessario che il Governo garantisca in ogni fase della procedura partecipativa il pieno coinvolgimento e la corretta informazione dell’opinione pubblica.
Nelle Osservazioni del WWF si parte dalla constatazione che i siti dove sinora sono stati stoccati i rifiuti nel nostro paese, in particolare quelli derivanti dallo smantellamento delle centrali nucleari, non sono idonei, come segnalato dalla Commissione Europea che dopo l’invio della lettera di seconda messa in mora del nostro Paese per la violazione della Direttiva 2011/30/Euratom, stava per deferire l’Italia alla Corte di Giustizia Europea, se non avesse avviato entro 60 giorni le procedere per definire e approvare un programma nazionale per la loro messa in sicurezza.

Nell’esaminare la Carta delle Aree Potenzialmente Idonee (CNAPI) e il Progetto Preliminare del Deposito Nazionale il qualificato gruppo di esperti coinvolti dal WWF ha valutato approfonditamente la documentazione SOGIN, concentrando la sua attenzione sulle caratteristiche tecniche del deposito e sulle 23 aree (localizzate in Piemonte, Toscana, Lazio, Puglia e Basilicata), delle 67 prese in esame, che sono state classificate dai proponenti come “Buone” e “Molto Buone”.

Esistono 6 macro-limiti della documentazione presentata da SOGIN che mettono in discussione le indagini sin qui compiute:

  1. manca completamente una descrizione degli scenari futuri, in particolare considerando gli aspetti geologici/idrogeologici e meteoclimatici, almeno all’orizzonte dei 300 anni (valido per i rifiuti a minore o media attività), fondamentale per capire cosa succederà nel corso del tempo nei vari siti;
  2. manca la descrizione dello scenario futuro, sempre all’orizzonte dei 300 anni, di quello che potrà accadere nel Deposito Nazionale a causa degli eventi interni, esterni (naturali) e antropici;
  3. devono essere approfonditi e resi coerenti, cosa che sinora non è, i criteri che hanno portato a decidere Approfondimenti ed Esclusioni;
  4. è necessario un arricchimento dello studio delle serie storiche che riguardano gli eventi geologici/idrogeologici e meteoclimatici nelle aree considerate;
  5. è necessario un chiarimento su quali siano le fonti dei dati, sui piani esistenti, le terminologie e i parametri adottati per descrivere gli aspetti antropici legati alla infrastrutturazione, alla urbanizzazione e alle dinamiche demografiche;
  6. deve essere approfondito lo studio sulle componenti naturalistiche, valutando con maggiore accuratezza gli impatti su habitat e specie e sui siti della Rete Natura 2000, tutelati dall’Europa.

La partecipazione, ad oggi, appare monca. Su scelte come queste deve esserci un reale e consapevole coinvolgimento delle amministrazioni e soprattutto delle popolazioni locali, creando una grande occasione di confronto  che superi i limiti di una procedura – aperta il 5 gennaio scorso e che si conclude il 5 maggio: è inaccettabile che non sia prevista la partecipazione dei soggetti portatori di interessi qualificati al Seminario Nazionale, strumento fondamentale per discutere ed eventualmente modificare le scelte in corso d’opera.

Il WWF ricorda che bisognerebbe anche indagare gli aspetti e gli scenari socioeconomici, fondamentali per le comunità locali, considerati solo marginalmente nell’indagine svolta da SOGIN (solo con riguardo agli aspetti legati all’agricoltura e ai luoghi di interesse archeologico e storico).
Infine l’associazione chiede di cogliere l’opportunità fornita dal decreto Milleproroghe del dicembre 2020 approvato e convertito in legge nel gennaio 2021, che ha raddoppiato i tempi delle due fasi di consultazione (Osservazioni e Seminario Nazionale) per dare spazio ad un confronto tecnico-scientifico trasparente, chiaro, partecipato ed in grado di far crescere la consapevolezza del Paese. Solo in questo modo si eviteranno future opposizioni e conflittualità locali al momento in cui le indicazioni che emergono dagli studi si concretizzeranno in scelte sui territori.

Il gruppo di esperti che hanno redato le Osservazioni del WWF è così composto: Gianni Del Pero, geologo; Anna Giordano, naturalista WWF Italia; Federico Grazzini, Meteorologo ARPAE – SIMC; Aaron Iemma, esperto GIS; Stefano Leoni, esperto di diritto ambientale; Stefano Lenzi, responsabile Ufficio relazioni istituzionali WWF Italia; Bernardino Romano, DICEAA – Università de L’Aquila; Alex Sorokin, ingegnere nucleare; Massimiliano Varriale, Clima e Energia WWF Italia; Francesco Zullo, DICEAA – Università de L’Aquila.

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