Con la pandemia allerta anoressia nervosa tra i giovani


Con la pandemia i disturbi del comportamento alimentare sono aumentati tra gli adolescenti: tra questi soprattutto l’anoressia nervosa, ecco i campanelli di allarme

Anoressia: solo l’8% dei casi è di origine psicologica. Il restante 92% è imputabile a patologie oncologiche, malattie neurologiche e cause varie

L’effetto della pandemia sulla salute mentale, in particolare sui disturbi alimentari, si è fatto sentire con forza: l’esordio di anoressia è più precoce, sono aumentate le richieste di aiuto e si sono acuiti i disturbi alimentari preesistenti.

Il dottor Stefano Erzegovesi, primario del Centro per i Disturbi Alimentari dell’IRCCS Ospedale San Raffaele Turro, e la prof.ssa Anna Ogliari, Responsabile del Servizio di Psicopatologia dello Sviluppo presso il Centro Disturbi del Comportamento Alimentare, approfondiscono l’argomento.

I disturbi alimentari negli adolescenti

“In questo periodo, abbiamo riscontrato che le persone che avevano già sofferto in passato di anoressiabulimia o disturbo da Binge Eating (disturbo da alimentazione incontrollata) hanno avuto delle ricadute, per lo più legate allo stress della pandemia e alle relative conseguenze nella vita di tutti i giorni” spiega il dott. Erzegovesi.

Allo stesso tempo, per le stesse ragioni, anche chi non soffriva di questo genere di disturbi ha iniziato a svilupparli, soprattutto tra gli adolescenti. Infatti, dagli ultimi dati a disposizione, si evince che sono ben il 30% in più i ragazzi che hanno sviluppato questo tipo di patologie durante l’ultimo anno.

“La didattica a distanzala lontananza dagli amici, il vivere prevalentemente a casa, nella propria cameretta, ormai diventato lo spazio vitale dentro al quale costruire la propria quotidianità, hanno contribuito a creare sofferenza e disagio che, molto spesso, si sono tradotti in disturbi alimentari, soprattutto in anoressia nervosa” afferma la prof.ssa Ogliari.

Che cos’è l’anoressia nervosa e come si manifesta

L’anoressia nervosa è una patologia molto seria che colpisce principalmente il sesso femminile, il 90% sono donne tra i 15 e i 25 anni d’età e si manifesta con:

  • terrore di ingrassare;
  • rifiuto del cibo;
  • allenamento smodato;
  • importanti cambiamenti nell’umore.

“La parola chiave è ‘controllo’. Nell’anoressia, infatti, al di là del mangiare poco, le giovani ragazze si concentrano sulla dieta esercitando una forma di controllo ossessivo del cibo.

La perdita di peso viene vista come una soluzione ai propri problemi (‘finalmente riesco a controllare completamente un aspetto della mia vita’).

Con il tempo, tuttavia, la magrezza induce un cambiamento dello stato mentale, trasformandosi in un’ossessione vera e propria. È per questo che, molto spesso, le ragazze tendono a nascondere il problema agli altri e rifiutare ogni tentativo di aiuto che, inevitabilmente, le porterebbe ad ‘ingrassare’” afferma Erzegovesi.

I campanelli d’allarme

Solitamente, l’anoressia arriva tardi all’attenzione del medico, perché i primi sintomi anoressici evolvono lentamente; tuttavia, è bene segnalare che, dall’inizio della pandemia, l’evoluzione della malattia è più rapida, accelerando nella fase iniziale.

Afferma Ogliari: “L’attenzione dei genitori dev’essere alta. Tipicamente, chi inizia questo percorso patologico:

  • pone molta attenzione al cibo, eliminando i cibi più grassi e impoverendo sempre di più la propria dieta;
  • mentre mangia, diventa più silenzioso ed estremamente concentrato;
  • pone un’eccessiva attenzione al corpo e all’aspetto fisico che porta a guardarsi allo specchio in modo diverso”.

Come curare l’anoressia: l’importanza della multidisciplinarietà

“L’anoressia è una patologia che può e deve essere curata. La famiglia, oltre che la ragazza o il ragazzo, deve essere informata che un trattamento multidisciplinare, correttamente impostato, ha sempre un effetto curativo e che, in oltre metà dei casi, può portare a guarigione” spiega la prof.ssa Ogliari.

Il percorso di cura può essere lungo e complesso. L’anoressia nervosa infatti richiede spesso un ricovero prolungato, dalle 4 alle 6 settimane, per ripristinare il peso e stabilizzare dal punto di vista medico e psichiatrico le pazienti.

Le ragazze sono seguite da équipe multidisciplinari composte da psichiatri, neuropsichiatri, psicologi, nutrizionisti, che si occupano di loro a 360 gradi attraverso:

  • cura della situazione medica, soprattutto legata al deperimento organico;
  • riabilitazione nutrizionale;
  • terapia psicologica, individuale e famigliare;
  • terapia psicofarmacologica specifica, laddove necessaria.