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Artrite psoriasica: guselkumab agisce sui sintomi

Artrite psoriasica: secondo un nuovo studio le articolazioni tumefatte sono l'indicatore migliore di sinovite rispetto a quelle che provocano dolore

Artrite psoriasica: guselkumab migliora segni e sintomi in pazienti naive ai biologici o trattati in precedenza con farmaci anti-TNF

Il trattamento con guselkumab assicura un miglioramento sostenuto di diverse manifestazioni cliniche di artrite psoriasica (PsA), mantenendo un profilo rischio-beneficio favorevole fino ad un anno, indipendentemente dall’esposizione al trattamento pregresso con farmaci anti-TNF.

Queste le conclusioni provenienti dal completamento del trial registrativo DISCOVER-1, pubblicate recentemente sulla rivista RMD Open.

Razionale e disegno dello studio
La PsA è una patologia complessa di natura infiammatoria che, come è noto, comprende anche diverse manifestazioni cliniche extra-articolari (tra le quali la psoriasi, l’entesite e la dattilite). I nuovi farmaci che si stanno affermando nel trattamento di questa condizione, avendo come bersaglio nuovi pathway biochimici di malattia, si stanno rivelando utili per il raggiungimento della remissione o di bassi livelli di attività di malattia lungo tutto lo spettro di domini di malattia.

Guselkumab è un anticorpo monoclonale che si lega selettivamente alla subunità p19 dell’interleuchina IL-23 e ne inibisce l’interazione con il recettore specifico. L’IL-23 è un importante fattore nella patogenesi di malattie infiammatorie come l’artrite psoriasica, la psoriasi e altre patologie.

Il farmaco è stato approvato nel 2017 per il trattamento della psoriasi a placche di grado moderato-severo  e lo scorso mese di novembre la Commissione europea ne ha esteso l’uso al trattamento di pazienti adulti affetti da PsA attiva (primo inibitore selettivo di IL-23 ad essere stato approvato per questa nuova indicazione).

L’opinione favorevole del CHMP si è basata sui dati di due trial registrativi (DISCOVER-1 e DISCOVER-2) dai quali è emerso, alla settimana 24, il raggiungimento dell’endpoint primario della proporzione di pazienti soddisfacenti la risposta ACR20 in misura statisticamente significativa nei pazienti trattati con guselkumab a cadenza mensile o bimestrale rispetto ai gruppi placebo.

Focalizzando l’attenzione sul trial DISCOVER-1, questo aveva valutato 381 persone con PsA attiva che avevano mostrato una risposta insoddisfacente alle terapie standard, includendo soggetti (~30%) precedentemente trattati con farmaci biologici anti TNF-alfa.

In questa analisi dello studio DISCOVER-1, i ricercatori hanno riportato i risultati ad un anno ottenuti  in pazienti naive ai biologici e in pazienti precedentemente trattati con farmaci anti-TNF, indicativi di una coorte crescente di pazienti con PsA incontrati nella pratica clinica reale.

Risultati principali
Su 381 pazienti inizialmente trattati con guselkumab, il 90% di questi ha portato a termine lo studio.
Dai dati è emerso che l’incremento della proporzione di pazienti soddisfacenti la risposta ACR20 nei pazienti trattati con guselkumab a 24 settimane si è mantenuto fino ad un anno, raggiungendo, rispettivamente valori percentuali pari, rispettivamente, al 73% (94/128) per i pazienti trattati a cadenza mensile e al 60% per quelli trattati a cadenza bimestrale, previa randomizzazione.

Anche le proporzioni di pazienti soddisfacenti le risposte ACR50/50 e quelle cutanee come pure quelli che hanno raggiunto lo stato di minima/ridotta attività di malattia si sono conservate nel tempo (un anno), come i miglioramenti dell’attività fisica e relativi alla qualità della vita.

Non solo: la risposta a guselkumab si è mantenuta sia nei pazienti naive che in quelli sottoposti a trattamento pregresso con farmaci anti-TNF.
Sul fronte della safety, non si sono osservate differenze di incidenza di eventi avversi seri e di infezioni gravi fino a 60 settimane tra i pazienti randomizzati a trattamento mensile (3% e 0%) o bimestrale (6% e 2%) con guselkumab, in assenza di emersione di nuovi eventi avversi rispetto a quelli già noti a 24 settimane.
Inoltre, nessun partecipante allo studio ha sviluppato infezioni opportunistiche o malattia infiammatoria intestinale.

Riassumendo
In conclusione, i risultati ottenuti al completamento ad un anno dello studio DISCOVER-1 hanno dimostrato che il miglioramento significativo della sintomatologia articolare e di quella psoriasica, come pure della funzione fisica e della qualità della vita legata allo stato di salute a 24 settimane, ottenuto con guselkumab 100 mg, si è mantenuto nel tempo grazie al trattamento continuo con il farmaco in questione.

Tale miglioramento è stato mantenuto sia nei pazienti naive ai farmaci anti-TNF che in quelli sottoposti a trattamento pregresso con questi ultimi.

Per entrambi i regimi di somministrazione di guselkumab si è avuto un profilo di safety ad un anno sovrapponibile con quello osservato nelle prime 24 settimane del trial.

Guselkumab ha come bersaglio terapeutico un nuovo pathway biochimico e, in tal modo, assicura un miglioramento duraturo dei benefici ottenuti per le diverse manifestazioni cliniche di PsA, indipendentemente dall’esposizione pregressa ai farmaci anti-TNF.
Ciò amplia, pertanto, la platea potenziale di pazienti che possono trarre beneficio da questa nuova opzione terapeutica.

Bibliografia
Ritchlin CT et al. Guselkumab, an inhibitor of the IL-23p19 subunit, provides sustained improvement in signs and symptoms of active psoriatic arthritis: 1 year results of a phase III randomised study of patients who were biologic-naïve or TNFα inhibitor-experienced. RMD Open. 2021; 7(1): e001457. Leggi

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