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Insufficienza cardiaca: nuovi dati su spironolattone

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Spironolattone per il trattamento dell’insufficienza cardiaca ha portato a rischio maggiore per il rene ma ridotto di morte cardiovascolare

Tra i pazienti con scompenso cardiaco (HF) con frazione di eiezione preservata (HFpEF) arruolati nello studio TOPCAT-Americas, lo spironolattone ha aumentato il rischio di peggioramento della funzione renale ma ha abbassato il rischio di morte cardiovascolare (CV) indipendentemente dalla funzione renale, secondo quanto riporta uno studio pubblicato sul “Journal of the American College of Cardiology”.

Analisi dello studio TOPCAT-Americas
I ricercatori – coordinati dal senior author Akshay Desai, direttore medico del programma di Cardiomiopatia e Insufficienza cardiaca presso il Brigham and Women’s Hospital e professore associato di medicina alla Harvard Medical School  – hanno condotto un’analisi di 1.767 pazienti con HFpEF assegnati in modo randomizzato a spironolattone o a placebo nello studio TOPCAT-Americas e hanno esaminato l’incidenza del peggioramento della funzione renale, definita come raddoppio della creatinina sierica, in base all’assegnazione del trattamento.

«L’osservazione dello studio TOPCAT primario è stata che vi era un peggioramento più frequente della funzione renale secondo la definizione dello studio (raddoppio della creatinina sierica) nei pazienti trattati con spironolattone con HFpEF» spiegano gli autori.

Il trattamento dell’HFpEF con spironolattone risulta associato a un minor rischio di ospedalizzazione per HF ma a un aumento del rischio di peggioramento della funzione renale. Le implicazioni prognostiche di tale peggioramento associato allo spironolattone nei pazienti con HFpEF non sono ben comprese, precisano.

«Eravamo interessati a esplorare se questi cambiamenti nella funzione renale – che sono noti per essere osservati con il trattamento – fossero clinicamente significativi o se rappresentassero semplicemente cambiamenti emodinamici» affermano Desai e colleghi.

Lo scopo di questo studio era dunque quelli di indagare l’associazione tra peggioramento della funzione renale, trattamento con spironolattone e risultati clinici in pazienti con HFpEF.

Confronto con il placebo da interpretare con attenzione
Nel TOPCAT-Americas, riportano i ricercatori, il gruppo spironolattone ha manifestato un peggioramento della funzione renale più frequente rispetto al gruppo placebo (spironolattone, 17,8%; placebo, 11,6%; OR = 1,66; IC al 95%, 1,27-2,17; P < 0,001).

Fanno notare, però, che indipendentemente dal trattamento, l’incidenza del peggioramento della funzione renale è stata collegata all’aumento del rischio per l’endpoint primario della morte CV, del ricovero per HF o dell’arresto cardiaco abortito (HR = 2,04; IC al 95%, 1,52-2,72; P < 0,001) dopo aggiustamento multivariato.

I ricercatori sottolineano che non c’era interazione tra l’assegnazione del trattamento e il peggioramento della funzione renale per l’endpoint primario (P per interazione = 0,11).
Tra i pazienti che avevano un peggioramento della funzione renale, comunque, quelli assegnati allo spironolattone avevano un rischio inferiore di morte CV (P per interazione = 0,003) e mortalità per tutte le cause (P per interazione = 0,001) rispetto a quelli assegnati a placebo.

«Le implicazioni del peggioramento della funzione renale sono meno inquietanti nei pazienti trattati con spironolattone rispetto se ciò avviene in pazienti trattati con placebo» affermano Desai e colleghi.

Secondo i ricercatori, sono giustificati studi futuri che studino l’epidemiologia, la fisiopatologia e le strategie di trattamento relative alla disfunzione renale nell’HFpEF.

Riferimenti

Beldhuis IE, Myhre PL, Bristow M, et al. Spironolactone in Patients With Heart Failure, Preserved Ejection Fraction, and Worsening Renal Function. J Am Coll Cardiol. 2021;77(9):1211-1221. doi: 10.1016/j.jacc.2020.12.057. 
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