Corriere Nazionale

Bpco: la SVC identifica pazienti ad alto rischio

Bpco, studio INTREPID: nella terapia triplice FF/UMEC/VI è il singolo inalatore e non il trattamento pregresso a fare la differenza

Sono oltre 3 milioni gli italiani colpiti dalla BPCO, la Broncopneumopatia cronica ostruttiva

Bpco e spirometria: la capacità vitale lenta o SVC è utile per identificare quali sono i pazienti a rischio elevato di malattia

Un rapporto basso FEV1/FVC nei fumatori e negli ex fumatori individuato mediante normale test spirometrico potrebbe rivelarsi utile per individuare quegli individui che sono a maggior rischio di sviluppare Bpco. Ciò è quanto dimostrano i risultati di uno studio di recente pubblicazione sulla rivista Chest.

Razionale e disegno dello studio
Come è noto, la diagnosi di Bpco si basa sulla presenza di un’ostruzione a livello delle vie aeree respiratorie, definita dal rapporto tra il volume espiratorio massimo in un secondo/capacità vitale forzata (FEV1/FVC) al di sotto del limite inferiore di normalità o 0,7.

Circa un fumatore su 4 con FEV1  e FEV1/FVC nella norma mostrano enfisema alla Tac toracica.

I fumatori con funzione polmonare preservata e punteggio al test CAT (COPD Assessment Test) superiore a 10 sperimentano più frequentemente riacutizzazioni respiratorie rispetto a quelli con punteggio CAT<10.
Molti individui a rischio elevato con evidenza di alcune caratteristiche ricondubili alla Bpco non ricevono formalmente diagnosi di malattia sulla base dei criteri diagnostici correnti.

“Rispetto alla FVC – spiegano i ricercatori nell’introduzione allo studio – la capacità vitale lenta SVC potrebbe riflettere meglio la capacità vitale reale in presenza di malattia ostruttiva polmonare in ragione della possibile sottostima della FVC, che descrive il risultato delle compressione dinamica delle vie aeree respiratorie durante la manovra di espirazione forzata e il ridotto tempo di esalazione. In questi setting, pertanto, la SVC potrebbe essere più appropriata per calcolare il rapporto FEV1/VC (capacità vitale) in base alle linee guida dell’American Thoracic Society”.

I ricercatori hanno condotto un’analisi retrospettiva per studiare se la SVC, invece di FVC, potesse aumentare le sensibilità della spirometria nell’identificare i pazienti con malattia polmonare ostruttiva all’esordio o di lieve entità.

Lo studio ha incluso 854 fumatori ed ex fumatori di una coorte osservazionale (SPIROMICS), aventi un rapporto FEV1/FVC post-broncodilatazione pari almeno a 0,7 e con una FEV1 predetta pari almeno all’80%.
I ricercatori hanno messo a confronto le caratteristiche iniziali, quelle rilevabili alla Tac toracica, le riacutizzazioni e la progressione di Bpco durante un follow-up condotto su 734 partecipanti allo studio con rapporto FEV1/SVC post-broncodilatazione pari almeno a 0,7 e su 120 individui con rapporto FEV1/SVC post-broncodilatazione <0,7.

Gli individui con rapporto FEV1/SVC <0,7 erano in età più avanzata (65,3 vs. 59,1 anni), avevano un valore più basso di FEV1 (2,56 vs. 2,71) e più enfisema (2,3 vs. 1,53) rispetto ai partecipanti allo studio con un rapporto FEV1/SVC pari almeno a 0,7.

Risultati principali
I ricercatori hanno osservato una percentuale maggiore di enfisema (0,45%; IC95%= 0,09-0,82), intrappolamento di gas respiratori (2,52%; IC95%= 0,59-4,44) e di malattia funzionale delle piccole vie aeree respiratorie (2,78%; IC95%= 0,72-4,83) al basale tra gli individui con rapporto FEV1/SVC post-broncodilatazione inferiore a 0,7 rispetto agli individui con rapporto FEV1/SVC pari almeno a 0,7 nelle analisi corrette per la presenza di fattori confondenti.

Il rapporto FEV1/SVC<0,7 è risultato associato ad episodi più severi di riacutizzazione di malattia (IRR= 2,6; IC95%= 1,04-4,89), ma non con gli episodi totali di riacutizzazione (IRR = 1,61; IC95%=0,97-2,64) nel corso del follow-up (mediana durata= 1.500 giorni).

Inoltre, il rapporto FEV1/SVC<0,7 è risultato associato anche alla progressione di Bpco (HR = 3,93; IC95%=2,71-5.72) durante 3 anni di follow-up, dopo aggiustamento dei dati in base a fattori demografici e all’esposizione al fumo di sigaretta.

Da ultimo, i ricercatori hanno osservato risultati simili quando hanno valutato l’associazione tra il rapporto FEV1/SVC pre-broncodilatazione inferiore a 0,7 o il rapporto FEV1/SVC più basso del limite inferiore di normalità con le caratteristiche alla Tac toracica e la progressione di Bpco.

Riassumendo
In conclusione, un rapporto FEV1/SVC<0,7 o al limite inferiore di normalità potrebbe essere utilizzato come marker di ostruzione precoce e come utile strumento di identificazione dei soggetti con rischio aumentato di Bpco. Lo stesso rapporto, utilizzato in fumatori con risultati ai test spirometrici nella norma potrebbe identificare i soggetti con aumento dell’enfisema, dell’intrappolamento di gas respiratori e a rischio di progressione futura di Bpco.

A questo punto, sarebbero necessari nuovi studi che valutino se il rapporto FEV1/SVC debba essere utilizzato in aggiunta ai criteri diagnostici correnti per identificare gli individui a rischio elevato di Bpco che potrebbero trarre maggior beneficio da alcuni interventi tempestivi quali la cessazione dell’abitudine al fumo o il ricorso alla farmacoterapia.

Bibliografia
Fortis S et al. Ratio of Forced Expiratory Volume in 1 second /Slow Vital Capacity (FEV1/SVC)<0.7 is associated with clinical, functional, and radiologic features of obstructive lung disease in smokers with preserved lung function. Chest. 2021;doi:10.1016/j.chest.2021.01.067.
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