Corriere Nazionale

Senza matrimoni 1 milione di posti di lavoro a rischio

Matrimoni low cost dopo l'emergenza Coronavirus: la richiesta di servizi matrimoniali è calata del 78%, da gennaio e chi si sposa lo fa al risparmio

Settore matrimoni in crisi profonda con le restrizioni per contenere l’emergenza Covid: secondo Uecoop 1 milione di posti a rischio

Sono circa un milione i posti di lavoro, fra diretti e indotto, garantiti dal settore dei matrimoni in Italia messo in crisi dal crollo delle cerimonie a causa delle limitazioni per l’emergenza Covid. E’ quanto afferma l’Unione europea delle cooperative (Uecoop) nel sottolineare che nell’anno della pandemia è stato cancellato 1 matrimonio su 2 (-50,3%) rispetto al 2019 secondo gli ultimi dati Istat.

Dalla ristorazione alla fotografia, dai trasporti al florovivaismo, dai viaggi all’abbigliamento, dall’immobiliare fino alla vigilanza privata – sottolinea Uecoop – la crisi generata dal Covid ha provocato il crollo del fatturato e stravolto i bilanci delle 80mila fra aziende e cooperative che operano nel settore secondo Assoeventi.

Ma l’emergenza coronavirus ha costretto migliaia di coppie pronte a convolare a nozze – continua Uecoop – a contrattare rimborsi o voucher per riorganizzare nei tempi e nei modi il pronunciamento del fatidico con danni economici e problemi organizzativi e psicologici. Il Covid ha trasformato la preparazione del giorno più bello in una specie di incubo – conclude Uecoop – con i futuri sposi, relativi familiari e ospiti costretti a rinviare tutto con una giungla di disdette, fornitori da pagare e servizi da riorganizzare.

I DATI ISTAT

La prolungata permanenza dei giovani nella famiglia di origine è, come è noto, dovuta a molteplici fattori: aumento diffuso della scolarizzazione e allungamento dei tempi formativi; difficoltà nell’ingresso nel mondo del lavoro e condizione di precarietà del lavoro stesso; difficoltà di accesso al mercato delle abitazioni. L’effetto di questi fattori si amplifica nei periodi di congiuntura economica sfavorevole, spingendo i giovani a ritardare ulteriormente, rispetto alle generazioni precedenti, le tappe dei percorsi verso la vita adulta, tra cui quella della formazione di una famiglia. Così l’Istat nel report ‘Matrimoni, unioni civili, separazioni e divorzi – Anno 2019’.

La propensione a sposarsi per la prima volta subisce un vero e proprio crollo, rispetto al 2014, tra i giovani fino a 34 anni (rispettivamente -9,5% per gli uomini e -7,8% per le donne). Aumenta invece tra i 35 e i 49 anni (+ 12,2% e +23,1%), proprio per effetto della posticipazione dell’evento verso età sempre più mature.

D’altra parte sono proprio i giovani sino a 34 anni a non aver ancora recuperato l’occupazione persa negli anni precedenti. Il rinvio delle prime nozze è dunque sempre più accentuato: attualmente per i primi matrimoni entro i 49 anni di età gli uomini hanno in media 33,9 anni e le donne 31,7 (rispettivamente 1,8 e 2,3 anni in più rispetto al 2008).

NOZZE E UNIONI CIVILI IN FORTE CALO, IN LIEVE DIMINUZIONE ANCHE DIVORZI

“Nel 2019 sono stati celebrati in Italia 184.088 matrimoni, 11.690 in meno rispetto all’anno precedente (-6,0%). Il calo riguarda soprattutto i primi matrimoni. Scendono anche le seconde nozze o successive (-2,5%) ma aumenta la loro incidenza sul totale: ogni 5 celebrazioni almeno uno sposo è alle seconde nozze”. Lo comunica l’Istat nel report ‘Matrimoni, unioni civili, separazioni e divorzi – Anno 2019’.

I divorzi diminuiscono leggermente (85.349, -13,9% rispetto al 2016, anno di massimo relativo) dopo il boom dovuto agli effetti delle norme introdotte nel 2014 e nel 2015 che hanno semplificato e velocizzato le procedure. Pressoché stabili le separazioni (97.474).

Sono 146.150 i primi matrimoni, nuovo minimo rispetto a quello già osservato nel 2017 (152.500). Erano 212 mila nel 2008. È del 70,1% la quota di divorzi consensuali, quasi la metà di questi sono extragiudiziali (26.920).

UNIONI CIVILI COPPIE DELLO STESSO SESSO PIÙ DIFFUSE NEL NORD-OVEST

Il 5 giugno 2016 è entrata in vigore la Legge che ha introdotto in Italia l’istituto dell’unione civile tra persone dello stesso sesso. Nel corso del secondo semestre 2016 si sono costituite 2.336 unioni civili, un numero particolarmente consistente che ha riguardato coppie da tempo in attesa di ufficializzare il proprio legame affettivo. Al boom iniziale ha fatto poi seguito un progressivo ridimensionamento. Così l’Istat nel report ‘Matrimoni, unioni civili, separazioni e divorzi – Anno 2019’.

Nel 2019 sono state costituite 2.297 unioni civili (tra coppie dello stesso sesso) presso gli Uffici di Stato civile dei comuni italiani. Queste si vanno a sommare a quelle già costituite nel corso del secondo semestre 2016 (2.336), e degli anni 2017 (4.376) e 2018 (2.808). Come atteso, dopo il picco registrato subito dopo l’entrata in vigore della nuova legge, il fenomeno si sta progressivamente stabilizzando.

Il 37,9% delle unioni civili è nel Nord-ovest, seguito dal Centro (26,7%). Tra le regioni in testa si posiziona la Lombardia con il 24,5%, seguono Lazio (15,3%), Piemonte (9,6%), Emilia-Romagna (9,3%) e Toscana (8,8%). Considerando i tassi per 100mila residenti, il Lazio si colloca al primo posto (6,1 per 100mila), seguito da Lombardia (5,6), Toscana e Liguria (5,4). Emerge con particolare evidenza il ruolo attrattivo di alcune metropoli. Nel 2019 nel comune di Roma e in quello di Milano le unioni sono state complessivamente il 20,3% del totale (rispettivamente il 10,8% e il 9,5%).

Particolarmente rilevante è il ruolo della provincia di Roma dove si è concentrato il 14,0% di tutte le unioni civili e di quella di Milano (con il 12,3% del totale delle unioni). Si conferma anche nel 2019 la prevalenza di coppie di uomini (1.428 unioni, il 62,2% del totale), anche se in progressivo ridimensionamento (73,6% nel 2016, 67,7% nel 2017 e 64,2% nel 2018). Tale quota è abbastanza simile in tutte le ripartizioni: dal 60,4% del Sud al 66,4% delle Isole. In Lombardia le unioni civili di uomini sono il 65,1%, nel Lazio il 62,8%.

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