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Artriti all’esordio: il trattamento è differenziato

Artriti all’esordio: è il numero di fattori di rischio di malattia persistente a determinarne il trattamento secondo un nuovo studio

I pazienti con artriti all’esordio, indifferenziate, potrebbero trarre beneficio da trattamenti di aggressività lieve o maggiore a seconda della presenza di fattori di rischio indicativi di sviluppo di artrite reumatoide.

Queste le conclusioni di uno studio pubblicato su Rheumatology che, se verranno confermate in studi ulteriori, potrebbero prefigurare il trattamento di alcuni di questi pazienti con idrossiclorochina, steroidi o FANS in luogo di metotressato in relazione al numero di questi fattori di rischio di malattia persistente.

Razionale e disegno dello studio
“Come è noto, le linee guida EULAR raccomandano di iniziare un trattamento con MTX nei pazienti che sono a rischio di artrite persistente, di fatto sinonimo di artrite reumatoide, ricordano i ricercatori nell’introduzione allo studio -. Queste raccomandazioni, tuttavia, si basano su studi che hanno reclutato pazienti con AR conclamata”.

In uno studio precedentemente condotto dalla stessa equipe di ricerca, era stato osservato come l’idrossiclorochina potesse essere efficace come MTX nei pazienti con AR di nuova diagnosi e in assenza di autoanticorpi. E’ stata questa osservazione, pertanto, a suggerire l’ipotesi, alla base del nuovo studio, di verificare se quanto osservato in precedenza potesse essere applicato ad alcuni sottogruppi di pazienti con artrite all’esordio.

I ricercatori hanno reclutato, pertanto, 130 pazienti provenienti dal trial tREACH (the Rotterdam Early Arthritis Cohort) che presentavano almeno un’articolazione tumefatta ma che non soddisfacevano i criteri diagnostici di AR.

Questi sono stati raggruppati, successivamente, sulla base del numero di fattori di rischio di malattia persistente. I fattori di rischio in questione erano dati da:
– Positività agli autoanticorpi (RF+, ACPA+)
– Poliartrite (presenza di più di 4 articolazioni tumefatte)
– Malattia erosiva
– Innalzamento dei livelli di alcuni agenti reattivi di fase acuta

Trentuno pazienti dei 130 considerati non avevano nessuno dei fattori di rischio sopracitati, a differenza di 66 e 33 pazienti che mostravano rispettivamente, un fattore di rischio e almeno due.

Risultati principali
Dopo due anni di follow-up, il 74% dei pazienti che non mostrava nessuno dei fattori di rischio sopra indicati era andato incontro a recupero dalla condizione artritica di partenza, senza assumere DMARDs per almeno 6 mesi (remissione libera da DMARD).

Tra i pazienti che mostravano un fattore di rischio, invece, il 48% ha raggiunto la remissione libera da DMARD. Considerando, invece, i pazienti con almeno due fattori di rischio, il 45% ha raggiunto lo stato di remissione libero da farmaci.

I ricercatori hanno notato che le differenze tra il gruppo che non mostrava fattori di rischio e gli altri due gruppi erano statisticamente significative (p<0,05), dimostrando che quei pazienti che sperimentavano la sintomatologia artritica da meno di un semestre erano quelli che avevano maggiori probabilità di raggiungere lo stato di remissione libera da malattia.

A questo punto, hanno raggruppato i pazienti in gruppi differenti sulla base del trattamento ricevuto. Un gruppo di 30 pazienti era stato inizialmente sottoposto a trattamento con MTX e includeva pazienti che avevano ricevuto anche trattamenti con altri farmaci.

Un altro gruppo di 40 pazienti era stato inizialmente trattato con idrossiclorochina, mentre un gruppo di 60 pazienti era costituito da individui non trattati inizialmente con DMARDs e che avevano ricevuto un trattamento con FANS o glucocorticoidi.

Da questa seconda analisi per sottogruppi non sono emerse differenze statisticamente significative in termini di tassi di remissione libera da DMARDs tra i diversi gruppi in studio.
Tuttavia, nei pazienti non trattati inizialmente con DMARDs, la possibilità di andare incontro a remissione libera da DMARDs sostenuta per più di un anno è risultata inferiore rispetto a quelli che erano stati trattati inizialmente con MTX  (OR= 4,28; IC95% =1,34 – 13,72; P < 0,05).

Non solo: quei pazienti con numero di fattori di rischio iniziale più basso hanno avuto maggiori probabilità di vedersi ridotta la posologia del/i farmaco/i somministrato/i, e sono risultati a minor rischio di recidive. I pazienti con un numero maggiore di fattori di rischio, invece, sono risultati a maggior rischio di intensificazione della terapia, fino ad arrivare all’impiego di farmaci biologici.

Riassumendo
In conclusione, i risultati dello studio potrebbero essere di aiuto ai reumatologi per determinare quali pazienti hanno bisogno di trattamento più aggressivo, postulando anche la possibilità in futuro, tutta da verificare in studi ulteriori, di utilizzare idrossiclorochina o FANS, in luogo di MTX, nei pazienti con meno fattori di rischio e che non tollerano MTX.

Alla luce di quanto dimostrato parrebbe utile, pertanto, concludono i ricercatori, che i medici di base che hanno il sospetto clinico di artrite infiammatoria mandassero i loro pazienti allo specialista reumatologo previo test per la presenza di autoanticorpi.

Bibliografia
Luurssen-Masurel N et al. The number of risk factors for persistent disease determines the clinical course of early arthritis. heumatology. Published online January 23, 2021.
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