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Carcinoma a cellule squamose e anemia di Fanconi: un nuvo studio

Identificato un nuovo potenziale target terapeutico nella Sla: descritto il ruolo chiave del recettore CXCR2 in un gruppo di pazienti

Uno studio statunitense punta a comprendere in che modo l’instabilità del DNA sia causa di un’aumentata incidenza del carcinoma a cellule squamose nei bambini con anemia di Fanconi

Qual è il filo rosso che unisce la ricerca con le cellule staminali, una forma di insufficienza midollare conosciuta come anemia di Fanconi e un tumore raro come il carcinoma a cellule squamose (SCC)? La risposta è in un articolo pubblicato lo scorso novembre sulla rivista Cell Stem Cell da un gruppo di ricercatori del Children’s Hospital Medical Center di Cincinnati che ha sfruttato le potenzialità delle cellule staminali per far luce sulle correlazioni genotipo-fenotipo di una patologia genetica rara e multiforme come l’anemia di Fanconi. Uno studio che aiuta a comprendere come i pazienti con questa grave malattia, che si manifesta in età scolare con un andamento progressivo, sviluppino con maggiore frequenza il carcinoma a cellule squamose.

ANEMIA DI FANCONI E CARCINOMA A CELLULE SQUAMOSE

L’anemia di Fanconi è una rara forma di anemia caratterizzata da pancitopenia (carenza di tutti i tipi di cellule del sangue, come globuli bianchi e rossi), ritardo dell’accrescimento, malformazioni e tendenza a sviluppare tumori come leucemie, mielodisplasie e carcinomi a cellule squamose (soprattutto della testa e del collo, dell’esofago o dell’apparato urogenitale). Questo genere di tumore può svilupparsi in diversi siti del corpo dove sia presente l’epitelio squamoso e risulta spesso di difficile guarigione. Tra i fattori di rischio figurano l’esposizione ad agenti cancerogeni o l’infezione di virus quali il Papillomavirus, ma esiste una base genetica che deve essere ancora ben approfondita. La genetica è anche il nodo cruciale dell’anemia di Fanconi che si caratterizza per una marcata instabilità cromosomica ed è causata da un alto numero di mutazioni sparpagliate su geni diversi (riuniti in otto gruppi di complementazione). Questo significa che il fenotipo dell’anemia di Fanconi è altamente variabile e non sempre riconducibile ad uno standard clinico, rendendo difficile la diagnosi e, spesso, ritardando l’accesso alle terapie con androgeni e steroidi anabolizzanti o corticosteroidi i quali possono però avere effetti dannosi per il fegato.

I ricercatori del Children’s Hospital Medical Center di Cincinnati negli Stati Uniti, guidati dalla prof.ssa Susanne Wells, hanno osservato che i pazienti con anemia di Fanconi sono più suscettibili alla formazione di lesioni che predispongono allo sviluppo di carcinomi a cellule squamose e hanno messo a punto un modello di studio – ricorrendo alle cellule staminali – per provare a spiegare i fenotipi associati alla patologia e fornire così nuove basi per identificare terapie capaci di prevenire l’insorgenza di SCC.

MODELLI DI STUDIO: LE CELLULE STAMINALI

Per prima cosa è stato sviluppato un test che, attraverso l’applicazione di una pressione moderata sull’epidermide dei bambini con anemia di Fanconi, è stato in grado di rilevare quelli che avevano una predisposizione allo sviluppo di lesioni cutanee. A questo punto, da essi hanno ottenuto un campione di epidermide che è stato usato per generare le cellule staminali pluripotenti (PSC) successivamente differenziate in cellule progenitrici endoteliali epidermiche che sono state coltivate in colture dermiche organotipiche. Questi ultimi sono modelli tridimensionali altamente specializzati rappresentati da zattere di pelle esprimenti le mutazioni associate all’anemia di Fanconi. La loro accuratezza è di gran lunga maggiore della maggior parte dei modelli animali.

I ricercatori hanno visto che in tali modelli le giunzioni tra le cellule erano diminuite e il tasso di proliferazione cellulare nel compartimento basale dell’epidermide era aumentato. Le mutazioni nei componenti strutturali dei desmosomi e degli emodesmosomi comportano un’accelerazione della formazione di vesciche sulla pelle, e questa fragilità epidermica innesca più facilmente processi patologici che possono sfociare nel cancro, soprattutto in un carcinoma delle cellule squamose.

Purtroppo il numero di pazienti selezionato è stato limitato – come ci si potrebbe attendere da protocolli di questo tipo – ma i ricercatori contano di ampliare la base di pazienti per un tipo di ricerca che ha confermato come i bambini con anemia di Fanconi siano particolarmente suscettibilità alle vulnerabilità epidermiche che portano all’SCC. Grazie a modelli cellulari nuovi ed estremamente precisi, come quelli messi a punto da Wells e dal suo team, è possibile indagare più a fondo la complessità genetica di questa insufficienza midollare, comprendendo meglio i processi cellulari che promuovono il carcinoma a cellule squamose e, auspicabilmente, individuando passaggi importanti nel percorso di sviluppo di un tumore che potrebbero essere il punto da cui partire per ideare nuove strategie terapeutiche.

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