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Dat Vila, un album per i 40 anni del deejay

Dat Vila

Il dj fiorentino Dat Vila

Il dj toscano Dat Vila si regala un album per i suoi 40 anni, con tredici brani inediti dove strizza l’occhio al sound del 2000 e dà sfogo alla sua passione per l’house music

La copertina di “40”, l’albume del dj Dat Vila

Non sono tanti i deejay capaci di suonare uno strumento musicale oltre alla consolle. E in questi tempi dove tutti si sentono esperti di tutto, spesso anche a sproposito, fa piacere incontrare un professionista della musica che conosce bene la grammatica del suo lavoro, note e pentagramma, e che alla passione per il suono ha aggiunto anche gli studi musicali. Dopo un diploma al conservatorio di Bologna ha riposto pianoforte e sassofono nella custodia per diventare Dat Vila e dedicarsi alla musica da club. Adesso festeggia i suoi primi quarant’anni regalandosi un album con tredici brani da ascoltare tutti d’un fiato, in attesa di potersi scatenare nei club appena finita l’emergenza Covid. Uscito il 26 dicembre, “40” arriva dopo vari E. P. (mini album di 2-3 tracce) prodotti da Dat Vila. L’album è acquistabile su tutti i portali cercando Dat Vila 40. “Arrivato ai quarant’anni ho deciso di creare questo disco dove ho voluto inserire alcuni brani che avevo fatto con l’etichetta Deep Tech Lab, rimodellati e riarrangiati, aggiungendo poi altri inediti, in modo da creare un album che mi rispecchia al cento per cento”  spiega il deejay che ha realizzato un album composito, dove convivono tante sonorità a cavallo tra la fine degli anni Novanta e i Duemila, bagnate nelle acque del sound contemporaneo. 

Come definiresti musicalmente questo disco?

E’ un lavoro molto intimo, quasi vitale, perché raccoglie tutte le sonorità che mi rispecchiano e che amo suonare oggi: House e Tech House. Su alcune tracce come “Guess What” e “The Underground” è presente una strizzatina d’occhio al sound del 2000, anno in cui la mia carriera iniziò a prendere forma, con dei flashback a sonorità indelebili, che ho inserito per dare un tributo personale agli anni e al sound che si respirava nei club all’epoca. 

Immagino che la realizzazione non sia stata facile in questo periodo

L’album ha preso vita proprio durante i mesi della quarantena, dei tempi che sono stati un po’ difficili per tutti. Ma nonostante la forzata chiusura ero un fiume in piena, e ho lavorato con una carica positiva immensa. Paradossalmente in tempi normali non era facile produrre così tanto perché mi mancava il tempo tra radio, showcase, serate e impegni personale. Ricordo ancora le mattine e i pomeriggi in cui cercavo di buttare giù idee, creando piccoli frammenti e suonando i vari strumenti. Mi accorgevo che piano piano riuscivo a tirar fuori da ogni singola battuta ciò che volevo veramente dai miei brani e successivamente iniziavo un nuovo brano al mattino e la sera lo avevo già completato e masterizzato per farlo suonare come volevo io al 100%. Quindi è stato il disco perfetto nel momento perfetto. 

Come è cambiato il tuo lavoro con la pandemia?

Sicuramente l’arrivo della pandemia è stato un vero colpo basso per il mondo della notte e per tutti gli “addetti ai lavori” in generale. Il mio lavoro ha subito una metamorfosi inaspettata e repentina, un vero mondo nuovo senza coordinate. Ritrovarsi dal fare tre o quattro serate a settimana ad uno stop forzato mi ha messo a durissima. Però non mi sono dato per vinto lasciando che il covid mi rubasse le energie con cui affronto sempre il mio lavoro, quindi mi sono seduto, ho fatto un grande respiro e ho deciso di mettere in pratica tutto ciò che volevo fare da tempo, tirare fuori me stesso in musica. Così è nato l’album, decisamente e indubbiamente come una sfida. 

Il deejay Dat Vila

Quali nuove sfide ci sono all’orizzonte?

Adesso sono al lavoro con l’etichetta sulla distribuzione e marketing di “40”. Non mi sono comunque adagiato sugli allori, perché oltre alla produzione musicale continuo ancora a suonare, ovviamente non nei club ma nelle radio. Ad oggi sto collaborando con Move Ibiza Radio dove ho il mio spazio il venerdì e il sabato. A questa emittente di Ibiza ho affidato due nuovi singoli che saranno inclusi nella compilation “Move Ibiza The Annual 2021. Collaboro anche con Clubbers Radio, sempre spagnola. Per il resto come si dice? Chi vivrà vedrà.

Quali sono i deejay di riferimento per il tuo lavoro? 

Proponendo House Music in tutte le sue sfaccettature, i dj di riferimento sono molteplici. Sicuramente tutta la corrente Defected e Glitterbox, nomi come Sam Divine, Simon Dunmore, David Penn, Qubiko, Cloone, per citarne alcuni. Seguo e propongo spesso anche molta Funky House e Jackin House per aprire le serate e qui uno dei migliori resta sempre e comunque il nostrano Angelo Ferreri. In campo Tech house, che propongo maggiormente nelle mie serate e che si ricollega anche al mio album, di esponenti ce ne sono una marea, come Guille Placencia, Beki M, Ludo Lacoste per citarne alcuni. 

Come è nata la tua passione per la musica?

Il 26 dicembre 1980, quando sono nato eravamo già un tutt’uno. Sin da piccolo collezionavo 45 giri e musicassette ed era difficile che chiedessi giocattoli come regalo. All’età di cinque anni ho iniziato a suonare il sax nella banda del paese e successivamente ho frequentato una scuola di musica vera e propria dove ho avuto esperienze di orchestra, specializzandomi in musica jazz e classica. Poco dopo ho fatto un enorme salto, studiando al conservatorio di Bologna e riuscendo a raggiungere il diploma di Pianoforte e Sax. Successivamente, sono entrato a far parte della night life come sassofonista, improvvisando sulla musica house dal vivo per tanti anni, fino a che non ho abbandonato tutto per dedicarmi alla consolle, alla sperimentazione e alla produzione come lavoro principale. 

Che musica ascolti in macchina o a casa?

Non ho un genere ben preciso, dipende dal momento e da come mi sento. Ma non posso certo tenere all’oscuro la mia passione immensa per il Rock e il Metal (di quest’ultimo tra l’altro sono recensore in un famosissimo portale web). 

Se non facessi il deejay che faresti?

Sicuramente se ci fosse la possibilità tornerei a lavorare in un negozio di dischi. A parte la musica che già parla da sé, ho sempre avuto una forte passione nel consigliare, condividere, far scoprire nuove cose alla gente. Credo che leggere nel pensiero delle persone e riuscire a carpire ciò di cui hanno bisogno musicalmente, sia una delle cose più belle e profonde che esistano. E’ come se prendi in mano la loro mente, le loro idee e il loro cuore e li unisci traendone il giusto connubio musicale. Alla fine non è una cosa da maghi, lo fa anche un deejay!

  

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