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Suad Amiry: “Momento giusto per uno Stato di Palestina”

Suad Amiry: "Momento giusto per uno Stato di Palestina"

La scrittrice Suad Amiry: “Con l’uscita di scena di Trump questo è il momento per progettare uno Stato di Palestina”

“Questa è la congiuntura storica perfetta per rilanciare il progetto di uno Stato di Palestina, deviando dal percorso politico aperto da Trump”. Suad Amiry, architetto e scrittrice palestinese, nota in Italia con quasi dieci pubblicazioni, dialoga con l’agenzia Dire (www.dire.it) dopo la Conferenza ad Assisi per il “riconoscimento dello Stato di Palestina”. Amiry, una delle personalità internazionali che sostengono l’iniziativa, osserva che “finalmente Trump sta uscendo di scena, lasciandosi dietro le macerie dei suoi accordi con Israele che stanno facendo soffrire così tanti palestinesi”. La scrittrice continua: “Quello che non è chiaro è che a Israele normalizzare i rapporti con Paesi come Emirati o Bahrein non serve a niente: solo la pace coi palestinesi sarà veramente utile al suo futuro, al nostro futuro”.

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Amiry, 69 anni, è solita trascorrere tre mesi nella provincia di Todi perché, spiega, “mi sento italiana e vengo qui per scrivere”. “I palestinesi- continua- soffrono anche una profonda indifferenza: fino a una ventina d’anni fa, soprattutto da parte degli italiani, c’era un grande sostegno per i loro diritti. Oggi invece le nuove generazioni in tutto il mondo devono affrontare così tante difficoltà quotidiane che non hanno più tempo da dedicare a cause internazionali. Eppure mai come oggi la Palestina ha bisogno di sostegno, in particolare dall’Italia”.

AMIRY: “TRUMP HA  APPOGGIATO L’APARTHEID CONTRO I PALESTINESI”

In cima alla lista delle “violazioni”, la scrittrice cita la questione degli insediamenti illegali. “Con l’Accordo del secolo Trump ha offerto ad Israele di annettere il 30 per cento della Cisgiordania” denuncia. “Pochi giorni fa invece, durante la sua visita, il segretario di Stato americano Mike Pompeo ha raddoppiato l’offerta al 60 per cento, includendo tutta la ‘Zona C’”. Si tratta dell’area definita negli Accordi di Oslo, posta sotto il controllo militare israeliano, quella dove si trova la maggior parte degli insediamenti dei coloni israeliani illegali ai sensi del diritto internazionale. “I palestinesi sono disperati” dice Amiry. “Trump ha seppellito la possibilità di creare due Stati e ha apertamente dato appoggio all’estrema destra israeliana e all’apartheid contro i palestinesi“. Secondo la scrittrice, l’elezione di Joe Biden “rende moderatamente ottimisti”, perché “almeno lui è contrario agli insediamenti”.

Convinta che “nessuna occupazione dura per sempre, come dimostra la storia dell’Africa”, la scrittrice chiede “più dialogo, coinvolgendo anche i gruppi che in Israele sono favorevoli alla soluzione dei due Stati e che resistono a un modello di società più autoritaria, ortodossa e razzista”. E se è vero che il segreto della pace sta nel dialogo, bisogna pure “conoscere la Palestina”. Questo il fulcro dell’ultimo romanzo di Amiry, ‘Storia di un abito inglese e di una mucca ebrea’ (Mondadori, 2020), “dedicato a Giaffa, la città di mio padre”. “All’indomani della guerra del 1948 – ricorda Suad Amiry-  la mia famiglia è stata costretta a lasciare tutto e partire. Sono cresciuta da profuga in Giordania sognando Giaffa. Lo sapevate che aveva due nomi? ‘Sposa del mare’ perché era molto bella, e ‘madre degli stranieri’ perché era aperta a tutti i popoli, le fedi e le culture”.

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Il libro racconta la storia d’amore tra due adolescenti, ma “attraverso i loro occhi conosciamo la città, prima e dopo la guerra del ’48”.

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