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Artrite reumatoide: confermata efficacia di tofacitinib

Uno studio giapponese ha confermato l’efficacia di tofacitinib nella vita reale in pazienti affetti da artrite reumatoide: ecco i risultati

Uno studio giapponese real world, derivante dal registro CORRONA e presentato al congresso ACR2020, ha evidenziato una risposta positiva dei pazienti con artrite reumatoide ai farmaci DMARDs (disease-modifying antirheumatic drugs), tra cui tofacitinib. Questi risultati si aggiungono alla crescente letteratura scientifica che sta cercando di comprendere i risultati del mondo reale.

L’artrite reumatoide (AR) è una malattia infiammatoria cronica e sistemica che colpisce dallo 0,6% all’1,0% della popolazione giapponese. Ci sono diversi farmaci anti-reumatici approvati per il trattamento dell’AR in Giappone: sintetici convenzionali, sintetici mirati e farmaci biologici modificanti la malattia (DMARD).

Poco si sa sulle caratteristiche dei pazienti trattati con questi farmaci e la loro rispettiva efficacia nella vita reale giapponese.
L’obiettivo dello studio era descrivere l’efficacia di quattro classi di farmaci e valutare il cambiamento nelle attività della malattia e negli outcome riferiti dal paziente (PRO) in una coorte di pazienti i cui dati erano inseriti nel registro giapponese Corrona AR.

Questo registro è una potenziale coorte osservazionale indipendente di pazienti giapponesi con AR
I pazienti sono stati reclutati da 47 cliniche private, pubbliche e altri siti clinici accademici con il coinvolgimento di oltre 177 medici.
Tutti dovevano avere diagnosi di AR secondo i criteri di classificazione del 1987 dell’ACR o del 2010 ACR/EULAR e avere un’età pari o superiore ai 18 anni.
Nel registro vengono raccolti dati sia da medici che da pazienti al momento di una regolare visita ambulatoriale. A partire da maggio 2020, il database Corrona ha incluso informazioni su circa 1.856 pazienti e 6.894 visite

La popolazione considerata nello studio era dunque iscritta a tale registro e aveva iniziato una terapia a base di DMARD tra il 03/01/2016 e il 31/12/2019 e aveva almeno 6-visite di follow-up.

I farmaci assunti erano delle seguenti quattro classi di farmaci [metotressato (MTX), inibitori del fattore di necrosi tumorale (TNFi), nonTNFi e tofacitinib].

Sono state registrate varie caratteristiche dei pazienti: dati demografici, comorbidità, storia del trattamento, caratteristiche della malattia, attività della malattia e PRO.

Gli endpoint di efficacia comprendevano variazione dell’attività della malattia [Indice di attività della malattia clinica (CDAI)] e PRO (fatica e dolore) e il raggiungimento della differenza minima clinicamente importante (MCID) nella CDAI.
Altri risultati di efficacia comprendevano miglioramento del punteggio ACR20/50/70 modificato, la persistenza in terapia a sei mesi.

Nel registro erano presenti 1293 pazienti trattati rispettivamente con: 275 MTX, 331 TNFi, 525 non TNFi e 162 tofacitinib che avevano a disposizione sia la visita iniziale che quella a 6 mesi di follow up.
La durata media della malattia era rispettivamente di 2,4, 7,2, 9,8 e 11,8 anni nei gruppi MTX, TNFi, nonTNFi e tofacitinib. Quasi tutti i pazienti che avevano iniziato MTX (99,3%) erano naive ai biologici.

Tra chi aveva iniziato il trattamento con TNFi, il 76,7%, 16,9%, 3,6% e 2,7% avevano ricevuto il loro farmaco come 1 °, 2 °, 3 ° e 4 ° biologico/inibitore della Janus chinasi (JAKi), rispettivamente.
Per i pazienti nel gruppo non TNFi, queste percentuali erano rispettivamente il 62,7%, 21,3%, 9,3% e 6,7%.

Tra chi aveva iniziato la terapia con tofacitinib, il 26,5% dei pazienti lo aveva ricevuto come primo trattamento, il 35,2% come secondo, il 21,0% come terzo e il 17,3% come quarto biologico/JAKi.
All’inizio, l’attività media della malattia, misurata dal CDAI, era 19,0, 22,6, 21,9 e 23,1 rispettivamente per i pazienti MTX, TNFi, nonTNFi e tofacitinib.

Alla visita follow up di 6 mesi dopo l’inizio, la variazione media di CDAI era -9,9, -11,6, -11,8 e -12,4 rispettivamente per MTX, TNFi, nonTNFi e tofacitinib.
I risultati hanno evidenziato che la maggior parte dei pazienti ha raggiunto la MCID nella CDAI (61,0%, 62,6%, 67,1% e 66,7% a seguito del trattamento con MTX, TNFi, nonTNFi e tofacitinib, rispettivamente.
Quasi la metà di tutti i pazienti che avevano iniziato un trattamento ha ottenuto risposte ACR20 (46,9%, 42,6%, 48,2% e 45,1% degli iniziatori MTX, TNFi, nonTNFi e tofacitinib, rispettivamente).

Circa l’80% dei pazienti sono rimasti in trattamento con il farmaco fino alla loro visita di follow-up di 6 mesi (79,6%, 82,8%, 85,1% e 85,2% per MTX, TNFi, nonTNFi e tofacitinib, rispettivamente).

In conclusione, gli autori hanno sottolineato che vi erano profili di pazienti diversi tra coloro che avevano iniziato ciascuna delle quattro classi di farmaci.

Nel complesso, la maggior parte dei pazienti che avevano ricevuto MTX, TNFi, nonTNFi e tofacitinib hanno avuto buone risposte. Questo dato di risposta positiva del paziente ai DMARD in una popolazione giapponese con AR si aggiunge alla crescente letteratura scientifica che sta cercando di comprendere i risultati del mondo reale.

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