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Inalatori Bpco: per gli anziani fondamentale uso corretto

Asma: triplice terapia agisce sulle riacutizzazioni

Bpco: fondamentale il training all’utilizzo corretto degli inalatori negli anziani in terapia inalatoria secondo uno studio recentemente pubblicato su BMC Pediatrics

Un training “intensivo” della durata di 8 giorni sul corretto impiego degli inalatori nella terapia della Bpco migliora non solo il loro impiego ma riduce in misura maggiore la sintomatologia clinica nei pazienti geriatrici affetti da Bpco. La conferma giunge da uno studio recentemente pubblicato su BMC Pediatrics che ha evidenziato i benefici di questo intervento anche nei pazienti affetti da anomalie cognitive.

Razionale e disegno dello studio
La terapia inalatoria con LAMA/LABA (combinata nei casi più gravi con gli ICS) rappresenta la pietra miliare di trattamento delle ostruzioni polmonari causate da Bpco, ricordano i ricercatori nell’introduzione allo studio.

Molti pazienti anziani tendono ad incorrere in errori gravi di gestione di questa terapia che impediscono un delivery appropriato dei farmaci fino ai bronchioli.

La maggior parte dei farmaci per il trattamento della Bpco sono somministrati per via inalatoria o tramite inalatori a dose prefissata (MDI), con i farmaci veicolati come un gas, oppure tramite inalatori a polvere mista (SMI) oppure tramite inalatori a polvere secca (DPI).

I pazienti anziani che soffrono di Bpco, soprattutto quelli con visione alterata, declino cognitivo o disturbi motori/sensoriali delle loro dita, sperimentano non poche difficoltà nel maneggiare in modo appropriato i device di inalazione, essenziale per la somministrazione della terapia inalatoria della Bpco.

Tutto ciò ha, ovviamente, ripercussioni negative sull’aderenza alla terapia, soprattutto nei pazienti più anziani, come confermato da alcuni studi.
L’obiettivo di questo studio, pertanto, guidato dall’osservazione di un’elevata frequenza di errori nella gestione dei device utilizzati per la terapia inalatoria, è stato quello di verificare la bontà di un approccio di counselling basato su un training aggressivo, della durata di 8 giorni, sul corretto impiego di questi device per migliorare l’aderenza ai protocolli di trattamento prescritti e, al contempo, ridurre il numero e la severità degli errori di impiego dei device in questione.

Lo studio di intervento, avente disegno prospettico e della durata di un anno, ha preso in considerazione 38 pazienti ospedalizzati ultra65enni (età mediana= 79 anni) con diagnosi pregressa di Bpco.

I ricercatori hanno valutato l’effetto di un programma giornaliero di training all’impiego dei device, della durata di 8 giorni, che prevedeva video dimostrazioni sulla base delle raccomandazioni tedesche della German Airway League sulla frequenza di errori durante l’impiego della terapia inalatoria, la funzione respiratoria (FEV1 e FVC) e la percezione dei sintomi al test CAT (COPD Assessment Test).

Risultati principali
Dai dati è emerso che il numero di errori di maneggiamento dei device per paziente si è ridotto a seguito del training sopra indicato da 3 (0-7) a 0,5 (0-6) [mediana (minimo-massimo; p < 0,0001)].

Non solo: il punteggio CAT Score è sceso da 19,5 (14/24) a 14,5 (10,75/21) [mediana (25./75. percentile; p < 0,0001), ad indicare il verificarsi di una riduzione sostanziale della sintomatologia clinica.

Per contro, si è avuto un leggero incremento dei valori di FEV1 e FVC, anche se la differenza osservata (da 1 a 8 settimane) non è risultata statisticamente significativa.

Quanto al possibile impatto negativo sull’efficacia di questo intervento, derivante da alterazioni di tipo cognitivo o funzionale (dita), se, all’ingresso nello studio, il numero di errori di maneggiamento dei device è risultato inversamente correlato con il punteggio MMST (Mini Mental Status Test) (p=0,01), la riduzione del numero di errori di gestione dei device non è risultata correlata con questo punteggio. Ciò significa che anche i pazienti con anomalie di tipo cognitivo e funzionale possono beneficiare di questa attività di councelling.

Punti di forza e di debolezza dello studio
Nel commentare i risultati, i ricercatori hanno individuato come principale punto di forza del loro studio la sola inclusione di pazienti ultra65enni (più problematici in termini di comorbilità e complicanza), l’esclusione di pazienti con asma bronchiale e l’intensità del programma di training, che hanno portato ad una forte riduzione del numero di errori della terapia inalatoria indipendenti da età e stato cognitivo.

Inoltre, il programma di training aggressivo ha portato ad una forte riduzione dei sintomi percepiti dai pazienti, misurati con il punteggio CAT.
Non totalmente inatteso, invece, è risultato il leggero incremento di FEV1 e FVC nonostante una corretta applicazione degli inalatori per una settimana: “La Bpco – ricordano i ricercatori – è una malattia polmonare cronica degenerativa e non reversibile che si associa, normalmente, con un’infiammazione lieve, per cui l’effetto pieno sull’ostruzione polmonare si vede, di solito, dopo alcune settimane di terapia.

Tra i limiti dello studio, invece, i ricercatori segnalano la ridotta numerosità del campione di pazienti, il disegno monocentrico non randomizzato e l’assenza di un gruppo di controllo, a suggerire la necessità di convalidare questi risultati in studi di disegno e dimensioni numeriche più appropriate.

Bibliografia
Luley M-C et al. Training improves the handling of inhaler devices and reduces the severity of symptoms in geriatric patients suffering from chronic-obstructive pulmonary disease. BMC Geriatr 20, 398 (2020). https://doi.org/10.1186/s12877-020-01804-4. Leggi

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