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Linfoma a cellule mantellari: via libera alla terapia KTE-X19

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Linfoma a cellule mantellari ricaduto o refrattario: arriva il parere positivo dell’Unione europea per KTE-X19, terapia CAR-T di Gilead

Il Comitato per i medicinali per uso umano (Chmp) dell’Agenzia europea per i medicinali (Ema) ha emesso un parere positivo sulla domanda di autorizzazione all’immissione in commercio presentata da Kite, società di Gilead, per la terapia con le cellule CAR-T KTE-X19 come potenziale trattamento per pazienti adulti con linfoma mantellare recidivato o refrattario dopo due o più linee di terapia sistemica, compreso un inibitore della tirosin chinasi di Bruton (BTK).

Il Chmp raccomanda per KTE-X19 l’autorizzazione condizionata, una via di accesso più rapida per i farmaci che mostrano effetti terapeutici promettenti, ma per i quali non sono disponibili dati completi.

La raccomandazione del comitato europeo si basa sul positivo rapporto rischio-beneficio di KTE-X19, dimostrato dai risultati di sicurezza ed efficacia dello studio registrativo ZUMA-2.

Il linfoma a cellule mantellari
Il linfoma a cellule mantellari è una rara forma di linfoma non-Hodgkin che insorge da cellule che hanno origine nella “zona del mantello” del linfonodo e colpisce prevalentemente gli uomini di età superiore ai 60 anni.
I pazienti con linfoma a cellule del mantello recidivato o refrattario dopo due o più linee di terapia sistemica, tra cui inibitore della BTK, hanno una prognosi sfavorevole, con una sopravvivenza globale mediana di 6-10 mesi. In Europa, si stima che ogni anno siano almeno 7400 le diagnosi di linfoma mantellare.
«Il parere positivo del Chmp è una traguardo importante per i pazienti europei che hanno un linfoma a cellule del mantello recidivante o refrattario», ha detto Ken Takeshita, responsabile globale dello sviluppo clinico di Kite.

Le CAR-T KTE-X19
KTE-X19 è un’immunoterapia cellulare autologa, costituta da cellule CAR-T anti-CD19, un trattamento personalizzato che sfrutta il sistema immunitario del paziente per colpire le cellule tumorali.
Il prodotto può essere considerato una derivazione di axi-cel, le CAR-T sviluppate da Kite già approvate dall’Ema e già disponibili anche in Italia per il trattamento del linfoma diffuso a grandi cellule B e del linfoma primitivo del mediastino.

Il suo CAR è identico a quello di axi-cel, ma l’iter produttivo è stato modificato in modo da permettere l’arricchimento delle cellule T e una rimozione delle cellule maligne (linfoblasti) circolanti che potrebbero essere presenti nel sangue del paziente, a partire dal quale si preparano le CAR-T, e che sono un riscontro comune in alcune neoplasie delle cellule B. Tale modifica rende KTE-X19 un prodotto formalmente diverso da axi-cel, che deve seguire un iter regolatorio a sé.

Ottenuta la designazione PRIME dall’Ema
In riconoscimento del suo potenziale di beneficio per i pazienti con un significativo bisogno medico insoddisfatto, KTE-X19 ha ottenuto la designazione di Medicina Prioritaria (PRIME) dall’Ema.
La Commissione europea valuterà ora la raccomandazione del Chmp e la decisione finale sull’autorizzazione all’immissione in commercio è attesa nei prossimi mesi.

L’autorizzazione all’immissione in commercio condizionata in Europa è inizialmente valida per un anno, ma può essere prorogata o convertita in un’autorizzazione all’immissione in commercio incondizionata dopo la presentazione e la valutazione di ulteriori dati di conferma. Tale autorizzazione condizionata è concessa ai medicinali che soddisfano un’esigenza medica non soddisfatta quando il beneficio della disponibilità immediata supera il rischio di dati meno completi di quelli normalmente richiesti. Prima di concedere l’approvazione completa, sono necessari ulteriori dati di monitoraggio e dati ottenuto successivamente all’immissione in commercio.

Lo studio ZUMA 2
La domanda di autorizzazione all’immissione in commercio delle CAR-T KTE-X19 è supportata dai dati dello studio registrativi ZUMA-2, una in trial milticentrico internazionale di fase 2, a braccio singolo, in aperto, tuttora in corso.
Lo studio ha arruolato 74 pazienti adulti con linfoma mantellare ricaduto/refrattario che avevano fatto in precedenza fino a cinque linee di terapia, comprendenti un anticorpo anti-CD20, la chemioterapia con un’antraciclina o bendamustina e un inibitore di BTK (ibrutinib o acalabrutinib), ed erano in condizioni generali sufficientemente buone (performance status ECOG 0 o 1). Le CAR-T KTE-X19 sono state poi prodotte per 71 pazienti e somministrate a 68 pazienti.

L’endpoint primario dello studio è il tasso di risposta obiettiva secondo la classificazione di Lugano (2014), definito come il tasso combinato di risposte completa e risposte parziali, valutate da un comitato di radiologi indipendenti.

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