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Orizzonti verticali, un’edizione che fa i conti con il presente e guarda al futuro

Orizzonti Verticali, il Festival delle arti sceniche di San Gimignano, riduce durata e contenuti ma mantiene alto il suo appeal culturale

Bianchisentieri, performance a Orizzonti Verticali 2020

Un programma ridotto, per durata e contenuti, realizzato nonostante tutto, per ribadire l’esistenza di un’importante realtà culturale della Toscana. L’ottava edizione del Festival “Orizzonti Verticali”, svoltasi a San Gimignano dal 27 al 29 agosto scorsi, ha inevitabilmente fatto i conti con l’attualità del Covid19. E dopo qualche titubanza, esserci o non esserci, i direttori Tuccio Guicciardini e Patrizia de Bari hanno scelto per il sì. Slittando da luglio alla fine di agosto, portando i giorni di svolgimento da cinque a tre e assottigliando il cartellone. Inevitabile il distanziamento delle sedie e del pubblico, così come la scelta di spazi aperti, che peraltro è una delle caratteristiche della rassegna – impaginata dalla compagnia Giardino Chiuso con il supporto di Fondazione Fabbrica Europa – che ambienta quasi sempre i propri spettacoli in piazze monumentali o piazzette più raccolte, cortili o giardini, alla scoperta di tanti suggestivi angoli della turrita cittadina.

 

Un’edizione dedicata alla scrittura, intitolata “Sentieri di carta”, che poi è anche il titolo dell’installazione in piazza Duomo, presente per tutta la durata del festival. Un grande palcoscenico bordato di corde, come un ring bianco accecante, sul quale chiunque poteva incollare una pagina di un libro, tra i tanti messi a disposizione dall’organizzazione, aggiungendo commenti. Mentre nella piazza risuona la voce di Vittorio Gassman che recita “Amleto”. Un flusso di coscienza letterario affidato al caso, una tavolozza in bianco e nero preesistente, con pagine magari firmate da Ernest Hemingway o da Ennio Flaiano, partecipata poi da artisti del festival, ospiti (tra questi anche il cantante Alberto Fortis) o turisti di passaggio, con le pagine che in un secondo momento verranno messe all’asta. Legata a questa installazione anche la performance “Bianchisentieri”, con la danzatrice Camilla Diana quasi sovrastata da un immenso costume fatto di centinaia di fogli di carta arrotolati, ideato da Rosaria Minneci, che prima sembra impedirle ogni movimento e con il passare dei minuti invece ne accompagna e ne sottolinea la sinuosità, mentre dal palcoscenico al centro della piazza sale sulle scale del Duomo. 

Sergio Basile in “Il dottor Semmelweis”

La scrittura si è ritrovata anche nella presentazione performance del libro dedicato a Carlo Quartucci, che ha visto partecipare anche l’attrice Carla Tatò, sua sodale artistica. Interessante la lettura scenica “Il dottor Semmelweiss” interpretata da Sergio Basile, che ha raccontato la tragica storia di questo medico ungherese della seconda metà dell’Ottocento che per primo, in tempi di grande mortalità delle partorienti negli ospedali austriaci ma anche europei, capì l’importanza dell’igiene, cercando di imporre ai colleghi chirurghi e agli studenti di medicina di lavarsi le mani prima di usarle per aiutare le donne nel travaglio. Inascoltato, resosi esoso presso i superiori, fu in pratica radiato dall’ordine e morì in manicomio. Un argomento, quello del lavaggio delle mani per motivi igienici, che negli ultimi tempi è rimbalzato spessissimo nelle nostre orecchie. 

Entanglement Studio 2 a Orizzonti Verticali 2020

Da citare anche due spettacoli di danza, “Entanglement_Studio2”, con Lorenzo di Rocco e Jennifer Lavinia Rosati, e  “Leonardo da Vinci: anatomie spirituali”, a cura di EgriBiancoDanza. 

Il titolo finale del festival, “Sto felicemente dimenticando tutto”, ricalcava un po’ la formula della serata d’onore del teatro all’antica italiana raccontato da Sergio Tofano. Un gruppo di artisti, nove in tutto, seduti distanti uno dall’altro sul palcoscenico naturale di piazza delle Erbe, che hanno eseguito un proprio pezzo di bravura, un cavallo di battaglia, o letto un brano particolarmente significativo. Tra loro ricordiamo l’intenso Giancarlo Cauteruccio con il suo monologo “Mi fa fame”, l’intrepido Sergio Basile che ha riportato in vita delle divertenti pagine del poeta Ernesto Regazzoni, la recitazione singolare di Carla Tatò, ora stridula e sincopata ora fluida come un liquido, i versi quasi dada di Giulia Martini e a chiudere l’immenso Virginio Gazzolo, classe 1936, che ci ha guidato attraverso una storia che si snodava tra Leopardi, Pascoli, il Belli, Dante Alighieri e Jacopone da Todi. Esperienza godibilissima, anche se per certi versi fatta di momenti slegati tra di loro.

Lo spettacolo finale “Sto felicemente dimenticando tutto”

Edizione tutto sommato positiva per Orizzonti Verticali 2020, dove la danza ha fatto la parte del leone rispetto al teatro, ridotto alla fine a una lettura scenica, ma testimonianza della voglia di rigenerarsi, un punto zero verso un 2021 che speriamo tornerà nelle forme consuete. 

 

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