Site icon Corriere Nazionale

Chirurgia bariatrica, meno mortalità con BMI basso

Malattia coronarica (CAD) principale sinistra: nessuna differenza in termini di mortalità  tra by-pass e stent secondo nuovi studi

Chirurgia bariatrica: meno mortalità con BMI più basso o perdita di peso prima dell’intervento secondo uno studio pubblicato sulla rivista JAMA Network Open

Tra circa mezzo milione di pazienti adulti statunitensi e canadesi sottoposti a chirurgia bariatrica, quelli con un minor indice di massa corporea o che avevano perso anche una prima piccola quantità di peso dell’intervento avevano meno probabilità di morire entro 30 giorni. Sono i risultati di uno studio pubblicato sulla rivista JAMA Network Open.

L’obesità è un’epidemia in aumento negli Stati Uniti e in generale in tutto il mondo. È associata a un aumento della mortalità per tutte le cause e sono a essa attribuibili più di 300mila decessi ogni anno tra i pazienti statunitensi. Oltre alle conseguenze sulla salute, i costi medici diretti relativi a alla gestione della condizione sono stimati nell’ordine di $315 miliardi ogni anno solo negli Usa.

La chirurgia bariatrica si è dimostrata il trattamento più efficace e duraturo per l’obesità clinicamente patologica, ovvero in presenza di un indice di massa corporea (BMI) di almeno 35 kg/m2, una condizione difficile da invertire attraverso i soli approcci tradizionali come l’intervento sullo stile di vita.

«I nostri risultati hanno importanti implicazioni cliniche» hanno affermato gli autori della sperimentazione Wei Bao dello University of Iowa College of Public Health a Iowa City e Yangbo Sun dello University of Tennessee Health Science Center. «Ogni anno negli Stati Uniti centinaia di pazienti muoiono dopo un intervento di chirurgia bariatrica. La nostra analisi basata su un elevato numero di dati mostra che anche una piccola riduzione del peso preoperatorio (<5%) è associata a una riduzione del 24% delle probabilità di decesso a 30 giorni dopo l’intervento.

Valutati quasi 500mila interventi 
I ricercatori hanno analizzato i dati del Metabolic and Bariatric Surgery Accreditation e del Quality Improvement Program raccolti tra il 2015 e il 2017 su 480mila adulti obesi (età media 45,1 anni, 20,2% uomini) sottoposti a chirurgia bariatrica. Per determinare le categorie di perdita di peso, hanno valutato il BMI nell’anno precedente all’intervento chirurgico e quello più recente entro 30 giorni prima dell’operazione.

Entro 30 giorni dall’intervento si sono verificati 511 decessi e l’analisi ha evidenziato una maggiore probabilità di morte a 30 giorni al crescere delle categorie di BMI, tanto nell’anno precedente la procedura chirurgica quanto nei 30 giorni precedenti.

Rispetto ai pazienti con BMI da 35 a 39,9 kg/m2 nell’anno precedente l’intervento chirurgico, l’odds ratio (OR) rettificato per quelli con BMI da 40 a 44,9 era di 1,78, per quelli con BMI da 45 a 49,9 era di 2,26, con un BMI da 50 a 54,9 era 3,22 e con un BMI superiore a 55 era 5,21 (p<0,001 per il trend).

Sempre rispetto ai soggetti con BMI da 35 a 39,9 kg/m2, ma con riferimento al dato più recente, l’OR rettificato per la fascia 40-44,9 era 1,37, tra 45 e 49,9 era 2,19, tra 50 e 54,9 era 2,61 e al di sopra di 55 era 5,03 (p<0,001 per il trend).

In aggiunta i ricercatori hanno riscontrato una riduzione delle probabilità di mortalità a 30 giorni all’aumentare delle riduzioni del BMI prima dell’intervento chirurgico. Rispetto a quanti non avevano perso peso, l’OR rettificato per quelli con una riduzione del BMI inferiore al 5% era di 0,75, con una riduzione tra il 5 e il 9,9% era 0,69 e con una riduzione superiore al 10% era 0,57 (p=0,003 per il trend).

«Nel nostro studio, anche una moderata perdita di peso (cioè tra 0 e 5%) prima della chirurgia bariatrica era associata a un minor rischio di mortalità a 30 giorni» hanno concluso gli autori. «Anche se le linee guida cliniche attuali non richiedono una perdita di peso preoperatoria, per i soggetti patologicamente obesi può essere utile fare riferimento a un programma stabilito di perdita di peso prima dell’intervento chirurgico per ridurre il rischio di mortalità. Questi risultati forniscono ulteriori informazioni a supporto dei prossimi aggiornamenti delle linee guida cliniche riguardanti la chirurgia bariatrica».

Forse meglio trattare i pazienti più precocemente

In un commento pubblicato sui risultati dello studio, Micaela Esquivel e Dan Azagury della Stanford University School of Medicine, hanno fatto notare che, se effettivamente sussiste un beneficio in termini di morbidità e/o mortalità associato alla perdita di peso preoperatoria, come suggerito in questo studio, dovrebbe basarsi sulla perdita di peso raggiunta e non sulla durata degli sforzi per ridurre il peso. Se deve essere raccomandata una perdita di peso preoperatoria, questa dovrebbe essere orientata all’obiettivo e non basata su una durata arbitraria.

«Ma forse la risposta non è propriamente la massimizzazione della perdita di peso preoperatoria, ma quella di trattare i pazienti il più precocemente possibile, per minimizzare una maggiore morbidità e mortalità associate a una malattia in fase più avanzata e a un BMI più elevato» hanno scritto. «I pazienti dovrebbero poter beneficiare più precocemente e rapidamente delle cure di cui necessitano, che in questo caso significa avere accesso a una procedura di salvataggio senza barriere assicurative, come può essere una perdita di peso obbligatoria basata sulla durata».

Exit mobile version