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Il museo del flipper di Bologna tra muffa e polvere

Dai fan a muffa e polvere, così il museo del flipper di Bologna intristisce: Tilt è una delle tante "vittime" della chiusura dello spazio Oz in via Stalingrado

Dai fan a muffa e polvere, così il museo del flipper di Bologna intristisce: Tilt è una delle tante “vittime” della chiusura dello spazio Oz in via Stalingrado

Da museo e ritrovo di appassionati da tutta Europa, alla polvere e alla muffa di un capannone dismesso. È la triste parabola dello museo del flipper, o spazio Tilt, una delle tante ‘vittime’ della chiusura dello spazio Oz in via Stalingrado, dopo l’acquisizione dello stabile da parte del gruppo Unipol quasi due anni fa. Tilt e’ ancora in cerca di una sistemazione, complice anche la grande quantita’ di materiale accumulato nel tempo, che richiede molto spazio, almeno 400 metri quadri.

Federico Croci, deus ex machina del museo, fa strada in uno dei capannoni dove al momento si trovano i cimeli, dalle parti di Anzola dell’Emilia. Oltre 400 macchine, tra cui flipper e altri giochi meccanici, insieme a migliaia di manuali e testi sui giochi che risalgono perfino agli anni ’30. Cimeli che pero’ ristagnano tra vetri rotti, muffa e umidita’, nelle centinaia di metri quadrati di una ex fabbrica, e piu’ passa il tempo piu’ si deteriorano, con conseguenze anche irreparabili per la loro conservazione. Decine e decine di flipper accatastati, cabinati da sala giochi, macchine a gettoni, videogiochi arcade, raccolti nel tempo dalla passione di Croci, con pezzi che possono arrivare a valere anche qualche centinaia, se non migliaia, di euro.

A questo patrimonio e’ “difficile dare un valore. Quando ho iniziato a raccogliere queste cose, e anche adesso, ho scoperto che molte volte si tratta di cose che vengono buttate via vecchie. Per i collezionisti, poi dipende com’e’ messa una cosa, ha un discreto valore. Una delle particolarita’ della nostra raccolta e’ che noi raccogliamo solo roba italiana o per lo piu’ italiana, che per i tre quarti tra l’altro veniva costruita a Bologna e dintorni, tipo Calderara di Reno, Ozzano, Granarolo…negli anni ’60-70 ci sono state una quarantina di aziende che costruivano questi giochi”.

flipper un tempo erano i simboli dei luoghi di ritrovo preferiti da generazioni di ragazzi come bar e sale giochi. Qualche decina di anni dopo, sono assurti a nuova vita con la creazione di Tilt, all’interno dell’ex Samputensili di via Stalingrado, prima insieme al gruppo del “Senza filtro” e poi di “Oz”, dove si poteva perfino giocare con le palline: un museo atipico, dove lo slogan era appunto “L’ultima e poi andiamo”. Sei anni in tutto, di cui gli ultimi di convivenza con il grande parco dedicato agli sport urbani dell’associazione Eden, nel quale si poteva non solo guardare, ma anche giocare con alcuni flipper e altre attrazioni, che ha fatto riscoprire il valore aggregativo di questi apparecchi, feticci per gli appassionati ma oggetti oscuri per i piu’ giovani. Un luogo talmente particolare che richiamava visitatori da tutta Europa, tanto da finire anche sulle guide turistiche della Lonely planet.

“Abbiamo avuto un discreto successo – dice Croci all’agenzia Dire (www.dire.it) – perche’ effettivamente di cose simili giro non ce n’e’. Anche in Italia non ce ne sono, ci sono magari collezioni private, visitabili su richiesta… pero’ non e’ che puoi andare quando vuoi”.

Da quando pero’, poco piu’ di un anno fa, Tilt e’ stato costretto ad andarsene, a causa dello sfratto di Oz da parte della nuova proprieta’ (Unipol, che si e’ aggiudicata l’immobile all’asta), i flipper ora si trovano in questo capannone dismesso, tra infiltrazioni, muffa, vetri rotti e polvere: uno scenario che sta contribuendo al rapido deterioramento dei cimeli. Un patrimonio che rischia di disperdersi a causa dell’incuria. E al momento non ci sono neppure soluzioni certe all’orizzonte per trovare una nuova casa. Nel corso degli anni infatti, Tilt ha accumulato un patrimonio storico di centinaia tra macchine, prototipi, libri, manuali e oggetti da collezione.

Una quantita’ infinita di materiale che pero’ al momento e’ in larga parte immagazzinato in depositi di fortuna sparsi nel Bolognese, tra Anzola e San Giovanni in Persiceto, che non ne consentono l’esposizione al pubblico, e in condizioni precarie tra muffa, umidita’ e polvere, a “grave rischio di conservazione”, oltre al fatto che “ogni volta traslocare roba con dei vetri, a spostarla si rovina”. Per questo l’auspicio e’ di trovare al piu’ presto una sistemazione.

“Sarebbe bello senza perdere troppo tempo a ritornare a fare una cosa simile, anche piu’ organizzata. Anche per non disperdere l’esperienza che c’e’ stata”. Croci infatti spiega che “c’e’ anche molta gente che non sa” che il museo e’ chiuso. “Va ancora la’ in via Stalingrado e trova chiuso. Su internet mi contattano in media almeno quattro-cinque persone ogni mese. Chiaramente gente di fuori Bologna che non puo’ sapere che li’ non c’e’ piu’ niente, perche’ gli altri immagino abbiano imparato”. A proposito di questo, c’e’ pero’ chi si e’ mosso per provare a trovare una nuova casa al museo.

Nel 2019 una petizione su Change.org (ancora attiva) chiedeva espressamente al sindaco Virginio Merola e all’assessore alla Cultura Matteo Lepore di “individuare un capannone di circa 400 metri quadri per poter esporre tutta la collezione Tilt”, raccogliendo nel tempo piu’ di 2.000 firme. Collezione che tra le altre cose, comprende anche “una biblioteca di volumi, libri, riviste, pubblicazioni sui giochi, non solo flipper, ma anche videogiochi, storia del gioco, con volumi dagli anni ’30 fino ad oggi. Sono circa 1.500 volumi, abbiamo l’intera lista sul nostro sito Tilt.it. Anche per questo ogni tanto veniamo contattati da studenti che vorrebbero consultarla per tesi o cose del genere, pero’ chiaramente e’ abbastanza impossibile al momento. Comunque anche quella sarebbe bello renderla fruibile… sono cose di nicchia, pero’ nella loro unicita’ un interesse ce l’hanno”.

In questo periodo inoltre e’ in corso una trattativa per riportare una parte del materiale a Dumbo, l’ex scalo ferroviario di via Casarini, oggi gestito da Open group ed Eventeria in convenzione con le Ferrovie dello Stato. C’e’ l’accordo politico, assicurano voci da Aics, ma ancora nulla di definito. I flipper rimangono in attesa, tra fango e polvere.

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