Corriere Nazionale

Febbre Mediterranea familiare: farmaci anti-IL1 efficaci

Bimbi e febbre: paracetamolo e ibuprofene sono la prima arma a disposizione del pediatra. La terapia non cambia con il Covid

Anakinra e canakinumab, agenti anti-IL1, sono efficaci e sicuri nel trattamento della febbre mediterranea familiare resistente/intollerante alla colchicina

Anakinra e canakinumab, agenti anti-IL1, sono efficaci e sicuri nel trattamento della febbre mediterranea familiare resistente/intollerante alla colchicina (crFMF), stando ai risultati di uno studio pubblicato su Advances in Rheumatology.

Lo studio ha dimostrato l’efficacia di questi trattamenti nel ridurre la proteinuria ma anche la minore efficacia nei casi di FMF associata ad artrite e sacroileite.

Razionale e disegno dello studio

“La febbre mediterranea familiare (FMF) è una condizione monogenica autoinfiammatoria caratterizzata da attacchi infiammatori acuti che tendono ad auto-limitarsi e che coinvolgono il peritoneo, la sinovia, la pleura e il pericardio, spesso accompagnandosi a febbre – scrivono i ricercatori nell’introduzione allo studio”.

“La complicanza più severa di FMF – continuano – è data dall’amiloidosi di tipo AA. Sindrome nefrotica e insufficienza renale allo stadio finale tendono a manifestarsi entro 5-10 anni in pazienti con amiloidosi associata a FMF non trattati”.

L’obiettivo del trattamento della FMF consiste nel prevenirne gli attacchi e minimizzare l’infiammazione subclinica tra un attacco e l’altro.

“Nello specifico – spiegano gli autori dello studio – il trattamento principale per l’amiloidosi e gli attacchi di FMF è rappresentato dalla colchicina, tenendo presente che la resistenza a questo farmaco nei pazienti con FMF si attesta intorno al 5-15%. I pazienti che fanno ricorso alla dose massima di trattamento con colchicina (3 mg/die) per almeno 6 mesi sono considerati resistenti/non responder alla colchicina se affetti da uno o più attacchi mensili di FMF (crFMF)”.

La crFMF è notoriamente una condizione caratterizzata da ipersecrezione di IL-1.

Di qui il nuovo studio, che si è proposto di valutare l’efficacia e la sicurezza di anakinra e canakinumab, due farmaci anti-IL1, in pazienti affetti da questa condizione.

Sono stati reclutati 65 pazienti (età mediana: 32 anni: 17-60 anni; 50,8% di sesso maschile) tra il 2014 e il 2019 con diagnosi di crFMF.

I ricercatori hanno raccolto i dati relativi ai valori di laboratorio, alla caratteristiche cliniche e all’attività di malattia, analizzando le informazioni ottenute a cadenza trimestrale.

Più della metà (63,1%) dei pazienti era stata sottoposta a trattamento con anakinra (100 mg/die sottocute), mentre il 36,9% dei pazienti era stato trattato con canakinumab (150 mg/8 settimane sottocute), per una durata mediana pari a 6 e a 8 mesi, rispettivamente.

Risultati principali
Lo studio ha documentato un miglioramento statisticamente significativo della scala VAS, dei livelli di VES, di CRP e della durata degli attacchi di malattia con il trattamento a base di agenti anti-IL1.

Il 96,9% dei pazienti dello studio (n=63) ha raggiunto la risposta FMF-50 a seguito dei trattamenti in questione.

Non solo: i farmaci anti-IL1 hanno ridotto in modo statisticamente significativo la proteinuria nei pazienti con GFR≥60 mL/min/m2; il valore mediano della proteinuria si è ridotto da 2.390 mg/die (range: 1.400-7.200 mg/die) a 890 mg/die (range: 120-2.750 mg/die; p=0,008).

Nel gruppo di pazienti con GFR <60 mL/min/m2, il valore mediano della proteinuria si è ridotto da 4.472 mg/die (range: 1.950-11.200 mg/die) a 3.960 mg/die (range: 2.050-12.200 mg/die), per quanto la differenza non sia stata statisticamente significativa (p=0,345).

Da ultimo, per quanto riguarda la safety, non sono stati registrati casi di infezioni serie o di Tb o di neoplasia, eccezion fatta per un paziente.

Limiti e implicazioni dello studio
Nel commentare i risultati, i ricercatori hanno evidenziato alcuni limiti metodologici intrinseci del loro lavoro, quali la ridotta numerosità del campione di pazienti considerato, il disegno osservazionale dello studio e il fatto che non sono stati effettuati aggiustamenti dei dati per la presenza di alcuni fattori confondenti, quali la pressione arteriosa, l’impiego di inibitori recettoriali dell’angiotensina e il regime alimentare utilizzato.

Ciò premesso, “…lo studio ha dimostrato l’efficacia e la sicurezza dei farmaci anti-IL1 nel trattamento dei pazienti con crFMF – scrivono i ricercatori nelle conclusioni del lavoro -. Questi farmaci si sono rivelati particolarmente efficaci nel ridurre la proteinuria in pazienti con GFR ≥ 60 ml/min/m2, ma meno efficaci nei casi con FMF associata ad artrite e sacroileite”.

“Sono necessari, a questo punto – aggiungono – studi meglio dimensionati e di più lunga durata in grado di determinare in maniera più definitiva gli effetti a lungo termine di questi trattamenti”.

Exit mobile version