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Frattura del femore: meglio intervenire d’urgenza

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Frattura del femore: meglio intervenire in urgenza secondo uno studio che ha messo a confronto l’operazione chirurgica alla procedura standard

La frattura del femore colpisce ogni anno nel mondo oltre un milione e mezzo di persone, soprattutto gli anziani. La pratica clinica standard – assecondata nelle linee guida del Ministero della Salute – prevede di intervenire chirurgicamente entro 48 ore dalla diagnosi. Uno studio clinico internazionale (HIP ATTACK) che ha visto coinvolti 2970 pazienti in 69 ospedali di 17 paesi nel mondo, pubblicato sulla prestigiosa rivista Lancet, ha però messo in discussione questa tempistica.

La ricerca è stata coordinata per l’Italia da Giovanni Landoni, professore associato presso l’Università Vita-Salute San Raffaele e responsabile ricerca dall’Unità di Anestesia e Terapia Intensiva dell’Ospedale San Raffaele, diretta da Alberto Zangrillo, in collaborazione con l’Unità Operativa di Ortopedia e Traumatologia di Vincenzo Salini.

I risultati dello studio dimostrano come intervenire tempestivamente (entro 6 ore dalla diagnosi) riduca i fenomeni di delirio e i casi di ictus cerebrale, oltre al numero di giorni di degenza, migliorando la qualità di vita dei pazienti. Una scoperta che potrebbe cambiare le linee guida internazionali per la gestione in emergenza delle fratture di femore nei pazienti anziani.

Cos’è la frattura del femore

Il femore è l’osso più grande del corpo umano e svolge una funzione chiave per il movimento, visto che su di esso si innestano muscoli fondamentali e che comunica con l’anca e le articolazioni del ginocchio.

La frattura può colpire un punto qualsiasi dell’osso, ma negli anziani interessa principalmente la testa del femore, dove l’osso si congiunge con l’anca, e in genere è conseguente a una caduta accidentale. A rendere fragile l’osso nelle persone di una certa età è l’osteoporosi, una patologia cronica diffusa che rende le ossa meno dense e più soggette a rottura.

In Italia ci sono oltre 100.000 mila casi di fratture del femore negli anziani, prevalentemente donne. I pazienti che si rompono il femore si recano in pronto soccorso. Dopo la corretta diagnosi vengono ricoverati e operati entro le 48 ore, come da linee guida del Ministero della Salute. L’attesa dell’intervento può però dimostrarsi particolarmente destabilizzante per dei pazienti con un’età media di più di 75 anni.

Operare subito migliora la vita dei pazienti

Secondo HIP ATTACK, lo studio pubblicato questa settimana su Lancet, intervenire in urgenza, entro 6 ore dalla diagnosi della rottura del femore, significa migliorare il benessere del paziente a breve e a lungo termine.

Si tratta di un trial clinico randomizzato e controllato, totalmente no profit e di origine accademica e collaborativa, che ha coinvolto 2970 pazienti sopra i 45 anni in tutto il mondo, di cui 80 italiani, e 69 ospedali. L’età media dei pazienti coinvolti è di 79 anni (il 69% sono donne). I pazienti venivano divisi in due gruppi, il primo operato entro 24 ore dalla diagnosi – seguendo il protocollo standard – l’altro entro appena 6 ore, purché in assenza di alcune specifiche condizioni di cliniche.

“Quello che si osserva è che nel gruppo operato in urgenza, ad appena 6 ore dalla diagnosi in pronto soccorso, si riducono gli ictus cerebrali e le condizioni di delirio”, spiega il professor Giovanni Landoni, coordinatore dello studio in Italia. “Non solo, si riducono anche le infezioni del tratto urinario e si ottiene più rapidamente una ripresa dei movimenti, riducendo i tempi di ricovero. Il tutto senza aumentare i rischi dovuti all’operazione in urgenza”.

I risultati della ricerca potrebbero influenzare le linee guida di trattamento per questi pazienti e modificarne la presa in carico, innanzitutto negli ospedali Italiani: per la frattura del femore, ogni volta che il quadro clinico lo consente, è meglio intervenire in urgenza.

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