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Lavoro: per diventare barman bisogna studiare

Dall’exhibition flair al blender: ecco come si diventa Barman

Dall’exhibition flair al blender: ecco come si diventa Barman. Chi vuole intraprendere la professione deve prepararsi all’idea di studiare molto

Alzi la mano chi non si è fermato, neanche una volta, a guardare le acrobazie dei barman in occasione di un evento o di una serata in discoteca.

Sì, perchè quello del barman è un mestiere che affascina sempre, non solo per la sua spettacolarità, ma anche per come riesce a combinare sapori apparentemente diversi, in cocktail gradevoli.

Come si diventa Barman?

Quello che occorre sapere però, è che per realizzare drink e bevute non basta mescolare a caso ingredienti ma bisogna studiare. Il mestiere di barman richiede tanto allenamento e una tecnica sviluppata nel tempo. Dunque, se desiderate frequentare un corso barman, è bene che vi prepariate all’idea di dover studiare sodo all’interno di un mondo affascinante, in cui la precisione e la cura nei dettagli, la fanno da padrone.

Un barman professionista infatti, come spiega l’agenzia Dire (www.dire.it), necessita di un vero e proprio banco da lavoro con tanto di attrezzi: dal più noto shaker, al bar organizer, dove riporre cannucce, stecchini e tovagliolini, al bar spoon, fondamentale per mescolare gli ingredienti, al blender, il frullatore in grado di mescolare uniformemente ghiaccio e liquidi, al mixing tin per preparare i cocktail che andranno poi shakerati, al pestello, fondamentale per la preparazione di drink pestati come il mojito, allo strainer, il colino che una volta agganciato allo shaker, evita il passaggio del ghiaccio nel bicchiere, e tanti altri ancora.

Barman, dalle tecniche di versata ai cocktail?

Seguire un corso da barman, significa anche studiare la merceologia, una scienza antica, nata nel XVIII sec per la classificazione delle merci frutto di scambi internazionali, utile per lo studio di liquori e distillati. Servirà anche ad imparare le tecniche di versata, che si dividono in metodo classico metodo americano: il primo fa sì che un cocktail abbia lo stesso sapore in qualsiasi posto del mondo lo si beva, grazie alla standardizzazione delle dosi che lo compongono. L’uso di strumenti come lo jigger, un dosatore il più delle volte in acciaio, costituito da due coni di misure differenti, a volte dotati di linee graduate, che aiutano il barman nella precisione delle dosi. Un metodo preciso, ma non veloce nell’esecuzione, a questo pensa il ‘metodo americano’: grazie al metal pouer, un dosatore formato da un beccuccio metallico, una cannula e un corpo in gomma, il barman riesce ad ottenere il dosaggio perfetto, contando i secondi di versata.

Non solo drink: le tecniche acrobatiche

Per imparare le acrobazie invece occorre studiare il working flair, la tecnica acrobatica con shaker e bottiglie piene di alcol, che consente di preparare uno o più cocktail contemporaneamente. Gli amanti dello show, opteranno invece per l’exhibition flair, acrobazia fatta a bottiglie vuote o quasi, che non prevede la costruzione finale di un cocktail, ma rotazioni e lanci di bottiglie, quest’ultima tecnica ha lo scopo di attirare l’attenzione della clientela e spingerla ad ordinare.

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