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Intossicazione da funghi velenosi: come riconoscerla

Intossicazione da funghi velenosi: migliaia di casi ogni anno, ecco come riconoscere i sintomi da avvelenamento e i consigli per la raccolta

Intossicazione da funghi velenosi: migliaia di casi ogni anno, ecco come riconoscere i sintomi da avvelenamento e i consigli per la raccolta

Anche se il consumo dei funghi non si verifica solo in autunno, ma ormai è presente in tutte le stagioni, sicuramente nei mesi dopo il peiodo estivo aumenta la disponibilità di questo “frutto della terra” e con questo gli immancabili casi di avvelenamento.

Tra le specie più pericolose l’Amanita phalloides e Cortinarius orellanus. Le loro tossine provocano danni irreversibili, rispettivamente, a fegato e reni. Per i casi più gravi il trapianto in tempi rapidi è l’unica alternativa possibile.

L’avvelenamento da funghi è un pericolo da non sottovalutare per cui il Centro Antiveleni di Milano riceve centinaia di richieste d’intervento ogni anno.  
Negli ultimi 4 anni agli specialisti del centro sono giunte oltre 4.000 richieste di consulenza, molte delle quali hanno riguardato dei bambini.

Come si manifesta l’intossicazione da funghi non commestibili

Le manifestazioni cliniche sono a volte sfumate e sfuggono al controllo medico perché scambiate dal paziente, ma a volte anche dal medico curante, per sindromi gastroenteriche simil-influenzali.

Spesso nell’intossicazione sono coinvolti più commensali e a seconda dell’esordio dei sintomi si possono distinguere quelli a breve latenza, che insorgono tra i 30 minuti e le 6 ore dall’ingestione, e quelli a lunga latenzatra le 6 e le 20 ore. In caso di ingestione di più specie fungine, ovviamente il tempo di comparsa dei disturbi non è significativo: una specie con breve latenza maschera quella con latenza lunga.

Le sindromi a breve latenza sono:
– sindromi gastrointestinali (nausea, vomitodiarrea, dolori addominali, disidratazione)
– sindrome panterinica (sonnolenza, agitazione, disorientamento, convulsioni)
– sindrome muscarinica (sudorazionelacrimazione, ipotensione, difficoltà respiratorie)
– sindrome psicotropa (allucinazioni)
– sindrome coprinica (in associazione ad alcool: arrossamento cutaneo, agitazione, ipotensione)
– sindrome paxillica (per ingestioni ripetute, anemia emolitica)
– sindrome nefrotossica (insufficienza renale transitoria)

Le sindromi ad esordio più tardivo di solito caratterizzano le intossicazioni più pericolose, che hanno come organo bersaglio il fegato, e che nei casi più gravi possono portare a danni molti seri, tanto che, a volte, l’unico rimedio è un trapianto salva-vita. In particolare sono:
– sindrome falloidea (ripetuti episodi di vomito e diarrea, epatite acuta con
possibile necessità di trapianto. È potenzialmente mortale)
– sindrome orellanica (insufficienza renale con necessità di dialisi o  trapianto)
– sindrome giromitrica (sonnolenza, agitazione, convulsioni, contrattura
muscolare
, anemia emolitica, danno epatorenale)

Cosa fare per evitare i funghi velenosi

Tra le regole d’oro c’è quella di non improvvisarsi esperti e di rivolgersi sempre ad un micologo professionista per fargli controllare il raccolto (servizio offerto gratuitamente dalla ATS di appartenenza). Anche perché in alcuni  casi le specie tossiche sono davvero dei “sosia” di quelle innocue e ci vuole un occhio allenato per saperli riconoscere.

Se, dopo l’ingestione di funghi non controllati, insorgono disturbi, non tentare di curarsi da soli ma recarsi in Pronto Soccorso, portando con sé tutti i residui di funghi, sia quelli cotti sia quelli crudi e i resti di pulizia. Se altre persone hanno consumato gli stessi funghi, contattarli immediatamente ed inviarli al Pronto Soccorso.

Non esiste un antidoto in grado neutralizzare le tossine mortali dei funghi, ma è necessario allontanarle il prima possibile dall’organismo, con la lavanda gastrica e la somministrazione di carbone vegetale in polvere, oltre all’infusione di liquidi per via endovenosa, necessaria per riequilibrare la perdita di acqua e sali minerali, determinata dai ripetuti episodi di vomito e diarrea. Insomma con i funghi non si scherza, le uniche mosse giuste per goderseli al meglio sono prudenza e conoscenza.

Scopri tutti i consigli dal Centro Antiveleni

Sfoglia la “Guida alla prevenzione delle intossicazioni”

Bambini: una fiaba per educarli

Con i funghi non si scherza e così anche una fiaba può essere una carta su cui puntare per fare prevenzione.
In 4 anni il CAV ha fornito consulenza per 433 bambini, il più piccolo dei quali aveva 9 mesi di età.
Mettendo sotto la lente la casistica, emerge come il ruolo degli adulti sia cruciale per arginare il fenomeno: è importante tenere sott’occhio le azioni del bambino, che può ingerire i funghi che trova negli spazi di gioco all’aria aperta, ed è altrettanto fondamentale rivolgersi ad un micologo esperto per far controllare quanto raccolto prima di cucinarlo.

“Nel 25% dei casi, i bambini avevano ingerito funghi ritrovati in giardino o in spazi verdi simili- illustra Franca Davanzo, Direttore del Centro Antiveleni– nel 14% si tratta invece di ingestione di funghi controllati con manifestazione di sintomi dopo l’ingestione; nel 61% i sintomi sono stati, invece, provocati dall’ingestione di funghi raccolti e consumati con gli adulti senza il preventivo controllo micologico. A questo gruppo appartengono 11 bambini, il più piccolo dell’età di 3 anni, che hanno mangiato funghi contenenti amatossine (Amanita phalloides, Amanita verna, Lepiota brunneoincarnata). Per questo sono stati sottoposti a terapia intensiva con iperidratazione, oltre alla lavanda gastrica e al trattamento con carbone attivato a dosi ripetute. Per un bimbo di 13 anni l’unica possibilità di salvezza è stato un trapianto di fegato in tempi rapidissimi”.

La valutazione di questi dati e il significativo incremento dei casi di intossicazione nella fascia pediatrica da 0 a 14 anni, ha portato all’ideazione di una fiaba per l’educazione dei più piccoli e dei loro genitori, pensata e realizzata dagli stessi specialisti del CAV-Milano.

Nel racconto sono presenti tutti gli attori della vita reale: Re Baldassarre è il consumatore di funghi giudizioso che si preoccupa della commestibilità dei funghi raccolti;
la Principessa Cloe rappresenta il raccoglitore occasionale che si affida ad amici o conoscenti per il riconoscimento dei funghi raccolti;
Saltellino è la persona più pericolosa, superficiale e incompetente, pensa di conoscere i funghi solo perché li ha sempre raccolti.
Infine c’è il Guardaboschi, il micologo esperto, grazie al cui intervento si arriva a un lieto fine.

Leggi tutta la fiaba…

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