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Parto cesareo: contro il dolore oppioidi non necessari

Le donne nate con parto cesareo corrono un rischio maggiore di sviluppare obesità e diabete di tipo 2 da adulte rispetto a quelle nate con parto vaginale

Parto cesareo: per alleviare il dolore non servono gli oppioidi secondo quanto emerso all’ultimo congresso annuale dell’American Society of Anesthesiologists

Durante l’ultimo congresso annuale dell’American Society of Anesthesiologists, tenutosi dal 19 al 23 ottobre a Orlando, in Florida è stato evidenziato che gli oppioidi, pur essendo molto prescritti, non sono necessari per lenire il dolore nelle donne che si sottopongono a parto cesareo (CD).

Ben Shatil, del Columbia University Medical Center di New York City, e colleghi hanno esaminato l’impatto di un modello di trattamento diviso in due fasi per ridurre il consumo di ossicodone in seguito a parto cesareo.

I ricercatori hanno confrontato l’uso di oppiacei in ospedale in 491 donne prima del nuovo protocollo (gennaio-aprile 2017) con 1.125 donne dopo l’inizio del nuovo modello di trattamento (gennaio-settembre 2017).

I ricercatori hanno scoperto che l’adesione alle nuove indicazioni (ibuprofene e paracetamolo ogni sei ore indipendentemente dai punteggi del dolore e ossicodone somministrato solo per il dolore da moderato a grave) era dell’82,8%.

Dopo l’intervento, è triplicato il numero delle donne che non assumevano ossicodone dopo CD (dal 9,6 al 29,8%) e c’è stata anche una tripla diminuzione della dose cumulativa di ossicodone (da 60 a 25 mg).

In un secondo studio, eseguito sempre presso il Columbia University Medical Center, Ruthi Landau Cahana, e colleghi hanno innanzitutto identificato tutti i casi di cesareo avvenuti nel 2018. In totale sono state analizzate le prescrizioni di oppiacei fornite a 1.503 donne dimesse dall’ospedale dopo un parto cesareo.

Sono stati esaminati modelli di uso di oppioidi in seguito all’implementazione nel 2017 di nuove iniziative che promuovevano un’analgesia con risparmio dell’oppioide dopo il parto cesareo.

1.449 donne (96,4%) avevano ricevuto una prescrizione di oppioidi alla dimissione; 456 donne (30,3%) non avevano usato assolutamente oppioidi dopo il parto cesareo, eppure 406 (89%) avevano ricevuto una prescrizione di oppiacei alla dimissione.

817 donne (54,4%) non avevano usato oppioidi nelle ultime 24 ore di permanenza, tuttavia 750 (91,8%) avevano ricevuto una prescrizione di oppiacei alla dimissione.

I medici prescrivevano in media 19,5 pillole di oppiacei alla dimissione.

Estrapolando questi numeri, i ricercatori stimano che è probabile che si siano accumulate fino a 15.000 pillole rimanenti nelle case dei pazienti solo da parto cesareo, aumentando il rischio di abuso di oppiacei, uso improprio o diversione.

“Con un solido intervento mirato alla riduzione del consumo di oppiacei in ospedale, siamo stati in grado di ottenere risultati spettacolari, ma sono necessari ulteriori passaggi alla fine della degenza ospedaliera del paziente per ridurre ulteriormente il consumo di oppioidi e i modelli di prescrizione”, ha affermato la dott.ssa Landau. “Stiamo lavorando per educare ulteriormente i prescrittori per personalizzare le prescrizioni alla dimissione.”

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