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Italia Viva di Renzi debutta a Milano col pienone

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Italia Viva mette le radici a Milano. Pienone in sala all’evento di presentazione organizzato all’Umanitaria di via San Barnaba per l’esordio

Italia viva ingrana la quarta e da Milano lancia l’ascesa territoriale. Erano in molti ieri sera all’evento di presentazione organizzato all’Umanitaria di via San Barnaba, a pochi passi dal Palazzo di Giustizia, dove spiccava forse l’assenza del ministro Elena Bonetti.

Attivisti e esponenti dei comitati cittadini si sono avvicendati sul palco, introdotti da renziani milanesi Ada Lucia De Cesaris (ex vicesindaco meneghino) e Roberto Cociancich (ex senatore Pd) in una sala degli affreschi non abbastanza grande da contenere le centinaia di astanti assiepati. “Erano sette anni che discutevamo se avevano ragione i giovani turchi di Orfini o di Orlando o se avevano ragione i renziani, voi giornalisti sul nostro ex partito non avete scritto altro”, afferma il sottosegretario agli Esteri Ivan Scalfarotto, uno dei ‘padroni di casa’ dell’iniziativa.

Milano come tappa prima di un tour ancora non definito, ma pronto a fiorire in ogni parte d’Italia come spiega la Dire (www.dire.it): “Ne abbiamo fatta una a Ferrara, ora una a Milano ma se ne faranno in tutti i territori”, assicura Scalfarotto. Non c’è Matteo Renzi, la “leadership necessaria”, come dice il coordinatore nazionale di Italia Viva, il vicepresidente della Camera Ettore Rosato, ma si fa vivo a distanza con un tweet. Un Rosato pronto a votare il taglio dei parlamentari e a virare sul maggioritario: “Non sono nostalgico di questa legge elettorale se se ne trova una migliore si può fare”.

C’è pubblico, numeroso anche se non troppo giovane, c’è calore, c’è il banchetto delle offerte, non c’è ancora un simbolo, non c’è ancora una contezza politica. “Repubblica ci dava intorno al 3%, il ‘Sole’ al 6,4%, La7 al 5,5%, ad Agorà al 4,3%… non mi interessano i numeri- dice Scalfarotto- mi interessano più le facce che ci sono dentro. Però certo che per un partito senza simbolo e senza ancora nulla ha già questi risultati…”. E un motivo per questo slancio verso Italia viva, nata da una ‘separazione senza rimpianti’ (come ribadisce Rosato dal palco), ci dovrà pur essere: “Il fatto che questo paese non si senta rappresentato comporta che se tu aggiungi una casa che le persone aspettavano, le persone ci si buttano”, è l’analisi di Scalfarotto. Una separazione, quella dal Pd, definita ‘cordiale’ e ‘rispettosa’, che a detta dei renziani, permetterà a ciascuno di concentrarsi sulle cose da fare senza più pensare “a correnti, a spartizioni, a quote e a percentuali”, piuttosto che a quello che davvero interessa alle persone. “Io dovevo contare i voti del mio gruppo e non quelli degli alleati prima di far passare le leggi”, aggiunge Scalfarotto, costretto sempre a chiedersi se tutto il Pd votasse “la legge proposta dal Governo presieduto dal segretario del Pd”. Uno Scalfarotto deciso a compiere “con senso istituzionale” il ruolo di sottosegretario agli Esteri insieme “al mio ministro Di Maio”, con cui l’ex Pd assicura un lavoro collaborativo perché “nei governi di alleanza così si fa”.

Certo, la posizione del Pd e quella di Italia Viva sull’accordo col M5s come su altri temi (vedi jobs act) non è proprio la stessa: “Bisogna valutare se è alleanza strutturale- spiega Scalfarotto- o se questa alleanza è frutto dell’incidenza della storia, per cause di forza maggiore”. Già, perché Rosato dall’altra parte ammette di sentirsi con l’azzurra Mara Carfagna, che a quanto pare ha la stessa vocazione maggioritaria: “siamo colleghi ed entrambi vicepresidenti ma non state a costruire dietrologie”, spiega, anche se poi ammette dal palco: “In questo paese non c’è più un centrodestra ma solo una destra di Salvini e Meloni”. Che poi ci possano essere concordanze sul sistema elettorale, questo può essere: “Non abbiamo alcun problema col maggioritario” afferma il vicepresidente della Camera, pur ammettendo che il referendum approvato dai Consigli regionali “verrà bocciato”.

In tutto questo Milano viene vissuta e scelta come bacino importante per un quasi partito disposto a scommettere sul futuro: “Milano e l’Italia Viva si assomigliano: qui sono arrivato trent’anni fa e qui ho trovato il mio posto”, ammette Scalfarotto. Una città che secondo il sottosegretario “accoglie chi ha voglia di fare” e guarda al futuro, proprio come Italia Viva. “Abbiamo scelto non guardando il passato ma guardando il futuro- ribadisce Rosato- consapevoli che la politica deve interpretare il bisogno di rappresentanza”. Una rappresentanza vera che ha bisogno di “un progetto vero e non un programma”, un progetto che “presenteremo alla Leopolda”, come sottolinea il coordinatore nazionale.

Alla Leopolda partendo dal centro di Milano, zona ancora lontana dalle fermate del metrò (qui passerà la nuova linea blu ma solo dal 2023, anno in cui secondo Scalfarotto, si andrà a votare), dove già si respira l’entusiasmo di una serata di metà settembre per la voglia di far ripartire il centro liberale, con un avversario nel mirino: Salvini. “Se il nostro ex ministro fosse andato alle riunioni in Europa invece di stare in giro forse gli altri lo avrebbero ascoltato”, afferma Scalfarotto in relazione agli incontri di Malta sulla questione migranti. “È bastato mandare il nostro bravissimo ex Prefetto (il ministro degli Interni Luciana Lamorgese, ndr): è andata lì, si è rimboccata le maniche e lavorando come si fa tra paesi normali ha portato a casa un grande risultato”.

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