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Staminali cordone ombelicale: conservazione privata inutile

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Il prelievo delle staminali del cordone ombelicale è utile quando le cellule vengono donate. La conservazione privata non trova riscontro scientifico

Cellule staminali del cordone ombelicale: donazione pubblica o conservazione privata? La scelta, sempre che si voglia procede al prelievo, dovrebbe propendere verso la donazione. La ragione è innanzitutto scientifica: ad oggi non esistono solide evidenze che la conservazione privata sia utile nel trattamento di diverse malattie curabili tramite trapianto. A riaccendere la luce dei riflettori sull’argomento è stata la sparizione di molti campioni (15mila solo gli italiani) dalla Cryo Save, azienda svizzera specializzata nel prelievo e conservazione privata.

CHE COSA SONO LE STAMINALI DEL CORDONE

Nella cura di alcune importanti malattie, in particolare quelle oncoematologiche, il trapianto di cellule staminali del midollo rappresenta una tecnica salvavita. La difficoltà a reperire per alcuni pazienti un donatore compatibile -anche nel registro internazionale- o la necessità di un intervento terapeutico rapido ha spinto gli scienziati a ricercare fonti alternative di cellule staminali emopoietiche. Una di queste è rappresentata dalle staminali presenti alla nascita all’interno del cordone ombelicale. Queste sono perfettamente in grado di ricostituire un midollo osseo dopo la sua “distruzione” ad opera di un trattamento radio-chemioterapico ad alte dosi e possono essere utilizzate nelle talassemie, nelle immunodeficenze e in alcuni difetti metabolici. Il primo trapianto risale al 1988.

COME FUNZIONA LA RACCOLTA

Il prelievo è assolutamente privo di rischi per la donna e il bambino. Il sangue contenente le staminali viene raccolto attraverso una piccola puntura del cordone ombelicale a taglio avvenuto. Dal prelievo si ottiene una quantità di circa un decimo di litro. Una volta raccolto, il campione viene inviato presso la banca per essere valutato e, se idoneo, per essere congelato in attesa dell’utilizzo. Secondo le attuali normative vigenti nel nostro Paese, una mamma che partorisce e decide di effettuare il prelievo delle cellule staminali del cordone ha due possibilità di scelta: la prima è quella di una donazione alla collettività presso una struttura pubblica. Le banche pubbliche sono degli enti che mettono a disposizione della collettività tutti i campioni ricevuti. Il sangue prelevato in sala parto raggiunge la banca e diventa immediatamente disponibile a tutti. Il tutto viene coordinato dal Centro Nazionale Sangue, in collaborazione con il Centro Nazionale Trapianti; la seconda in una raccolta e conservazione (quest’ultima deve avvenire all’estero) a pagamento delle cellule staminali da utilizzare per proprio conto, come nel recente caso Cryo Save.

CONSERVAZIONE PRIVATA: SCARSE EVIDENZE SCIENTIFICHE DI UTILITA’

Diverso è il discorso per la conservazione privata. Al momento infatti non esistono evidenze scientifiche consolidate a sostegno della reale utilità di tale pratica e, pertanto, mancano i presupposti per considerarla appropriata. In caso di malattie oncologiche o genetiche, infatti, le proprie cellule del sangue cordonale potrebbero essere già portatrici di quei “difetti” genetici che hanno portato alla malattia. In questi casi la persistenza di cellule malate nel prodotto che viene reinfuso comporta il rischio di ricomparsa della malattia. In ogni caso, l’uso di cellule staminali emopoietiche prelevate dal midollo o dal sangue periferico offre maggiori garanzie in termini di quantità e qualità cellulare e di ripresa della funzione midollare dopo la chemio/radioterapia ad alte dosi.

CONSERVAZIONE DEDICATA

L’unico caso in cui è prevista la conservazione autologa dedicata – a carico del sistema sanitario nazionale – in presenza di neonati o loro familiari colpiti da malattie curabili con le cellule staminali, oppure delle famiglie con un rischio ereditario. La conservazione del sangue dei membri familiari diversi dai fratelli e sorelle del bambino e dai genitori biologici non è invece consigliata -senza indicazione del medico – poiché è improbabile che l’unità di sangue cordonale possa essere utilizzata.

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