Site icon Corriere Nazionale

Pavimento pelvico: allenarlo scongiura la chirurgia

Viaggiare in gravidanza si può: in aereo, auto o nave non ci sono particolari controindicazioni, basta seguire alcune piccole raccomandazioni

Allenare il pavimento pelvico nei casi di incontinenza e prolasso ano-rettale si può: sono diverse le tecniche in grado di scongiurare il trattamento chirurgico

Sensazione di peso dell’ano o del retto, della vagina, in aggiunta a un’incapacità a evacuare o urinare oppure, al contrario, a contenere, che possono comportare anche disturbi nella sfera sessuale. Sono alcuni dei sintomi più comuni che interessano il pavimento pelvico e colpiscono molte donne, soprattutto con l’avanzare dell’età, aggravati da gravidanze e parti naturali che possono indebolire ulteriormente le strutture a carico di questo comparto.

Per capire meglio le cause, la sintomatologia e soprattutto le strategie terapeutiche e riabilitative da mettere in campo, in alternativa all’operazione chirurgica considerata oggi come extrema ratio, l’agenzia Dire (www.dire.it) ha intervistato Cristiano Rossitto, direttore dell’UOC di Ginecologia del San Carlo di Nancy e Dipartimento di medicina di genere.

– Cosa è il pavimento pelvico e quali sono i disturbi che affliggono questa area?

“Per pavimento pelvico intendiamo quella serie di muscoli che tra di loro chiudono in basso il bacino e in cui è contenuto l’apparato urinario, genitale, l’utero, la vagina, fino a coinvolgere l’apparato ano-rettale, la parte più bassa del pavimento pelvico posteriore. I difetti di questo compartimento possono coinvolgere la vescica, l’utero e il retto e per ogni compartimento sono previsti trattamenti differenti. Le pazienti arrivano alla nostra attenzione attraverso una serie di sintomi che accendono il campanello d’allarme e possono manifestarsi con sintomi più leggeri che possono coinvolgere la funzionalità vescicale, con conseguente perdita involontaria di urina o mancanza di percezione dello stimolo dell’urina stessa. Oppure possono coinvolgere la sfera sessuale, quindi ‘rimandare’ alla percezione di un corpo estraneo che presuppone il descendus del compartimento uro-genitale. Il trattamento di queste patologie è differente sia per il grado di difetto riscontrato che per il distretto coinvolto. I vari trattamenti possono prevedere un protocollo di riabilitazione che si avvale dell’utilizzo di macchinari che rafforzano la muscolatura e migliorano il trofismo. Tutto ciò per evitare il più possibile di correggere quel difetto anatomico e, dove possibile, non operare. La nostra metodologia è multicompartimentale e prevede la correzione di tutti e tre i compartimenti grazie ad un modello uro-ginecologico con metodica mininvasiva atta a correggere, contemporaneamente nello stesso intervento, tutti e tre i compartimenti, secondo le esigenze del caso specifico. Il difetto di cui si parla è anche funzionale per cui, oltre alla correzione anatomica, si lavora ad un miglioramento funzionale e questo è possibile solo attraverso uno scrupoloso studio pre-operatorio che si avvale di diversi esami. Il trattamento chirurgico che offriamo all’ospedale San Carlo di Nancy è considerato il gold standard per questo tipo di patologia, parlo del trattamento laparoscopico del prolasso per tutte quelle pazienti in cui tutti i trattamenti non chirurgici hanno fallito”.

– La paziente arriva in ospedale si sottopone ad uno studio pre-operatorio poi si procede con l’operazione. Quali sono i tempi di recupero totali, se possibile stimarli?

“Il concetto da cui dobbiamo partire è semplice. Per correggere bene il difetto, che si è instaurato nel tempo, bisogna agire nel tempo, ovvero non arrivare alla chirurgia impreparati. Ecco perchè uno studio pre operatorio, anche se a volte può esser percepito come lungo, è fondamentale per garantire un risultato mirato per la paziente. Seppur l’operazione è mininvasiva è importante che la paziente adotti delle accortezze per coadiuvare una corretta cicatrizzazione”.

– Immagino che l’argomento induca ad una certa resistenza, soprattutto nelle donne, a parlare del problema. A livello psicologico quali sono le ricadute? E qui al San Carlo di Nancy offrite un sostegno in tal senso?

“Purtroppo ancora oggi viene esercitata una certa resistenza a parlare dell’argomento e questo è un fattore limitante. Anche in ambito sociale o tra amiche per molte pazienti è difficile poter parlare del problema poichè interessa le vie urinarie o la sfera sessuale. E’ importante anche l’approccio psicologico al problema e per questo noi ci avvaliamo di consulenti esperti. E’ fondamentale far capire alle pazienti che il problema può esser risolto e le strategie sono molte. Ripeto, i trattamenti variano da quello farmacologico a quello riabilitativo, per ricorrere alla chirurgia quando è indispensabile”.

LA RIABILITAZIONE DEL PAVIMENTO PELVICO

Allenare il pavimento pelvico nei casi di incontinenza e prolasso ano-rettale, a prescindere dalle cause che hanno originato il problema, si può. Infatti sono diverse le tecniche in grado di scongiurare il trattamento chirurgico. A spiegare di cosa si tratta all’agenzia dire è Roberto Lo Voi, ginecologo all’ospedale San Carlo di Nancy di Roma.

“Per riabilitazione del pavimento pelvico intendiamo una serie di tecniche per aiutare la paziente a prendere coscienza dei muscoli che costituiscono questo area e che la paziente non riesce a contrarre- spiega Lo Voi- Per questo usiamo una serie di tecniche che prevedono l’uso di un elettrostimolatore. In pratica viene e collegata una piccola sonda a livello vaginale tale da far avvertire alla paziente delle contrazioni, vere e proprie piccole picchiettature a livello vaginale che aiutano a individuare i muscoli che vanno contratti. Questo soprattutto in casi di urgenza urinaria o di incontinenza”.

“Queste tecniche- prosegue Lo Voi- servono a ripristinare la muscolatura che con l’avanzare dell’età, con i parti spontanei, con la menopausa e altri fattori perdono tono. Attraverso questa sonda facciamo una elettrostimolazione funzionale e rafforziamo questi muscoli che con il tempo si sono indeboliti. Un’altra tecnica che utilizziamo è il Biofeedback. La paziente, sempre attraverso una sonda inserita nella vagina, controlla sul monitor tutti i movimenti e capisce se sta contraendo tutti i muscoli giusti oppure no”.

Dopo un ciclo di trattamenti che dura circa 12 sedute riabilitative “la paziente a casa deve continuare ad esercitare il tono muscolare attraverso esercizi quotidiani di Kegel o acquistando macchinari domiciliari sempre per mantenere il tono muscolare al fine di mantenere il risultato ottenuto con la riabilitazione. Questi trattamenti, vale la pena sottolineare, sono molto importanti soprattutto in quelle donne che soffrono di incontinenza urinaria da sforzo, di urgenza impellente di correre al bagno, o presentano una incontinenza mista. Inoltre- conclude il ginecologo- la riabilitazione è utile anche in caso di prolasso genitale di tono lieve o come forma di prevenzione di tutte le patologie dell’incontinenza”.

Exit mobile version