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Epatite A: casi in aumento anche in Italia

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In aumento anche in Italia i casi di Epatite A legati ad alimenti contaminati: un importante report americano spiega chi dovrebbe vaccinarsi e perché

Allerta epatite A anche in Italia, lanciata dal Ministero della Salute per una partita di cozze provenienti dalla Grecia. Situazione analoga, sempre recentissima, arriva dall’Istituto Superiore di Sanità e dal nostro Ministero della Salute che hanno informato dell’aumento di ricoveri ospedalieri per epatite colestatica acuta a causa del consumo di integratori alimentari contenenti curcuma contaminata e proveniente dall’India. E ancora epatite A dovuta a frutti di bosco congelati. L’epatite A non aumenta solo in Italia ma come ci evidenzia uno studio pubblicato dal CDC americano (Centers for Disease Control and Prevention) tra il 2016 e il 2018 anche Oltreoceano i casi sono stati decisamente in salita.

Le segnalazioni di infezioni da epatite A sono aumentate di quasi il 300% negli Stati Uniti tra il 2016 e il 2018 rispetto al 2013-2015, principalmente a causa di epidemie associate a prodotti alimentari contaminati, uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini e persone che segnalano uso di droghe o senzatetto, secondo quanto riportato dal Morbidity and Mortality Weekly Report (MMWR) del CDC.

La vaccinazione contro l’epatite A non è obbligatoria per regolamento internazionale dell’OMS. Dopo anni di forte diminuzione di incidenza della malattia, è una di quelle forme infettive, a contagio alimentare, diffusasi in molti paesi. I paesi rivieraschi del mediterraneo hanno visto nell’ultimo anno un incremento di casi.

Monique A. Foster e colleghi del Centro nazionale per l’HIV, l’epatite virale, la prevenzione della tubercolosi presso il CDC, hanno evidenziato che epidemie di epatite A (HAV) si sono verificate in precedenza ogni 10-15 anni e sono state associate a bambini asintomatici.

“Con l’adozione diffusa delle raccomandazioni universali sulla vaccinazione infantile, i bambini asintomatici non sono più i principali fattori di diffusione dell’epatite A”, hanno scritto.

“Sebbene il tasso di incidenza generale delle infezioni da HAV sia diminuito in tutti i gruppi di età, una grande popolazione di adulti sensibili non vaccinati che non sono stati infettati dall’esposizione al virus durante l’infanzia rimangono vulnerabili alle infezioni da alimenti contaminati e recentemente, su scala molto più grande, attraverso comportamenti che aumentano il rischio di infezione in alcune popolazioni vulnerabili, come chi utilizza droghe”.

Durante il periodo 2016-2018, il CDC ha testato 4.282 campioni. Di questi, il 91% aveva un RNA dell’ HAV rilevabile, la maggior parte dei quali era genotipo IA.

L’aumento complessivo dei casi di epatite A segnalati è stato del 294%, mentre l’Arkansas, le Hawaii, l’Indiana, il Kentucky, il Missouri, l’Ohio, il Tennessee, l’Utah, la Virginia dell’Ovest e il Washington DC hanno avuto un aumento di circa il 500%.

Sebbene non vi sia alcuna raccomandazione di vaccinazione universale per tutti gli adulti negli Stati Uniti, il comitato consultivo per le pratiche di immunizzazione raccomanda la vaccinazione per gli adulti che intendono recarsi nei paesi endemici per l’HAV, uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini, persone che fanno uso di droghe, persone con malattia cronica del fegato e senza fissa dimora.

“Ridurre le nuove infezioni da virus dell’epatite A può essere raggiunto e sostenuto mantenendo un alto livello di immunità della popolazione attraverso la vaccinazione”, hanno scritto Foster e colleghi. “Il continuo impegno per aumentare la copertura vaccinale dell’epatite A tra i gruppi a rischio raccomandati dall’ ACIP (Advisory Committee on Immunization Practices) è vitale per arrestare gli attuali focolai di epatite A e ridurre l’incidenza complessiva di epatite A negli Stati Uniti”.

L’aggiornamento di febbraio 2019 dell’ACIP riguardo all’epatite A prevede: vaccinazione di routine raccomandata anche per le persone senza fissa dimora, con una serie di vaccini da 2 dosi a singolo-antigene o una serie di 3 dosi in combinazione contro epatite A e B.

Altre persone ad alto rischio che dovrebbero ricevere la vaccinazione di routine includono persone con malattia epatica cronica o disturbi del fattore di coagulazione, viaggiatori in paesi con una endemicità dell’epatite A alta o intermedia, persone con stretto contatto personale con un adottato internazionale nei primi 60 giorni dopo l’arrivo da un Paese con un’epatite A ad alta endemicità, uomini che hanno rapporti sessuali con uomini, persone che usano droghe iniettabili o non iniettate e persone che lavorano con virus dell’epatite A in un laboratorio o primati non umani infettati dal virus.

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