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Accordo UE-Giappone: dal Grana al vino, schiaffo al made in Italy

Le quotazioni del Grana Padano hanno toccato il livello più basso degli ultimi 8 anni attestandosi a 6,10 euro al chilo per la stagionatura di 10 mesi

Le quotazioni del Grana Padano hanno toccato il livello più basso degli ultimi 8 anni attestandosi a 6,10 euro al chilo per la stagionatura di 10 mesi

Coldiretti: “Il Giappone potrà usare senza limiti anche i termini Romano o Bologna e, per i prossimi sette anni, addirittura produrre e vendere Asiago, Fontina e Gorgonzola”

Via libera dal Grana al Parmesan, dall’Amarone al Greco di Tufo fino a molte altre tipicità dagli occhi a mandorla, ma il Giappone potrà usare senza limiti anche i termini Romano o Bologna e, per i prossimi sette anni, addirittura produrre e vendere Asiago, Fontina e Gorgonzola.

È quanto denuncia la Coldiretti sugli effetti dell’accordo tra Unione Europea e Giappone che, come prevedibile, ricalca le condizioni già concesse nell’accordo di libero scambio con il Canada (CETA) che deve essere ancora essere ratificato dal Parlamento italiano dove ora sembra esserci una ampia maggioranza trasversale di contrari.

L’aggravante nel caso del Giappone è che non ci sarà una ratifica dei parlamenti nazionali ma solo a livello europeo di un accordo che prevede infatti la protezione di appena 18 indicazioni geografiche italiane agroalimentari sul totale di 293 (appena il 6%) e 28 vini e alcolici sul totale delle 523 denominazioni di origine e indicazioni geografiche riconosciute in Italia (5%). Ma – precisa la Coldiretti – anche se per Grana padano, Pecorino Romano e Toscano, Provolone Valpadana, Mozzarella di bufala campana e Mortadella Bologna viene garantita la protezione del nome complessivo, potranno essere utilizzati comunque i singoli termini (ad es. Grana; Romano, Bologna, pecorino, mortadella, provolone, mozzarella di bufala, ecc.).

“Gravi criticità – prosegue la Coldiretti – presenta anche l’accordo UE–Singapore che protegge appena 26 prodotti a denominazione di origine italiana, 21 vini oltre alla grappa e prevede la possibilità di utilizzare termini contenuti in una denominazione (es. Grana), il nome di una varietà di uve utilizzate nel territorio dell’altra parte (es. Nebbiolo) e addirittura di non proteggere un’indicazione geografica dell’altra parte in presenza di un marchio famoso, rinomato, ben conosciuto”.

“La mancata protezione dei marchi storici del Made in Italy non riguarda solo le produzioni nei Paesi con i quali è stato siglato l’accordo ma anche la possibilità che sui quei mercati giungano imitazioni e falsi realizzati altrove”.

“E’ inaccettabile che il settore agroalimentare sia trattato dall’Unione Europea come merce di scambio negli accordi internazionali senza alcuna considerazione del pesante impatto che ciò comporta sul piano economico, occupazionale e ambientale”, ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che “si rischia di svendere l’identità dei territori e quel patrimonio di storia, cultura e lavoro conservato nel tempo da generazioni di agricoltori”.

Prodotti alimentari Made in Italy tutelati nell’accordo con il Giappone IG Italiane alimentari

1.      Aceto Balsamico di Modena 2.      Aceto balsamico tradizionale di Modena
3.      Asiago 4.      Bresaola della Valtellina
5.      Fontina 6.      Gorgonzola
7.      Grana Padano 8.      Mela Alto Adige / Südtiroler Apfel
9.      Mortadella Bologna 10.   Mozzarella di Bufala Campana
11.   Parmigiano Reggiano 12.   Pecorino Romano
13.   Pecorino Toscano 14.   Prosciutto di San Daniele
15.   Prosciutto Toscano 16.   Provolone Valpadana
17.   Taleggio 18.   Zampone Modena

Fonte: Elaborazioni Coldiretti

Vini Made in Italy tutelati nell’accordo con il Giappone IG Italiane alimentari

1.      Asti 2.      Barbaresco
3.      Bardolino 4.      Bardolino Superiore
5.      Barolo 6.      Bolgheri/Bolgheri Sassicaia
7.      Brachetto d’Acqui / Acqui 8.      Brunello di Montalcino
9.      Campania 10.  Chianti
11.   Chianti Classico 12.   Conegliano – Prosecco/ Conegliano Valdobbiadene – Prosecco/ Valdobbiadene – Prosecco
13.   Dolcetto d’Alba 14.   Franciacorta
15.   Lambrusco di Sorbara 16.   Lambrusco Grasparossa di Castelvetro
17.   Marsala 18.   Montepulciano d’Abruzzo
19.   Prosecco 20.   Sicilia
21.   Soave 22.  Toscana/Toscano
23.   Valpolicella 24.   Vernaccia di San Gimignano
25.   Vino Nobile di Montepulciano 26.  Grappa

Fonte: Elaborazioni Coldiretti

Made in Italy: scarsa tutela dagli accordi UE

Dall’intesa con il Canada (CETA) a quella siglata con il Giappone e Singapore fino alla trattativa in corso con i Paesi del Sudamerica (Mercosur), si assiste al moltiplicarsi di accordi di libero scambio da parte dell’Unione Europea che legittimano a livello internazionale la pirateria alimentare a danno dei prodotti Made in Italy più prestigiosi. Una scelta autolesionista della Commissione Europea contro la quale la Coldiretti è impegnata a dare battaglia con l’avvio di una mobilitazione popolare per fermare il cibo falso e proteggere la salute, tutelare l’economia, bloccare le speculazioni e difendere l’agricoltura italiana. La raccolta di firme è stata avviata da Coldiretti e Fondazione Campagna Amica in ogni farmers’ market d’Italia e on line sui siti www.coldiretti.it e www.campagnamica.it, ma sono previste anche iniziative lungo tutta la Penisola.

L’obiettivo è quello di arrivare ad una etichetta trasparente che indichi obbligatoriamente l’origine degli ingredienti impiegati in tutti gli alimenti come chiede la stragrande maggioranza dei cittadini europei e l’82% degli Italiani, secondo la consultazione on line del Ministero delle Politiche Agricole, dopo che la Commissione Europea ha perso l’occasione di combattere il fake a tavola con il regolamento esecutivo approvato dal Comitato tecnico in riferimento al regolamento (UE) n. 1169/2011, che entrerà in vigore nell’aprile 2020.

Pronunciandosi a favore dell’etichettatura di origine rimessa, di fatto, all’arbitraria decisione degli operatori alimentari, ancora una volta la Commissione ha infatti scelto un compromesso al ribasso che favorisce gli inganni e impedisce scelte di acquisto consapevoli per i consumatori europei. In sostanza, la scelta volontaria di etichettatura lascia spazio a margini di incertezza interpretativa costituendo l’occasione per promuovere molteplici contenziosi e ridurre le aspettative di trasparenza dei consumatori.

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