Corriere Nazionale

Bollette telefoniche, l’Antitrust sospende i rincari delle compagnie

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L’Autorità ipotizza un’intesa tra gli operatori per aumenti delle bollette telefoniche dopo lo stop alla fatturazione a 28 giorni

Lo stop ai rincari delle bollette telefoniche è una vittoria del Codacons e dei consumatori su tutti i fronti. Così l’associazione dei consumatori, che aveva presentato l’esposto all’Antitrust da cui è nato il procedimento sulle fatturazioni a 28 giorni, commenta la decisione dell’Autorità (qui il testo del provvedimento) di sospendere i rincari tariffari annunciati dagli operatori telefonici.

“Si tratta di una importantissima vittoria in favore di milioni di utenti – afferma il presidente Carlo Rienzi –. Il Codacons aveva infatti denunciato all’Antitrust la possibile esistenza di un cartello tra gestori delle TLC per annullare gli effetti dello stop alle bollette telefoniche a 28 giorni e introdurre aumenti contemporanei e nella stessa misura delle tariffe praticate ai clienti, impedendo così agli utenti di migrare verso operatori più convenienti”.

“Ancora una volta grazie all’azione della nostra associazione si evita un danno economico ai consumatori – prosegue Rienzi – Ma la battaglia non si ferma, e approderà anche al Tar del Lazio dove abbiamo chiesto ai giudici di disporre il blocco degli aumenti tariffari previsti per aprile”.

L’Antitrust, come si legge in una nota pubblicata sul sito dell’Autorità, nella riunione del 21 marzo 2018, “ha deliberato l’adozione di misure cautelari nell’ambito dell’istruttoria avviata lo scorso febbraio per accertare la sussistenza di un’intesa tra TIM, Vodafone, Fastweb e Wind Tre che, tramite l’associazione di categoria Assotelecomunicazioni – Asstel, avrebbero coordinato la propria strategia commerciale connessa alla cadenza dei rinnovi e alla fatturazione delle offerte sui mercati della telefonia fissa e mobile, a seguito dell’introduzione dei nuovi obblighi regolamentari e normativi introdotti dall’articolo 19 quinquiesdecies del D.L. n. 148/2017 (convertito dalla L. n. 172/2017)”.

L’Autorità ha ritenuto che “la documentazione acquisita durante le ispezioni confermi prima facie l’ipotesi istruttoria secondo cui le parti avrebbero comunicato, quasi contestualmente, ai propri clienti che la fatturazione delle offerte e dei servizi sarebbe stata effettuata su base mensile anziché su quattro settimane, prevedendo, al contempo, una variazione in aumento del canone mensile per distribuire la spesa annuale complessiva su 12 mesi, invece che 13”.

“Pertanto, al fine di evitare il prodursi, nelle more della conclusione del procedimento, di un danno grave e irreparabile per la concorrenza e, in ultima istanza, per i consumatori, l’Autorità ha adottato misure cautelari urgenti intimando agli operatori di sospendere l’attuazione dell’intesa oggetto di indagine e di definire la propria offerta di servizi in modo autonomo rispetto ai propri concorrenti” conclude l’Antitrust.

Anche l’Adoc esulta: “Vittoria dei consumatori”

Dopo il ritorno alla fatturazione mensile imposto dalla L. 172/17 i principali operatori di telefonia fissa e mobile hanno confermato gli aumenti dell’8,6% precedentemente introdotti con la fatturazione a 28 giorni, come analizzato e denunciato dall’Adoc alle Autorità. L’Antitrust ha recepito in toto le osservazione dell’Associazione dei consumatori, imponendo uno stop in via cautelativa agli aumenti previsti dagli operatori.

“L’Antitrust ha confermato i nostri sospetti su una possibile intesa tra i principali operatori finalizzata all’introduzione di aumenti standardizzati a danno degli utenti” dichiara Roberto Tascini, Presidente dell’Adoc.

“Gli operatori, secondo l’Authority, avrebbero coordinato la propria strategia commerciale, imponendo ai consumatori un aumento medio delle tariffe pari all’8,6%. La decisione dell’Antitrust di sospendere l’attuazione degli aumenti previsti nelle bollette telefoniche e di definire la propria offerta di servizi in modo autonomo rispetto ai propri concorrenti, intrapresa anche grazie alle segnalazioni inviate dall’Adoc, va nella direzione della massima tutela dei consumatori e del mercato” prosegue.

“Come abbiamo più volte evidenziato il ritorno alla fatturazione mensile ha comportato una beffa per i consumatori, dato che gli aumenti imposti con il precedente cambio di fatturazione a 28 giorni sono rimasti invariati con l’entrata in vigore della L. 172/17. L’Antitrust, nel suo provvedimento, ha confermato la nostra osservazione sulla trappola di mercato in cui sono finiti i consumatori: se il mercato non è concorrenziale e i principali operatori, che detengono oltre il 90% delle quote di mercato, applicano la stessa tipologia di fatturazione i consumatori non sono in grado di effettuare una libera di scelta e di esercitare il diritto di recesso” spiega Tascini.

“Inoltre sono stati penalizzati pesantemente gli operatori che hanno agito con correttezza e rispetto dei diritti dei consumatori. L’Antitrust, ancora una volta, ha dimostrato di essere il vero baluardo della difesa dei diritti e degli interessi dei consumatori, adottando un’azione importante e tempestiva. Ad ogni modo riteniamo che lo strumento della sanzione, per quanto necessario, non possa essere il mezzo principale di riequilibrio del mercato. Ci auguriamo che gli operatori coinvolti si adoperino, adesso e per il futuro, ad adottare comportamenti corretti e trasparenti verso i consumatori e il mercato. Non solo in termini di tariffe ma anche sui servizi post vendita” aggiunge.

Per Adoc occorre anche prevedere nuovi ingressi di operatori nel mercato. “Il fatto che il mercato delle telecomunicazioni sia in mano a poche aziende rende estremamente complicato per il consumatore cambiare operatore ed estremamente facile per questi ultimi porre in essere una sorta di “cartello” e godere di rendite di posizione – continua Tascini – crediamo sia necessario allargare ulteriormente la platea di operatori nel mercato, al fine di stimolare la concorrenza e favorire i consumatori. Inoltre riteniamo sia necessario un nuovo intervento legislativo che sancisca innanzitutto il principio dell’invarianza di spesa per il consumatore a fronte di ogni modifica della tempistica di fatturazione. Un cambio di fatturazione dovrebbe, infatti, essere necessariamente basato su una riproporzione delle precedenti condizioni economiche, il consumatore non deve subire variazioni dei costi sostenuti”.

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