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Stop all’invasione di riso dall’Asia: l’Italia si rivolge alla UE

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Il nostro Paese chiede di attivare la clausola di salvaguardia a tutela del settore risicolo dalle importazioni a dazio zero dai Paesi asiatici EBA

Nel 2016 sono scattate 12 allerte sanitarie da contaminazione per gli arrivi di riso e prodotti a base di riso da Paesi extracomunitari in Europa

ROMA – I Ministeri delle Politiche agricole e dello Sviluppo Economico hanno inviato a Bruxelles il dossier integrato per la richiesta di attivazione della clausola di salvaguardia a tutela del settore risicolo dalle importazioni a dazio zero dai Paesi asiatici EBA, in particolare dalla Cambogia.

I ministri Maurizio Martina e Carlo Calenda hanno accompagnato il dossier con una lettera indirizzata ai Commissari Federica Mogherini, Cecilia Malmström e Phil Hogan.

Il dossier che scaturisce da una intensa attività di confronto effettuata dai Ministeri con i Servizi della Commissione è stato integrato da un’apposita ed approfondita relazione commissionata dall’Ente risi ad un affermato studio legale internazionale.

In tale documento si evidenzia che:

Solo l’Italia dalla campagna 2011/12 alla campagna 2016/17 ha conosciuto un mancato collocamento di riso lavorato indica nell’UE di circa 67.000 tonnellate.

“Chiediamo l’attivazione della clausola di salvaguardia – dice la lettera dei Ministri Martina e Calenda – perché la crisi dei prezzi mette a rischio la sopravvivenza e il futuro dell’intera filiera risicola europea. L’abbandono della risicoltura provocherebbe ripercussioni gravissime non solo sotto il profilo della tenuta socio-economica di molti distretti rurali ma anche dal punto di vista ambientale, tenuto conto del valore degli ecosistemi che caratterizzano le aree di produzione”.

“Le cause principali di questa crisi senza precedenti – prosegue la lettera – sono da attribuire al regime particolarmente favorevole praticato nei confronti dei Paesi Meno Avanzati (accordo EBA), che prevede la possibilità di esportare verso l’Unione Europea quantitativi illimitati di riso a dazio zero. Per questo già a luglio scorso insieme a Francia, Spagna, Bulgaria, Grecia, Ungheria, Portogallo e Romania abbiamo chiesto alla Commissione di attivare la clausola di salvaguardia. Con il nuovo dossier inviato ci aspettiamo decisioni conseguenti da parte della Commissione europea”.

Nel corso degli ultimi 5 anni il consumo comunitario di riso è aumentato del 5% e le importazioni di riso lavorato dalla Cambogia sono aumentate del 171%. Oltre a ciò nello stesso periodo le vendite di riso Indica coltivato nell’UE sono calate del 37%, da 676.900 a 427.904 tonnellate. Ciò si è tradotto in un calo del 18% delle quote di mercato detenute dagli operatori dell’UE con prodotto comunitario dal 46% al 28%. La superficie investita a riso Indica nell’UE è calata del 40%, da 158.000 a 92.000 ettari, così come è calata del 39% la produzione di risone.

I prezzi del riso Indica importato dalla Cambogia (€488,58 per tonnellata nella campagna 2016/17) si collocano ben al di sotto del prezzo, circa il 30% in meno, praticabile dagli operatori comunitari. Come conseguenza di quanto sopra i risicoltori dell’UE hanno ridotto la superficie investita a riso Indica ed aumentato quella investita a riso Japonica creando un eccesso di offerta che ha determinato ripercussioni a livello di prezzo anche su questo comparto (mediamente del 30% con punte del 60%).

Coldiretti: “Importante fermare il trend”

La richiesta di adozione di misure di salvaguardia europee nei confronti dell’importazione di riso greggio asiatico del tipo indica è importante per fermare un trend che nei primi otto mesi del 2017 ha visto un aumento degli arrivi fino al +736% come nel caso della Birmania. È quanto ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel commentare il dossier per la tutela del settore risicolo dalle importazioni a dazio zero dai Paesi asiatici EBA (“Tutto tranne le armi”) inviato a Bruxelles.

“Non è accettabile che l’Unione Europea continui a favorire con le importazioni lo sfruttamento e la violazione dei diritti umani nell’indifferenza generale”, ha affermato Moncalvo.

“È invece necessario che tutti i prodotti che entrano nei confini nazionali ed europei rispettino gli stessi criteri a tutela della dignità dei lavoratori, garantendo che dietro gli alimenti, italiani e stranieri in vendita sugli scaffali ci sia un percorso di qualità che riguarda l’ambiente, la salute e il lavoro, con una giusta distribuzione del valore a sostegno di un vero commercio equo e solidale” ha aggiunto.

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